World Pasta Day, Tajani lancia la Giornata della Pasta Italiana nel Mondo: ambasciate e consolati celebreranno il Made in Italy

Il ministro degli Esteri annuncia una nuova iniziativa internazionale per promuovere la pasta italiana attraverso la rete diplomatica. Il 25 ottobre si celebra il World Pasta Day, mentre l’Italia conferma il primato mondiale con quasi 4,2 milioni di tonnellate prodotte e circa 4 miliardi di euro di esportazioni. Un’opportunità anche per valorizzare le imprese e le comunità italiane all’estero.

La pasta italiana diventa ufficialmente protagonista di una nuova iniziativa della diplomazia culturale ed economica del nostro Paese. Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha annunciato il lancio della Giornata della Pasta Italiana nel Mondo, destinata a valorizzare uno dei prodotti più conosciuti e apprezzati della tradizione gastronomica nazionale attraverso iniziative organizzate ogni anno dalle ambasciate e dai consolati italiani.

L’annuncio è arrivato durante la presentazione della 28ª edizione del World Pasta Day, la Giornata Mondiale della Pasta che si celebra il 25 ottobre, promossa da Unione Italiana Food e dall’International Pasta Organisation (IPO).

L’iniziativa punta a trasformare una ricorrenza gastronomica internazionale in un’occasione di promozione dell’identità italiana, delle produzioni agroalimentari e delle imprese che contribuiscono a diffondere il Made in Italy.

«La pasta è uno dei simboli più amati della nostra cucina. È tradizione, cultura, convivialità», ha dichiarato Tajani, ricordando come questo alimento rappresenti una delle espressioni più riconoscibili dell’Italia nel mondo.

Il ministro ha sottolineato che la pasta non costituisce soltanto una tradizione culinaria, ma rappresenta anche un importante patrimonio economico e industriale, capace di creare occupazione, sostenere le esportazioni e rafforzare la presenza italiana sui mercati internazionali.

Una nuova missione per ambasciate e consolati italiani

La principale novità annunciata dal ministro riguarda il coinvolgimento diretto della rete diplomatico-consolare italiana.

Ambasciate e consolati saranno chiamati a promuovere annualmente iniziative dedicate alla pasta italiana, contribuendo a valorizzare la qualità delle produzioni nazionali e il patrimonio culturale legato alla cucina.

L’obiettivo è rafforzare il collegamento tra cultura gastronomica, promozione economica e relazioni internazionali.

Le rappresentanze italiane all’estero potranno diventare punti di riferimento per attività di promozione, collaborazione con operatori del settore agroalimentare e valorizzazione delle tradizioni regionali.

Non si tratta di sostituire il World Pasta Day, che esiste già dal 1998, ma di affiancargli una specifica iniziativa italiana sostenuta dalla Farnesina.

Il progetto si inserisce nella strategia di quella che Tajani definisce diplomazia della crescita: utilizzare la rete internazionale delle istituzioni italiane per sostenere le imprese, sviluppare nuove opportunità commerciali e rafforzare le esportazioni.

Il messaggio è chiaro: la pasta non è soltanto un alimento da celebrare, ma anche uno strumento attraverso il quale raccontare l’Italia e promuoverne le capacità produttive.

L’Italia prima al mondo nella produzione di pasta

I dati presentati in occasione del World Pasta Day confermano la posizione dell’Italia ai vertici dell’industria mondiale della pasta.

Secondo Unione Italiana Food, nel 2025 il nostro Paese ha prodotto quasi 4,2 milioni di tonnellate di pasta, registrando un aumento dello 0,8% rispetto all’anno precedente.

Un risultato che colloca l’Italia davanti alla Turchia, con circa 2,04 milioni di tonnellate, agli Stati Uniti, con 2 milioni, e all’Egitto, con 1,5 milioni.

La produzione mondiale ha raggiunto circa 17,3 milioni di tonnellate, secondo i dati diffusi dagli organizzatori durante la presentazione.

L’Italia rappresenta dunque una quota particolarmente significativa dell’intera produzione globale.

Ma il primato nazionale non riguarda soltanto i quantitativi prodotti.

Il settore italiano continua a distinguersi anche per l’esportazione, la varietà dei formati, la capacità di innovazione e la presenza di marchi conosciuti sui mercati internazionali.

Dietro questi risultati opera una filiera articolata, che comprende agricoltori, produttori di grano duro, molini, pastifici, aziende di confezionamento, trasportatori e distributori.

Un sistema produttivo che unisce grandi gruppi industriali, imprese familiari e realtà specializzate nelle produzioni regionali.

Quasi quattro miliardi di euro di esportazioni

Il ruolo economico della pasta italiana emerge con particolare evidenza dai dati sull’export.

Nel 2025 l’Italia ha esportato 2.456.940 tonnellate di pasta, con una crescita del 2,1% rispetto al 2024.

Il valore complessivo delle esportazioni ha raggiunto circa 3,97 miliardi di euro, pari al 5,4% dell’intero export agroalimentare nazionale.

Secondo Unione Italiana Food, l’Italia rappresenta il 48,3% del commercio mondiale della pasta.

Si tratta di risultati che confermano come questo prodotto sia diventato uno dei principali ambasciatori dell’economia italiana.

La Germania rimane uno dei mercati più importanti, seguita dagli Stati Uniti, dalla Francia, dal Regno Unito e da numerosi altri Paesi europei ed extraeuropei.

Anche il primo semestre del 2026 ha mostrato una tendenza positiva: i volumi esportati sono cresciuti del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Numeri particolarmente significativi in un contesto economico internazionale caratterizzato da inflazione, tensioni commerciali, aumento dei costi energetici e incertezza geopolitica.

Il settore continua dunque a dimostrare una capacità di adattamento che il governo intende sostenere anche attraverso la promozione diplomatica.

Tajani: dietro ogni piatto ci sono agricoltori, imprese e lavoratori

Nel suo intervento, il ministro degli Esteri ha voluto richiamare l’attenzione sulla dimensione produttiva della pasta.

Ogni confezione presente nei supermercati internazionali rappresenta il risultato del lavoro di migliaia di persone e di una filiera che collega agricoltura, industria, tecnologia e distribuzione.

La pasta, ha osservato Tajani, porta nel mondo anche altri prodotti fondamentali della tradizione gastronomica italiana, come il pomodoro, l’olio extravergine di oliva e i formaggi.

Un piatto di spaghetti al pomodoro può quindi contribuire a promuovere contemporaneamente più comparti dell’agroalimentare nazionale.

La forza del Made in Italy consiste proprio nella capacità di presentare prodotti differenti come elementi di una tradizione culinaria riconoscibile.

Tajani ha ribadito la volontà del governo di continuare a sostenere le imprese agroalimentari, favorendo la loro internazionalizzazione.

L’obiettivo non è soltanto mantenere il primato industriale, ma rafforzare la capacità competitiva dell’intera filiera.

La pasta italiana e la grande storia dell’emigrazione

Il successo internazionale della pasta non può essere separato dalla storia dell’emigrazione italiana.

Milioni di connazionali, lasciando l’Italia tra Ottocento e Novecento, hanno portato nei Paesi di destinazione abitudini alimentari, ricette familiari, tradizioni regionali e competenze artigianali.

In molti casi furono proprio gli emigrati ad aprire i primi negozi di alimentari italiani, ristoranti, trattorie e attività di importazione.

La pasta, inizialmente consumata soprattutto all’interno delle comunità italiane, si diffuse progressivamente tra la popolazione locale.

Negli Stati Uniti, in Argentina, in Brasile, in Canada e in Australia, la cucina italiana è diventata parte integrante della cultura gastronomica nazionale.

Le ricette hanno inevitabilmente subito trasformazioni, adattandosi agli ingredienti disponibili e ai gusti dei nuovi Paesi.

Ma il legame con la tradizione italiana è rimasto uno degli elementi centrali della loro identità.

La diffusione della pasta nel mondo rappresenta quindi anche il risultato del lavoro di intere generazioni di emigrati che hanno contribuito a far conoscere la cucina italiana ben prima dell’affermazione delle moderne campagne promozionali del Made in Italy.

L’Australia e il contributo delle comunità italiane

Per la comunità italiana in Australia, la nuova Giornata della Pasta Italiana nel Mondo assume un significato particolarmente interessante.

L’Australia rappresenta uno dei Paesi nei quali l’emigrazione italiana ha contribuito maggiormente alla trasformazione delle abitudini alimentari.

A Sydney, Melbourne, Adelaide, Perth e Brisbane, ristoratori, commercianti e imprenditori italiani hanno svolto un ruolo determinante nella diffusione della pasta e della gastronomia nazionale.

Le prime trattorie e gli esercizi alimentari avviati dai migranti hanno progressivamente lasciato spazio a un mercato molto più ampio, nel quale prodotti italiani e preparazioni di ispirazione italiana sono oggi presenti in numerose attività commerciali.

La pasta è diventata una presenza abituale non soltanto nei ristoranti, ma anche nelle cucine domestiche di famiglie australiane di origini differenti.

Un processo che ha contribuito a trasformare la cucina italiana in uno dei linguaggi culturali più riconoscibili dell’Australia multiculturale.

La nuova iniziativa della Farnesina potrà rappresentare un’ulteriore occasione per coinvolgere associazioni italiane, operatori commerciali, scuole, ristoratori e istituzioni culturali.

Le modalità concrete delle celebrazioni australiane dovranno essere comunicate dalle rappresentanze diplomatiche competenti.

Resta comunque evidente il potenziale di un appuntamento dedicato non soltanto alla promozione di un alimento, ma anche alla valorizzazione del contributo delle comunità italiane alla società australiana.

Il World Pasta Day celebra 28 anni

La Giornata Mondiale della Pasta nasce da un percorso internazionale avviato nel 1995, quando i produttori riuniti al Congresso Mondiale della Pasta a Roma concordarono sull’opportunità di dedicare una ricorrenza annuale a questo alimento.

Dal 1998 il World Pasta Day viene celebrato ogni 25 ottobre.

L’iniziativa è cresciuta progressivamente, coinvolgendo produttori, chef, ristoratori, giornalisti e appassionati di cucina.

Per la 28ª edizione sono previste attività promozionali e una maratona sui social network, attraverso la quale i partecipanti potranno condividere le proprie ricette utilizzando l’hashtag #WorldPastaDay.

Secondo i dati degli organizzatori, nell’edizione precedente erano stati pubblicati oltre 21.000 contenuti social collegati alla ricorrenza.

La celebrazione ha dunque assunto una dimensione internazionale che supera il semplice appuntamento commerciale.

È diventata una manifestazione dedicata alla cultura della tavola, alla condivisione e al valore sociale del cibo.

La nuova Giornata della Pasta Italiana nel Mondo annunciata da Tajani punta ad ampliare questo percorso, attribuendo un ruolo più diretto alle istituzioni italiane presenti all’estero.

Tra tradizione e innovazione, la sfida dei pastifici italiani

L’importanza economica della pasta non elimina le difficoltà che le aziende italiane devono affrontare.

Il costo dell’energia, l’approvvigionamento del grano duro, i cambiamenti climatici, le tariffe commerciali e la concorrenza internazionale rappresentano fattori che incidono sulle strategie produttive.

Il settore è inoltre chiamato a investire in tecnologie più efficienti, sostenibilità ambientale, qualità dei prodotti e formazione delle nuove generazioni.

Paolo Barilla, presidente di Unione Italiana Food, ha sottolineato la necessità di preservare ciò che rende riconoscibile la pasta italiana, continuando contemporaneamente a investire in ricerca e innovazione.

La sfida riguarda anche il rapporto tra grandi gruppi industriali e piccole realtà produttive.

Da una parte, le aziende devono garantire volumi elevati e continuità nelle forniture internazionali.

Dall’altra, rimane fondamentale tutelare la varietà delle produzioni regionali, il patrimonio delle lavorazioni tradizionali e la qualità delle materie prime.

La Giornata della Pasta Italiana nel Mondo può diventare una vetrina per entrambe queste dimensioni.

Gli italiani rimangono i maggiori consumatori

Nonostante l’enorme diffusione internazionale, l’Italia mantiene anche il primato nel consumo di pasta.

Secondo i dati diffusi da Unione Italiana Food, ogni italiano consuma mediamente 23,1 chilogrammi di pasta all’anno.

Seguono la Tunisia, con 18,8 chilogrammi pro capite, l’Ungheria con 17,1 e la Germania con 16,8.

Numeri che mostrano come la pasta conservi un ruolo centrale nell’alimentazione nazionale, pur essendo ormai un prodotto globale.

Per gli italiani rimane un alimento accessibile, versatile e strettamente legato alla vita familiare.

Dalla pasta al pomodoro della domenica ai piatti regionali più elaborati, ogni territorio custodisce preparazioni e tradizioni differenti.

La stessa varietà dei formati racconta una storia di creatività che attraversa l’intera penisola.

Spaghetti, penne, rigatoni, fusilli, orecchiette, trofie, paccheri e centinaia di altri formati rappresentano un patrimonio gastronomico difficilmente separabile dall’identità italiana.

La pasta come strumento di diplomazia culturale

La scelta di dedicare una giornata alla pasta italiana nel mondo rientra in una concezione sempre più ampia della diplomazia.

Accanto agli strumenti tradizionali delle relazioni internazionali, i Paesi utilizzano cultura, lingua, arte, design e gastronomia per rafforzare la propria presenza all’estero.

La cucina rappresenta uno degli strumenti più immediati di questo dialogo, perché permette a persone di culture differenti di condividere esperienze quotidiane.

Un piatto di pasta può diventare il punto di partenza per raccontare un territorio, una tradizione familiare, una tecnica produttiva o la storia di una comunità emigrata.

Per l’Italia, la gastronomia costituisce inoltre una componente fondamentale dell’immagine nazionale all’estero.

La nuova iniziativa potrebbe quindi contribuire a creare collegamenti più stretti tra promozione culturale, turismo, imprese e comunità italiane.

Un piatto che racconta l’Italia nel mondo

La Giornata della Pasta Italiana nel Mondo nasce con l’ambizione di valorizzare qualcosa che da generazioni rappresenta una parte importante dell’identità nazionale.

La pasta è un prodotto industriale, ma anche una tradizione familiare. È un bene di esportazione, ma anche un ricordo delle domeniche trascorse insieme. È il risultato di innovazione tecnologica, ma conserva gesti e ricette tramandati nel tempo.

Per gli italiani residenti all’estero, può rappresentare persino un legame emotivo con il Paese d’origine.

L’annuncio del ministro Tajani riconosce così il valore culturale ed economico di un alimento che ha accompagnato milioni di italiani nel loro percorso migratorio e ha contribuito a far conoscere il nostro Paese nel mondo.

Il 25 ottobre, con il World Pasta Day, non si celebrerà soltanto uno dei piatti più amati della cucina internazionale, ma anche la capacità dell’Italia di trasformare una tradizione quotidiana in un patrimonio culturale ed economico riconosciuto a livello globale.

Un patrimonio fatto di agricoltori, imprenditori, lavoratori, ristoratori e famiglie, che continua a unire generazioni e culture differenti.

Perché, in fondo, un piatto di pasta racconta spesso molto più di una ricetta.

Racconta una storia italiana che ha fatto il giro del mondo.

Allora! Online – Redazione

Fonti: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ANSA, Agen Food, Unione Italiana Food e International Pasta Organisation.