di Anna Bono
@La NuovaBQ
Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), la fondazione pontificia che dal 1947 aiuta i cristiani perseguitati, ha pubblicato un nuovo rapporto. Si intitola Perseguitati e dimenticati? Rapporto sui cristiani oppressi per la loro fede 2024-2026 ed è stato presentato al pubblico il 27 ottobre.
ACS specifica che, pur essendosi avvalsa di analisi quantitative come il Social Hostilities Index del Pew Forum, l’indagine è essenzialmente una analisi qualitativa dei dati reperiti, raccolti attingendo a diverse fonti che includono dati di pubblico dominio e informazioni fornite dalle chiese locali.
Come le edizioni precedenti, il rapporto descrive la situazione generale per poi prendere in esame quella di 18 paesi, scelti – spiegano gli autori – non perché siano necessariamente quelli in cui per i cristiani è più pericoloso vivere, ma perché, per gli sviluppi e le tendenze rilevati nel periodo considerato, sono quelli che hanno destato più preoccupazione. ACS peraltro mette in guardia dall’attribuire la violenza che colpisce i cristiani esclusivamente alla religione. L’appartenenza etnica, l’instabilità politica, la povertà e la competizione per la terra e per altre risorse si sovrappongono spesso all’identità religiosa. Al tempo stesso la dimensione religiosa viene tuttavia spesso sottovalutata, specialmente al di fuori dei paesi colpiti.
A livello globale l’indagine rivela che 413 milioni di cristiani vivono in paesi in cui si verificano violazioni gravi della libertà religiosa e che 220 milioni sono esposti direttamente a forme di persecuzione.
Rispetto al biennio precedente, i dati provano che intolleranza, persecuzione, discriminazioni si sono intensificate e inoltre che i paesi in cui si denunciano episodi ostili nei confronti dei cristiani – dagli attacchi verbali all’omicidio – sono adesso 165 mentre nel 2021 erano 160 (un aumento che era già stato registrato nel 2023). Responsabili principali dell’intensificarsi della persecuzione sono i regimi autoritari, i nazionalismi religiosi e l’integralismo islamico.
L’oppressione nei confronti dei cristiani da parte dei regimi autoritari – spiega ACS – ha raggiunto livelli mai riscontrati prima nei paesi in cui sono aumentati esponenzialmente i sentimenti anti occidentali. ACS cita la Cina: la repressione si è intensificata nell’ambito del piano di sinicizzazione delle religioni e si è tradotta in arresti di massa, incarcerazioni del clero per cavilli legali, chiusura di chiese, un controllo pervasivo su riti, contenuti e pratiche religiose, il divieto ai minori di 18 anni di frequentare le chiese; l’Iran: gli arresti di cristiani sono aumentati nel 2025, con 254 casi documentati, le pene inflitte sono diventate più severe e comprendono l’esclusione da istruzione, occupazione e assistenza sanitaria, si è deciso un netto inasprimento delle restrizioni in ambito religioso; il Nicaragua: il regime del presidente Daniel Ortega ha intensificato la repressione contro i cristiani, arrestando ed esiliando il clero, impedendo le ordinazioni, sequestrando le istituzioni ecclesiastiche e impedendo l’ingresso nel paese a chi porta la Bibbia.
Dove la minaccia maggiore è costituita dal nazionalismo religioso, i cristiani vengono sempre più etichettati come “stranieri indesiderati”. È il caso dell’India: gli integralisti indù ostili ai cristiani sono riusciti a far adottare in 12 Stati della federazione leggi anti conversione che su istigazione di gruppi induisti vengono usate per infierire contro i fedeli e inoltre si registrano con frequenza crescente casi di estremisti che bruciano le decorazioni natalizie, impediscono ai cristiani di seppellire i propri defunti o addirittura li costringono a riesumare le salme dei loro cari; e del Pakistan: gruppi islamisti sempre più influenti hanno dipinto le minoranze come una minaccia demografica e questo ha portato ad abusi sistematici ai danni delle minoranze cristiane, in particolare nei confronti di ragazze e giovani donne costrette a convertirsi e a contrarre matrimonio, e a immotivate accuse di blasfemia, un reato che in Pakistan è punibile anche con la pena capitale.
La violenza jihadista è il terzo fattore e colpisce in maniera particolarmente dolorosa i cristiani che vivono in Africa, diventata ormai epicentro del terrorismo islamico. I gruppi affiliati ad al Qaeda e all’Isis, lo Stato Islamico, infieriscono sui cristiani con attentati, attacchi, vessazioni e abusi: in Mozambico, in particolare, il gruppo jihadista Ansar al-Sunna, attivo dal 2017, ha aderito alla Provincia dello Stato Islamico in Africa centrale con l’esplicito proposito di costituire un califfato e si è insediato stabilmente nella provincia settentrionale di Cabo Delgado dove ha già causato la morte di oltre mille cristiani; in Burkina Faso si stima che ormai almeno il 40% del territorio nazionale sia controllato dai jihadisti e i cristiani,.
Mentre riflettiamo sulla sua testimonianza, domandiamoci: cosa siamo disposti a fare per i nostri fratelli e sorelle perseguitati?»
