I mercati globali aprono sotto pressione dopo l’escalation nello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi contro l’Iran in risposta agli attacchi a navi commerciali, mentre Washington ha revocato la licenza temporanea che autorizzava la vendita di petrolio iraniano. Brent in forte rialzo e Borsa australiana attesa in calo dopo il sell-off tecnologico di Wall Street.
Una mattina di tensione per i mercati
La giornata finanziaria si apre con un brusco ritorno del rischio geopolitico.
I prezzi del petrolio sono saliti con forza dopo che l’esercito americano ha confermato una nuova serie di attacchi contro l’Iran, in risposta agli attacchi contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.
Secondo quanto riportato nel live blog finanziario di ABC, il Brent è balzato del 6,4%, arrivando a 76,56 dollari al barile, con un aumento di oltre 4,50 dollari in poche ore.
La reazione dei mercati è stata immediata: petrolio in rialzo, investitori più prudenti e futures sull’ASX orientati verso un’apertura debole.
Gli Stati Uniti colpiscono l’Iran
Il Comando centrale americano ha dichiarato di aver avviato una serie di attacchi “potenti” contro l’Iran per imporre costi pesanti dopo il targeting e l’attacco a navi commerciali.
Axios ha riferito che i raid statunitensi sono stati lanciati dopo nuovi attacchi a imbarcazioni nello Stretto di Hormuz, aumentando il rischio di una nuova spirale di ritorsioni tra Washington e Teheran.
Secondo i media iraniani citati da ABC, alcuni proiettili avrebbero colpito l’area del molo di Taheroui, a Sirik, nel sud dell’Iran, una zona strategica vicina alle rotte del Golfo.
Navi colpite nello Stretto di Hormuz
La nuova escalation arriva dopo che tre navi commerciali sono state colpite da proiettili nello Stretto di Hormuz o nelle sue vicinanze.
Reuters ha riportato che le tensioni sono aumentate dopo attacchi contro petroliere e navi legate al traffico energetico, con il rischio marittimo nell’area innalzato a livello “severe”.
Il Qatar ha accusato l’Iran di aver colpito una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto, chiedendo a Teheran di cessare immediatamente ogni pratica che minacci la sicurezza della navigazione internazionale.
È un passaggio delicatissimo: Hormuz è una delle arterie energetiche più importanti del pianeta. Ogni crisi in quello stretto si trasforma rapidamente in tensione sui prezzi dell’energia.
Washington revoca la licenza sul petrolio iraniano
Alla pressione militare si è aggiunta quella economica.
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha revocato la licenza temporanea che autorizzava la vendita di petrolio iraniano. Reuters riferisce che Washington ha previsto un periodo di chiusura ordinata fino al 17 luglio per le transazioni già avviate.
La licenza era stata concessa nell’ambito del fragile percorso negoziale con Teheran e permetteva temporaneamente la vendita di greggio iraniano. La sua cancellazione segnala un brusco irrigidimento della linea americana.
Per l’Iran, il petrolio resta una delle principali fonti di valuta estera. Limitare di nuovo le esportazioni significa colpire direttamente le entrate dello Stato e aumentare la pressione su un’economia già indebolita dalle sanzioni.
Petrolio su, paura sui costi dell’energia
I mercati energetici hanno reagito con un forte rialzo.
Reuters ha riportato che il petrolio è salito dopo la revoca della licenza statunitense e i nuovi attacchi alle navi nell’area di Hormuz, con gli investitori preoccupati per possibili interruzioni alle forniture.
La preoccupazione non riguarda solo il prezzo del greggio. Un rialzo prolungato del petrolio può tradursi in carburanti più cari, maggiori costi di trasporto, pressione sull’inflazione e nuovi problemi per banche centrali e governi.
Per l’Australia, un aumento del petrolio può incidere rapidamente sul costo della benzina, sui trasporti e sulla fiducia dei consumatori.
ASX atteso in calo
Il mercato australiano si prepara a un avvio prudente.
L’ASX dovrebbe risentire sia della tensione geopolitica sia della debolezza arrivata da Wall Street, dove il settore tecnologico ha trascinato al ribasso gli indici americani.
Reuters ha riferito che il Nasdaq Composite ha perso l’1,19%, lo S&P 500 lo 0,45% e il Dow Jones lo 0,26%, con vendite concentrate soprattutto sui titoli dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale.
Il segnale per Sydney è chiaro: gli investitori australiani potrebbero aprire la seduta con maggiore cautela, in attesa di capire se l’escalation in Medio Oriente resterà contenuta o diventerà una crisi più ampia.
Il sell-off tecnologico pesa su Wall Street
A Wall Street, la pressione è arrivata soprattutto dal comparto tech.
Nonostante risultati forti di Samsung, gli investitori hanno iniziato a interrogarsi sulla sostenibilità del rally legato all’intelligenza artificiale. Reuters ha segnalato un calo dei titoli chip e un aumento dei timori per valutazioni elevate nel settore.
Quando tecnologia e semiconduttori scendono, l’effetto si trasmette rapidamente ai mercati asiatici e australiani, soprattutto in un contesto già appesantito dal rischio geopolitico.
Una doppia pressione sui mercati
Gli investitori si trovano davanti a una combinazione difficile.
Da una parte c’è la geopolitica: Stati Uniti, Iran, Hormuz, petroliere colpite e rischio energetico. Dall’altra c’è il repricing del settore tecnologico dopo mesi di corsa legata all’intelligenza artificiale.
Il risultato è una maggiore avversione al rischio.
In queste condizioni, i mercati tendono a privilegiare beni rifugio, energia e settori difensivi, mentre penalizzano titoli ciclici, tecnologia e aziende sensibili ai costi del carburante.
Il nodo delle banche centrali
L’aumento del petrolio complica anche il lavoro delle banche centrali.
Se il prezzo dell’energia dovesse continuare a salire, potrebbe riaccendere pressioni inflazionistiche proprio mentre molti Paesi speravano in un graduale allentamento della politica monetaria.
Per la Reserve Bank of Australia, come per la Federal Reserve, uno shock energetico prolungato rappresenterebbe un rischio da monitorare attentamente.
Non è ancora detto che il rialzo del petrolio sia destinato a durare. Ma se Hormuz dovesse restare instabile, il mercato dovrà incorporare un premio di rischio più alto.
Hormuz torna al centro dell’economia mondiale
Lo Stretto di Hormuz è il punto in cui geopolitica ed economia globale si incontrano.
Da lì passa una quota enorme del commercio energetico mondiale. Quando la sicurezza della navigazione viene messa in discussione, il prezzo del petrolio reagisce subito.
Per questo gli attacchi alle navi e la risposta militare americana non sono soltanto notizie di politica estera. Sono eventi capaci di muovere borse, valute, inflazione e aspettative delle imprese.
Una giornata da seguire minuto per minuto
La seduta australiana si apre quindi in un clima incerto.
Gli investitori guarderanno al prezzo del Brent, alle reazioni di Teheran, a eventuali nuove comunicazioni del Pentagono, ai futures americani e all’andamento dei titoli energetici.
Per ora il messaggio dei mercati è netto: il rischio Medio Oriente è tornato a pesare, e l’ASX potrebbe pagare il doppio effetto della tensione sul petrolio e del sell-off tecnologico globale.
In una sola notte, il petrolio è tornato a essere il termometro della paura.
