Non siamo noi, oggi, a inventare il principio della territorialità per contestare questa riforma.
Era Mirko Tremaglia stesso a spiegare che i rappresentanti degli italiani all’estero dovessero essere legati concretamente alle comunità e ai territori nei quali venivano eletti.
In un’intervista concessa il 4 ottobre 2005, Tremaglia difese con parole inequivocabili l’articolo 8 della Legge n. 459 del 2001, la disposizione che impediva la candidatura nella Circoscrizione Estero a chi non fosse residente ed elettore nei territori che la componevano.
Tremaglia spiegò:
«L’articolo 8, che vieta la candidatura nella Circoscrizione Estero a coloro che non sono residenti ed elettori nei territori compresi in tale circoscrizione, è stato voluto proprio per impedire che quei 18 seggi finissero nei giochi della partitocrazia».
E aggiunse un concetto ancora più netto:
«Io ho voluto, con questa norma, garantire che i rappresentanti degli italiani all’estero fossero parte integrante della loro vita e non candidati paracadutati dalle segreterie romane».
Questa dichiarazione chiarisce quale fosse l’autentico spirito della Legge Tremaglia.
Il parlamentare eletto all’estero non doveva essere soltanto un candidato capace di raccogliere voti in giro per il mondo. Doveva vivere nella Circoscrizione Estero, conoscere direttamente le comunità, condividerne i problemi ed essere parte integrante della loro vita.
Questa è territorialità.
Territorialità significa radicamento.
Significa conoscenza diretta delle comunità.
Significa che un rappresentante non può essere semplicemente scelto da una segreteria romana e collocato in una circoscrizione elettorale lontana migliaia di chilometri dalla propria esperienza personale e politica.
Tremaglia aveva compreso perfettamente il pericolo della partitocrazia. Temeva che i seggi riservati agli italiani all’estero potessero diventare oggetto di accordi tra apparati politici e candidature decise a Roma.
Per questo volle che gli eletti fossero residenti nella Circoscrizione Estero e che fossero espressione autentica della vita delle comunità.
La suddivisione in quattro ripartizioni geografiche completava questo disegno: Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Non si trattava soltanto di dividere matematicamente gli elettori. Si voleva garantire che le diverse aree del mondo potessero esprimere parlamentari legati a territori riconoscibili.
Oggi, invece, alla Camera si vorrebbe riunire in un’unica ripartizione tutto il mondo extraeuropeo, mettendo insieme Nord America, Centro America, Sud America, Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Al Senato si eliminerebbe persino quest’ultima distinzione, creando un unico collegio mondiale.
Come potrebbe un parlamentare essere «parte integrante» della vita di comunità distribuite contemporaneamente tra Sydney, Buenos Aires, Toronto, Johannesburg, Tokyo e Singapore?
Come potrebbe conoscere realmente territori così lontani e differenti?
E soprattutto, come si potrebbe evitare proprio quel pericolo denunciato da Tremaglia: candidati scelti e sostenuti dalle segreterie romane, senza un autentico radicamento nelle comunità?
Le parole di Tremaglia non lasciano spazio a interpretazioni di comodo.
La sua legge non nasceva soltanto per garantire il diritto di voto.
Nasceva per garantire una rappresentanza radicata nei territori.
Da uomo di centrodestra, è proprio questo il punto che oggi sento il dovere di difendere.
Non si può celebrare Mirko Tremaglia e contemporaneamente approvare una riforma che indebolisce il legame tra eletti, territori e comunità.
Non si può rivendicare la Legge Tremaglia come una conquista storica del centrodestra e poi cancellarne progressivamente l’anima.
Tremaglia disse anche:
«Qualcuno, oggi, pensa di poter far saltare questa rappresentanza, ma finché io ci sarò, non succederà mai una cosa del genere».
Oggi Tremaglia non c’è più.
Proprio per questo spetta a chi appartiene alla sua stessa tradizione politica avere il coraggio di difendere quella rappresentanza.
Vi lascio quello che forse e’ stato l’ultima uscita di Mirko Tremaglia. pensate un po concluse quell’intervento coin le parole rivolte a noi Italiani all’estero.
