Bambole trans per bimbi di 4 anni. L’ultima…

di Giuliano Guzzo

La buona notizia è che l’ideologia gender risulta effettivamente in frenata. Dopo aver sposato le battaglie arcobaleno molti marchi hanno incassato batoste economiche, diverse produzioni televisive estere pro Lgbt ultimamente non sono state rinnovate e l’identità transgender, negli Usa dove tante tendenze hanno inizio, risulta in calo. 

Tuttavia, chi sposa l’antropologia fluida – questa è la cattiva notizia – non si arrende. Anzi, rilancia con nuove trovate davanti alle quali è difficile non restare perplessi. Ne è un esempio un progetto dell’Università del Minnesota per la creazione di bambole transgender «terapeutiche» destinate a bambini a partire dai 4 anni. Si tratta di prodotti pensati «per bambini di età compresa tra i 4 e i 10 anni» dei quali abbiamo solo delle prime bozze grafiche, ma che comunque – pare – verranno lanciati ufficialmente quest’anno. In effetti, esiste un sito – eloquente fin dal nome, Mygenderdolls.com – che esplicitamente invita «ad iscriversi alla lista d’attesa» dato il «lancio previsto nel 2026».

Da quanto è dato sapere, queste bambole – che dalle prime bozze mostrano davvero un aspetto inquietante, altro che «terapeutiche» – sono l’esito, come si diceva, di un progetto universitario; per l’esattezza di un progetto pluriennale portato avanti dai docenti dell’Eli Coleman Institute for Sexual and Gender Health dell’università. 

Alcuni link sul sito non funzionano ancora e c’è chi ha provato a contattare il portale, come il sito Collegefix.com, per il momento senza ottenere ulteriori chiarimenti su questi giocattoli che è difficile non giudicare sconvolgenti; e non solo per l’estetica, come già detto, tutt’altro che gradevole. Quel che infatti più colpisce di questo progetto sono le finalità sottese, vale a dire, anzitutto, quella di attribuire un’identità fluida o incerta a bimbi di appena 4 anni; e in secondo luogo, quella più in generale di diffondere l’idea – perfino tra i piccoli che si sentono maschi o femmine – che non si è solo maschi o femmine, ma possano esistere «terze identità», per così dire. Quentin Van Meter, presidente uscente dell’American College of Pediatricians, avvicinato da Collegefix.com, ha affermato che minori di età compresa tra i 3 e i 7 anni che venissero persuasi a credere che il sesso possa essere cambiato diventeranno «confusi» e «vulnerabili all’ansia». Difficile dubitarne.

A ciò si aggiunga che queste bambole (udite udite) «pensate per medici o per educatori» rappresentano uno strumento chiaramente favorevole all’«affermazione di genere», in un periodo storico non solo di ripensamento internazionale sulla transizione dei minori ma anche di pubblicazioni scientifiche che ne evidenziano i rischi. 

Come quelli richiamati in uno studio scientifico pubblicato ad aprile sulla rivista Acta Paediatrica – esito di un’analisi di oltre 2.000 persone monitorate per un lasso di tempo di 23 anni, tra il 1996 e il 2019 – ha messo in luce come la transizione peggiori, anziché migliorarla, la salute dei giovani con disforia. Non è finita. 

A fine maggio anche un altro lavoro pubblicato sull’European Journal of Developmental Psychology aveva sollevato forti perplessità sul cosiddetto «protocollo olandese», che è il modello terapeutico secondo cui – quando il disallineamento fra genere percepito e biologico, che a volte insorge nella prima infanzia, persiste – si può interrompere lo sviluppo bloccando la pubertà sin dalla fase iniziale, per «guadagnare tempo», e poter quindi decidere con calma la propria identità di genere, senza «l’ostacolo» del corpo in crescita.

Chiaro che in un contesto simile le bambole transgender siano qualcosa non solo di inopportuno, ma perfino potenzialmente pericoloso. Non pare infine inutile ribadire un ultimo aspetto. Veniamo da anni nei quali ai giocattoli sessualmente tipizzati – quelli cioè considerati «tipicamente maschili» o «tipicamente femminili» – è stata fatta quasi una guerra, esortando i genitori ad acquistare il più possibile giocattoli neutri se non addirittura a regalare giocattoli «maschili» alle bambine e «femminili» ai bambini; e tutto questo per scardinare i temibili stereotipi di genere dei quali anche una bambola rosa sarebbe effigie e megafono. Bene, ma allora come la mettiamo con le bambole transgender? Non è forse anche questo un modo – ammesso e non concesso possa esserci qualche insidia, nel regalare ai piccoli la bambola rosa o la navicella spaziale blu – per veicolare stereotipi, oltre che per rendere dei bambini «confusi» e «vulnerabili all’ansia»? Sarebbe interessante capirlo. Perché secondo un certo modo di guardare il tema dell’identità sessuale e dei ruoli, esisterebbero solo gli stereotipi di genere; mentre quelli pro gender, chissà perché, andrebbero benissimo.