A 140 anni dalla tragedia della New Australasian No.2 Mine, una nuova segnaletica commemorativa racconta il sacrificio dei minatori e il prezzo umano della corsa all’oro nel Victoria

A Creswick, nelle Central Highlands del Victoria, la memoria di uno dei più gravi disastri minerari della storia australiana torna al centro dell’attenzione pubblica.
A oltre 140 anni dalla tragedia della New Australasian No.2 Mine, dove persero la vita 22 minatori, la comunità locale ha installato una nuova segnaletica interpretativa per raccontare alle future generazioni quanto accadde nella miniera e ricordare il costo umano della corsa all’oro.
Il progetto è stato realizzato dal gruppo comunitario Creswick Connect e sarà ufficialmente inaugurato il 30 agosto.
La tragedia del 1882
Il disastro avvenne nella notte tra l’11 e il 12 dicembre 1882.
Un gruppo di minatori stava lavorando vicino a un vecchio pozzo abbandonato, precedentemente allagato dopo che si riteneva che l’oro fosse ormai esaurito.
Intorno alle 5.30 del mattino una perturbazione geologica provocò un improvviso afflusso d’acqua all’interno della miniera.
In pochi istanti le vie di fuga furono compromesse e 29 uomini rimasero intrappolati quasi un chilometro all’interno del complesso minerario.
Alcuni riuscirono inizialmente a mettersi in salvo, ma per gli altri iniziò una drammatica lotta contro il tempo.
Tre giorni sottoterra
Ventisette uomini rimasero intrappolati per circa tre giorni.
Il gruppo trovò una piccola sacca d’aria a circa 90 metri sotto la superficie, mentre l’acqua continuava a salire.
Gli uomini si ammassarono su travi, scale e strutture di fortuna, in uno spazio estremamente ristretto, cercando di mantenere la testa fuori dall’acqua.
Con il passare delle ore, la situazione diventò sempre più disperata.
La mancanza di ossigeno, la disidratazione, il freddo e la stanchezza iniziarono a fare vittime.
Quando finalmente i soccorritori riuscirono a raggiungerli, dopo aver pompato via una grande quantità d’acqua, soltanto cinque uomini erano ancora vivi.
Ventidue minatori non tornarono mai dalle loro famiglie.
Gli ultimi messaggi incisi sui secchi
Tra gli aspetti più drammatici della tragedia ci sono i racconti degli ultimi momenti trascorsi sottoterra.
Convinti che i soccorsi potessero non arrivare in tempo, alcuni minatori incisero i propri ultimi messaggi su secchi metallici, sperando che almeno quelle parole potessero essere ritrovate.
Altri pregarono e cantarono inni religiosi mentre l’acqua saliva.
Tra loro c’erano i fratelli Jabez e Benjamin Bellingham, antenati dello storico minerario Darren Bellingham, che oggi contribuisce a mantenere viva la memoria dell’incidente.
Jabez era riuscito inizialmente a salvarsi, ma tornò indietro nel tentativo di aiutare il fratello.
I due finirono per legarsi insieme per paura di essere separati dall’acqua.
Morirono entrambi.
Il canto per tenere viva la speranza
Jabez Bellingham era organista e direttore di coro della chiesa locale.
Durante le ore trascorse intrappolato nella miniera cercò di mantenere alto il morale degli uomini guidandoli nel canto.
Preghiere e inni divennero così uno degli ultimi strumenti a disposizione dei minatori per affrontare il terrore e l’incertezza.
La vicenda dei fratelli Bellingham è diventata una delle storie simbolo del disastro.
Un dettaglio, in particolare, è rimasto impresso nella memoria della famiglia: Benjamin non avrebbe dovuto lavorare quella notte.
Aveva accettato il turno di un altro minatore perché cercava qualche ora di lavoro in più.
Una decisione apparentemente ordinaria che finì per costargli la vita.
Quindicimila persone ai funerali
La tragedia sconvolse profondamente Creswick e l’intera regione mineraria del Victoria.
Circa 4.000 persone parteciparono al corteo funebre, mentre si stima che altre 15.000 assistettero alle commemorazioni.
Il coro di Jabez cantò sulla sua tomba.
Benjamin, che faceva parte del corpo militare locale, ricevette invece gli onori funebri con una salva di fucileria.
L’impatto fu tale che, secondo le testimonianze storiche, le miniere nel raggio di circa 100 chilometri da Creswick sospesero le attività nel giorno dei funerali.
Una tragedia che cambiò le leggi
La morte dei 22 minatori ebbe anche conseguenze importanti sul piano sociale e legislativo.
Il disastro mise in evidenza la quasi totale assenza di protezioni per le famiglie dei lavoratori che morivano o rimanevano gravemente feriti nelle miniere.
La pressione dell’opinione pubblica contribuì ad aprire il dibattito sulla necessità di prevedere forme di compensazione.
Due anni dopo venne introdotto il Mining Accident Relief Fund Act, che istituì un sistema formale di sostegno economico per le vittime degli incidenti minerari e per le loro famiglie.
La tragedia di Creswick contribuì quindi a trasformare una vicenda locale in una tappa importante nella storia della tutela dei lavoratori in Australia.
«Non dimenticare il prezzo del progresso»
La nuova segnaletica installata sul luogo del disastro riporta i nomi dei 22 minatori morti e dei cinque sopravvissuti.
Per il project manager di Creswick Connect, James Freemantle, il memoriale non deve soltanto ricordare ciò che accadde nel 1882.
Deve anche spingere a riflettere sul rapporto tra progresso, profitto e sacrificio umano.
L’obiettivo è fare in modo che chi visita il sito comprenda quanto la crescita economica del Victoria durante la corsa all’oro sia stata costruita anche sul lavoro estremamente rischioso di migliaia di uomini.
A più di un secolo di distanza, la comunità di Creswick ha scelto quindi di consegnare nuovamente quei nomi alla storia.
Non semplicemente come numeri di una tragedia mineraria, ma come uomini, famiglie e vite spezzate durante una delle epoche che più profondamente hanno segnato la nascita del Victoria moderno.
