Gerusalemme, nuovi scavi al Santo Sepolcro: reperti compatibili con il “giardino” descritto nel Vangelo di Giovanni

Nuovi dati archeologici emersi sotto la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme contribuiscono a ricostruire il paesaggio dell’area nel I secolo. Semi e pollini rinvenuti negli strati compresi tra l’antica cava e la successiva fase romana indicano la presenza di aree agricole e funerarie, un quadro compatibile con la descrizione del Vangelo di Giovanni, che colloca vicino al luogo della crocifissione di Gesù un giardino e una tomba nuova. I reperti non costituiscono una prova archeologica della crocifissione o della sepoltura di Cristo, ma aggiungono elementi importanti alla conoscenza storica del sito.

Nuove scoperte archeologiche sotto uno dei luoghi più importanti della cristianità stanno permettendo agli studiosi di comprendere meglio come apparisse l’area del Santo Sepolcro di Gerusalemme circa duemila anni fa.

Gli scavi, diretti dalla professoressa Francesca Romana Stasolla, docente di archeologia all’Università Sapienza di Roma, hanno interessato nel 2025 diversi settori della basilica tradizionalmente identificata con il luogo della crocifissione e della sepoltura di Gesù.

I risultati preliminari sono stati pubblicati sulla rivista archeologica Liber Annuus dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.

Semi e pollini raccontano il paesaggio del I secolo

Tra gli elementi più interessanti figurano semi e pollini antichi individuati negli strati risalenti al periodo compreso tra l’abbandono progressivo della cava e l’utilizzo funerario dell’area in epoca romana.

Secondo Stasolla, la zona, dopo essere stata utilizzata per l’estrazione della pietra, sarebbe stata gradualmente trasformata.

Con la cessazione delle attività di cava, alcuni settori vennero destinati ad attività agricole e altri alla realizzazione di tombe.

È proprio questo quadro ad attirare l’attenzione degli studiosi.

Nel Vangelo di Giovanni si legge infatti che nei pressi del luogo della crocifissione vi fosse un giardino e, al suo interno, una tomba nuova.

I nuovi dati archeobotanici mostrano quindi che un ambiente di quel tipo era effettivamente compatibile con il paesaggio dell’area nel I secolo.

Cosa dimostrano davvero gli scavi

La distinzione è importante.

Le nuove evidenze non dimostrano archeologicamente che Gesù sia stato crocifisso o sepolto esattamente in quel punto, né costituiscono una verifica generale del racconto evangelico.

Mostrano però che alcuni particolari geografici e ambientali descritti dal testo di Giovanni trovano un riscontro nel paesaggio ricostruito dagli archeologi.

È un elemento significativo perché consente di verificare il contesto storico nel quale il racconto è ambientato.

Il Santo Sepolcro e la tradizione cristiana

L’area venne identificata come luogo della sepoltura di Gesù durante il regno dell’imperatore romano Costantino, nel IV secolo.

Fu allora costruita la prima grande basilica cristiana sul sito.

Da quasi 1.700 anni il Santo Sepolcro rappresenta una delle principali mete di pellegrinaggio del cristianesimo.

Gli archeologi, tuttavia, cercano oggi di andare oltre la tradizione religiosa e di ricostruire materialmente le diverse fasi della zona: dalla cava originaria alle tombe, dalle trasformazioni romane fino alla costruzione degli edifici cristiani.

Il Vangelo di Giovanni e l’archeologia

Douglas Estes, professore associato di religione al New College of Florida e specialista delle origini cristiane, ha sottolineato come l’archeologia abbia in diversi casi confermato dettagli topografici presenti nel Vangelo di Giovanni.

Tra gli esempi citati figura la Piscina di Betesda, descritta nel testo evangelico con cinque portici. Per molto tempo alcuni studiosi avevano considerato problematica quella descrizione, finché gli scavi archeologici non hanno restituito una struttura compatibile con quel particolare.

Estes ritiene che anche la presenza di un’area verde e funeraria vicino al luogo tradizionalmente associato alla crocifissione rappresenti un elemento interessante per valutare l’accuratezza del contesto geografico descritto da Giovanni.

Archeologia e fede restano due piani distinti

Il valore della scoperta sta quindi soprattutto nella ricostruzione storica.

L’archeologia può stabilire come fosse organizzato un territorio, quali attività vi si svolgessero, quando vennero scavate determinate tombe e quali trasformazioni abbia subito un sito.

Non può invece pronunciarsi su questioni di fede come la resurrezione di Cristo.

Proprio per questo i nuovi risultati assumono interesse anche al di fuori della dimensione religiosa.

Consentono di osservare Gerusalemme nel I secolo attraverso dati materiali e di confrontare quei dati con testi scritti nello stesso contesto storico.

Gli scavi del Santo Sepolcro non chiudono il dibattito sulla storia di Gesù. Ma restituiscono un particolare importante: nel luogo che la tradizione cristiana associa alla sua morte e sepoltura esisteva effettivamente, in epoca romana, un paesaggio di tombe e aree coltivate compatibile con quello raccontato nel Vangelo di Giovanni.