Alla vigilia dei dati ufficiali di mercoledì, gli economisti avvertono: un’inflazione “trimmed mean” al 3,9% o oltre renderebbe quasi certo un rialzo della RBA già ad agosto. Mutui e bilanci familiari tornano sotto pressione
Le famiglie australiane con un mutuo devono prepararsi a una settimana decisiva.
Mercoledì saranno pubblicati i nuovi dati ufficiali sull’inflazione del trimestre di giugno e, secondo diversi economisti, esiste una soglia precisa capace di cambiare immediatamente lo scenario dei tassi d’interesse.
Il numero da tenere sotto osservazione è il 3,9%.
Se l’inflazione sottostante, misurata attraverso il cosiddetto trimmed mean, dovesse raggiungere o superare quel livello, un nuovo aumento del costo del denaro da parte della Reserve Bank of Australia diventerebbe, secondo alcune valutazioni, quasi inevitabile già nella riunione di agosto.
Oliver: «Al 3,9% un rialzo diventerebbe quasi certo»
L’economista capo di AMP, Shane Oliver, ritiene che un dato superiore alle previsioni della banca centrale potrebbe spaventare seriamente la RBA.
La Reserve Bank ha previsto per il trimestre di giugno un’inflazione complessiva intorno al 3,8%.
«Se il dato arrivasse sopra quel livello, penso che metterebbe in allarme la Reserve Bank», ha spiegato Oliver.
A suo giudizio, una lettura del 3,9% renderebbe «quasi certo» un nuovo intervento restrittivo il mese successivo.
I mercati si aspettano attualmente un’inflazione sottostante trimestrale annualizzata compresa tra il 3,7 e il 3,8%, sostanzialmente in linea con le previsioni ufficiali.
Il valore sarebbe comunque superiore al 3,5% registrato nei dodici mesi fino a marzo, confermando che la pressione sui prezzi non è ancora rientrata.
L’effetto ritardato della guerra tra Stati Uniti e Iran
A complicare il quadro economico sono anche le conseguenze del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Il prezzo della benzina ha subito forti oscillazioni negli ultimi tre mesi. In una prima fase è aumentato rapidamente per effetto delle tensioni energetiche, prima che il governo intervenisse ad aprile dimezzando l’accisa sui carburanti e riducendo il prezzo alla pompa di 32 centesimi al litro.
Secondo Oliver, però, il carburante rappresenta soltanto il primo impatto del conflitto.
Le conseguenze indirette sui prezzi di vernici, plastiche, fertilizzanti, trasporti e prodotti industriali richiedono più tempo per emergere.
Questo significa che una parte delle pressioni inflazionistiche potrebbe non essere ancora completamente visibile nei dati e continuare a pesare sull’economia australiana nei prossimi mesi.
La RBA continua a considerare l’inflazione troppo alta
La Reserve Bank ha un doppio mandato: mantenere la stabilità dei prezzi e sostenere la piena occupazione.
Il suo obiettivo ufficiale per l’inflazione è compreso tra il 2 e il 3%.
Il problema è che i prezzi continuano a crescere sopra quella fascia e, secondo le previsioni della stessa banca centrale, potrebbero restare oltre il livello desiderato fino al 2028.
La governatrice Michele Bullock ha ripetutamente avvertito che l’inflazione resta troppo elevata, anche dopo la decisione di lasciare invariati i tassi nella riunione di luglio.
Bullock ha riconosciuto le difficoltà affrontate dalle famiglie, ma ha ribadito che permettere all’inflazione di restare alta provocherebbe danni ancora maggiori, soprattutto per i cittadini economicamente più vulnerabili.
Nuovo dolore per chi ha un mutuo
Un ulteriore aumento dei tassi colpirebbe soprattutto i proprietari di casa con finanziamenti a tasso variabile.
Dopo anni di rincari, molte famiglie hanno già dovuto ridurre consumi, risparmi e spese non essenziali per sostenere rate mensili sempre più elevate.
Un nuovo intervento della RBA aumenterebbe ancora il costo dei mutui, dei prestiti personali e del credito alle imprese.
Oliver riconosce che il peso della stretta ricade in maniera sproporzionata sui titolari di mutuo, ma ritiene che un periodo aggiuntivo di sacrifici potrebbe essere necessario per riportare l’inflazione sotto controllo.
Secondo l’economista, l’economia australiana sembra essere diventata più incline a produrre inflazione rispetto al passato: anche con una crescita moderata, i prezzi tendono a salire più rapidamente.
«Serve più dolore oggi per evitare conseguenze peggiori»
L’argomento degli economisti favorevoli a una nuova stretta è semplice: senza interventi alternativi del governo, la RBA resta l’unica istituzione in grado di raffreddare rapidamente la domanda.
Una riduzione della spesa pubblica, riforme per aumentare la produttività e misure capaci di migliorare l’offerta potrebbero ridurre la necessità di aumentare i tassi.
In assenza di queste politiche, però, la banca centrale dispone quasi esclusivamente della leva monetaria.
Oliver ha richiamato anche i dati dei sondaggi della RBA, secondo i quali l’inflazione rappresenta la principale preoccupazione delle famiglie australiane.
Gli aumenti dei tassi sono impopolari, ma lasciare i prezzi fuori controllo rischierebbe di provocare una perdita ancora più grave del potere d’acquisto.
HSBC invita alla prudenza
Non tutti gli economisti condividono però l’ipotesi di un rialzo immediato.
Paul Bloxham, capo economista di HSBC, ritiene che la RBA potrebbe mantenere i tassi invariati ad agosto, purché i dati sull’inflazione sottostante non mostrino una sorpresa particolarmente negativa.
La banca centrale australiana si trova infatti in una posizione diversa rispetto a molti istituti internazionali, avendo già aumentato i tassi nel corso del 2026.
Questo, secondo Bloxham, le consentirebbe di aspettare e osservare gli effetti delle precedenti decisioni prima di intervenire nuovamente.
La politica monetaria agisce con ritardo. Gli aumenti già approvati potrebbero non avere ancora prodotto il loro impatto completo su consumi, investimenti e mercato del lavoro.
Il passato conta, ma la RBA guarda avanti
Bloxham sottolinea inoltre che la banca centrale tende a prendere decisioni guardando all’inflazione futura, non limitandosi a reagire ai dati già trascorsi.
Un valore elevato nel trimestre di giugno non dovrebbe quindi determinare automaticamente una stretta, se le aspettative di lungo periodo restassero ben ancorate e gli indicatori mostrassero un rallentamento nei mesi successivi.
La decisione dipenderà anche dalla percezione che famiglie, mercati e imprese hanno dell’inflazione futura.
Se gli australiani iniziano ad aspettarsi aumenti permanenti dei prezzi, lavoratori e aziende potrebbero adeguare salari e listini, rendendo l’inflazione ancora più difficile da controllare.
Per questo la RBA osserva con estrema attenzione le aspettative di lungo periodo.
La credibilità della banca centrale
Shane Oliver ritiene comunque fondamentale che la Reserve Bank protegga la propria credibilità.
L’inflazione è rimasta sopra l’obiettivo ufficiale per cinque degli ultimi sei anni e un atteggiamento troppo attendista potrebbe alimentare il dubbio che la banca centrale non sia più disposta a fare quanto necessario per riportarla nella fascia del 2-3%.
La RBA deve quindi trovare un equilibrio difficile.
Aumentare i tassi troppo presto rischia di indebolire eccessivamente l’economia e aggravare le difficoltà delle famiglie. Aspettare troppo a lungo potrebbe invece rendere necessaria una stretta ancora più dura in futuro.
Mercoledì il giorno della verità
Tutto dipenderà dal dato che sarà pubblicato mercoledì.
Un’inflazione sottostante al 3,7 o 3,8% potrebbe consentire alla RBA di aspettare, valutando gli effetti delle precedenti strette.
Un dato del 3,9% o superiore cambierebbe invece radicalmente il dibattito, rafforzando la prospettiva di un rialzo già ad agosto.
Per milioni di famiglie australiane, quella cifra non sarà soltanto un indicatore economico.
Potrebbe significare una nuova rata più alta, meno denaro disponibile e un ulteriore periodo di sacrifici.
La soglia da osservare è ormai chiara: 3,9%. Sopra quel livello, la possibilità di un nuovo aumento dei tassi rischia di trasformarsi in una quasi certezza.
