Ricercatori italiani nel mondo, vent’anni di rete globale: dalla scienza alla diplomazia della conoscenza

La XX Conferenza dei Ricercatori Italiani nel Mondo, ospitata il 18 giugno 2026 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma, ha riunito scienziati, accademici, innovatori e rappresentanti istituzionali attivi in Europa, Americhe, Asia e Australia. Il volume degli atti restituisce l’ampiezza di una comunità che opera oltre i confini nazionali ma continua a produrre relazioni, competenze e opportunità per l’Italia.

Vent’anni di ricerca italiana nel mondo condensati in una conferenza che, edizione dopo edizione, ha trasformato la diaspora scientifica in una rete internazionale.

La XX Conference of Italian Researchers in the World, svoltasi il 18 giugno nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma, ha riunito ricercatori, università, istituzioni e associazioni scientifiche con un obiettivo preciso: rafforzare i collegamenti tra l’Italia e le competenze italiane che lavorano nei principali centri di ricerca internazionali. 

Nel messaggio introduttivo, il chairman Vincenzo Arcobelli ha descritto i primi vent’anni della Conferenza come un percorso capace di costruire «ponti invisibili ma solidissimi» tra l’Italia e il mondo, trasformando la distanza geografica in una rete di conoscenza e collaborazione. 

Una rete che va oltre la “fuga dei cervelli”

Il tema di fondo che attraversa gli atti è il superamento della tradizionale lettura della mobilità scientifica come semplice perdita di capitale umano.

La presenza di ricercatori italiani all’estero viene invece presentata come uno strumento di scientific diplomacy, trasferimento tecnologico, cooperazione universitaria e apertura di nuove reti internazionali.

La rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, ha sottolineato come i ricercatori italiani attivi nei grandi centri internazionali contribuiscano alla competitività nazionale attraverso collaborazioni, mobilità scientifica, rientro dei talenti e attrazione di investimenti in ricerca e tecnologia. 

La Conferenza ha ottenuto il patrocinio, tra gli altri, della Presidenza del Consiglio, Senato, Camera, Commissione Europea, Ministero dell’Università e della Ricerca, Ministero degli Esteri, Ministero della Difesa, Istituto Superiore di Sanità ed ENEA. 

Dall’aerospazio all’intelligenza artificiale

Il programma offre una fotografia molto ampia della ricerca italiana contemporanea.

Le sessioni hanno affrontato aerospazio, intelligenza artificiale, cybersecurity, robotica, medicina, oncologia, neuroscienze, materiali avanzati, sostenibilità, architettura, scienze umane e politiche della ricerca

Tra i contributi figurano quello dell’astronauta Walter Villadei sulla nuova economia dello spazio e sulle opportunità offerte all’Italia dal commercial spaceflight, utilizzando la missione Ax-3 come caso di studio. 

La ricerca italiana arriva anche fino all’Antartide. Il gruppo della base italo-francese Concordia ha illustrato oltre vent’anni di esperienza logistica e scientifica in uno degli ambienti più estremi del pianeta, con applicazioni che vanno dagli studi climatici alla preparazione di future missioni spaziali di lunga durata. 

AI, robotica e cybersecurity

Uno dei filoni più consistenti riguarda le tecnologie emergenti.

Giuseppe Loianno, dell’University of California Berkeley, ha presentato la ricerca sui robot aerei “super autonomi”, pensati per operare in ambienti complessi nelle attività di soccorso, logistica, monitoraggio e trasporto. 

Luca Tagliaretti, direttore esecutivo dell’European Cybersecurity Competence Centre, ha invece illustrato il ruolo della nuova struttura europea nel rafforzamento della ricerca, della capacità industriale e della sovranità tecnologica nel settore della cybersecurity. 

Non manca una riflessione critica sull’intelligenza artificiale. Una delle ricerche presentate affronta il problema della reale affidabilità dei Large Language Models e propone strumenti per misurare quanto le risposte rimangano stabili quando una stessa domanda viene riformulata senza cambiarne il significato. 

Medicina e ricerca oncologica

Molto ampia la sezione dedicata alla medicina.

Il volume raccoglie contributi sulla chirurgia robotica, oncologia pediatrica, neurodegenerazione, malattie renali, diagnostica delle infezioni tramite intelligenza artificiale e nuovi modelli di medicina di precisione.

Particolarmente significativo il contributo di Camillo Ricordi, che ripercorre quarant’anni di sviluppo della “Ricordi Chamber”, tecnologia diventata uno standard internazionale per l’isolamento delle isole pancreatiche e per la ricerca sui trapianti cellulari nel diabete. Il sistema, secondo gli atti, è stato utilizzato in oltre 50 Paesi. 

Ricordi ricorda inoltre la scelta di rinunciare ai diritti commerciali delle proprie invenzioni affinché potessero essere utilizzate liberamente nella ricerca contro il diabete. 

Anche l’Australia nella rete della ricerca italiana

Nel programma compare anche una presenza significativa dell’Australia.

Simona Martorana, lecturer in Classics all’Australian National University di Canberra, ha presentato uno studio sul rapporto tra Dante e Virgilio nella Divina Commedia, con particolare attenzione al Purgatorio e alla relazione tra cultura classica e cristianesimo. 

Un altro contributo riguarda direttamente la comunità italiana australiana. Priya Chacko, Marinella Marmo e Tiziana Torresi hanno analizzato la rappresentanza femminile nelle organizzazioni italiane del South Australia, evidenziando come, nonostante gli impegni formali sull’inclusione, persistano pratiche organizzative che limitano il ruolo delle donne nei processi decisionali. 

È un esempio di come la Conferenza non sia limitata alle discipline STEM, ma utilizzi la ricerca anche per analizzare il funzionamento delle comunità italiane nel mondo.

Dal brain drain alla “distributed science”

Uno dei contributi più direttamente politici arriva da Eleonora Colangelo, che propone di leggere la fuga dei ricercatori italiani non soltanto come brain drain ma come “distributed science”.

Secondo i dati presentati, l’Italia mantiene una forte capacità di collaborazione scientifica internazionale: oltre il 27% delle pubblicazioni sarebbe realizzato con coautori esteri e gli articoli prodotti in collaborazione internazionale registrerebbero un impatto citazionale circa doppio rispetto a quelli esclusivamente nazionali.

Il problema resta però l’investimento: la spesa italiana in ricerca e sviluppo viene indicata all’1,37% del Pil contro una media UE del 2,14%. 

La proposta è creare strumenti specifici per collegare i ricercatori italiani all’estero alle università nazionali, finanziare progetti bilaterali e costruire un osservatorio nazionale sulla diaspora scientifica.

Una risorsa da organizzare, non soltanto celebrare

È probabilmente questa la questione che emerge con maggiore forza dalle 174 pagine degli atti.

L’Italia dispone nel mondo di una rete estesa di scienziati, professori, medici, ingegneri e ricercatori inseriti in alcune delle principali università e istituzioni internazionali.

La sfida è passare dal riconoscimento del loro valore alla costruzione di strumenti permanenti che permettano al Paese di utilizzare quella rete.

La Conferenza, nata vent’anni fa, ha dimostrato che la diaspora scientifica italiana esiste ed è organizzabile.

Il passaggio successivo è trasformare queste competenze in una componente strutturale della politica italiana della ricerca, dell’innovazione e delle relazioni internazionali.

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Un ringraziamento a Vincenzo Arcobelli

Desidero infine rivolgere un ringraziamento personale a Vincenzo Arcobelli per il lavoro che da anni porta avanti a favore della comunità italiana nel mondo.

Il suo impegno non si limita alla ricerca scientifica. Nel tempo ha contribuito a creare relazioni, mettere in contatto istituzioni, professionisti, associazioni e comunità, mantenendo vivo il legame tra l’Italia e gli italiani all’estero.

Quello che merita di essere riconosciuto è soprattutto la continuità di questo lavoro: un impegno spesso svolto lontano dai riflettori, ma con una presenza costante e una grande disponibilità verso chi opera nelle comunità italiane.

Per questo, oltre al valore della Conferenza, è giusto riconoscere anche il contributo umano e comunitario di chi continua a costruire ponti tra l’Italia e il mondo.

Grazie Vincenzo, per il tempo, la passione e l’attenzione che continui a dedicare agli italiani all’estero.