I futures sull’ASX 200 indicano un progresso dello 0,4%. Negli Stati Uniti S&P 500 e Nasdaq chiudono in forte rialzo, mentre i dati deboli sul lavoro riducono i timori di una nuova stretta della Fed
I mercati australiani si preparano a una seduta positiva dopo la forte chiusura di Wall Street e il nuovo record segnato dall’S&P 500.
Alla chiusura degli scambi statunitensi, i futures sull’ASX 200 indicavano un possibile rialzo dello 0,4%, sostenuti dall’ottimismo arrivato dagli Stati Uniti e da una stagione degli utili che continua a sorprendere positivamente.
A Wall Street, l’S&P 500 ha guadagnato lo 0,6%, raggiungendo un nuovo massimo storico. Il Dow Jones è salito dello 0,3%, mentre il Nasdaq ha fatto ancora meglio con un progresso dell’1,3%.
Su base settimanale, l’S&P 500 ha guadagnato il 3,6% e il Nasdaq il 5,2%.
Utili sopra le attese
La stagione delle trimestrali statunitensi continua a sostenere il mercato.
Secondo i dati LSEG, delle 436 società dell’S&P 500 che hanno già pubblicato i risultati, l’85% ha superato le aspettative degli analisti, una percentuale nettamente superiore alla media storica del 68% registrata dal 1994.
Tra i titoli protagonisti spicca Atlassian, società fondata in Australia e quotata negli Stati Uniti, che ha guadagnato oltre il 35%, registrando il maggiore rialzo giornaliero della propria storia.
Forte anche Microchip, salita di quasi il 14% dopo aver fornito previsioni sui ricavi trimestrali superiori alle attese.
Dati sul lavoro USA sorprendono al ribasso
A sostenere ulteriormente i mercati sono arrivati dati molto più deboli del previsto sul mercato del lavoro americano.
I nonfarm payrolls di luglio sono diminuiti di 23.000 unità, contro una previsione degli economisti di Reuters che indicava un aumento di circa 80.000 posti.
Anche i dati relativi ai due mesi precedenti sono stati rivisti al ribasso di circa 100.000 unità complessive.
Il tasso di disoccupazione è tuttavia sceso dal 4,2% al 4,1%, principalmente per effetto dell’uscita di alcuni lavoratori dalla forza lavoro.
Si riducono i timori di un rialzo della Fed
Il rallentamento del mercato del lavoro ha ridotto le aspettative di un possibile aumento dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione di settembre.
Secondo CME FedWatch, la probabilità implicita di un rialzo è scesa a circa il 44%, rispetto al 55% della seduta precedente e al 67% di una settimana fa.
La reazione dei mercati è stata immediata.
I rendimenti dei Treasury statunitensi sono diminuiti e il dollaro americano si è indebolito contro le principali valute.
Il dollaro australiano ha raggiunto il livello più alto dall’inizio di giugno.
Oro ai massimi da sette settimane
A beneficiare dell’indebolimento del dollaro e delle nuove aspettative sui tassi è stato anche l’oro.
Il metallo prezioso è salito del 2,3%, raggiungendo quota 4.336 dollari USA l’oncia, il livello più alto delle ultime sette settimane.
Nel corso della settimana l’oro ha guadagnato complessivamente circa il 7%, registrando la migliore performance settimanale da gennaio.
Petrolio di nuovo in rialzo
Sul fronte energetico, restano invece le tensioni legate all’incertezza sulla guerra tra Stati Uniti e Iran.
Il Brent ha guadagnato circa 1 dollaro al barile, pari all’1,3%, portandosi a 83,55 dollari USA.
Nonostante il recupero dell’ultima seduta, il petrolio resta comunque in calo di circa l’8% su base settimanale.
ASX guarda a Wall Street
Per il mercato australiano, la combinazione tra record di Wall Street, prospettive meno aggressive sui tassi statunitensi e un dollaro australiano più forte rappresenta un contesto favorevole in apertura.
Resta però alta l’attenzione sui prezzi dell’energia e sulle tensioni geopolitiche, che potrebbero continuare a generare volatilità.
