Il comparto orafo italiano si muove tra resilienza e incertezza in uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche e forte volatilità dei mercati. A OroArezzo, il Club degli Orafi Italia insieme a Intesa Sanpaolo ha evidenziato come il 23% delle imprese preveda un incremento degli investimenti rispetto al 2025, segnale di fiducia che resiste nonostante le difficoltà. Tuttavia, le aspettative sul fatturato peggiorano sensibilmente: la quota di chi prevede un calo raddoppia fino al 63%, riflettendo un clima di crescente prudenza.
Le principali criticità riguardano l’aumento dei costi delle materie prime, indicato dal 68% delle aziende, e il peggioramento della domanda interna, segnalato dal 60%. Pesano anche le tensioni geopolitiche, che secondo il 53% degli operatori incidono direttamente sui consumi e sugli scambi. Il prezzo dell’oro ha raggiunto livelli record, con una media di 4.877 dollari l’oncia nel primo trimestre 2026, alimentando ulteriori pressioni sul settore.
Sul fronte dell’export, il 2025 ha registrato un calo del 21% a 10,8 miliardi di euro, condizionato soprattutto dal mercato turco. Restano però positive alcune direttrici come Svizzera, Hong Kong, Canada ed Emirati Arabi Uniti, che continuano a rappresentare sbocchi strategici.
In questo contesto complesso, il settore orafo italiano resta sospeso tra resistenza e trasformazione, in attesa di un riequilibrio dei mercati internazionali che possa restituire stabilità e nuove prospettive di crescita. L’attenzione degli operatori resta alta sulle prossime decisioni economiche.
