Uno studio dell’Università di Messina segnala la presenza del batterio nelle acque tra Sicilia e Calabria. Con temperature marine più elevate aumenta il rischio di proliferazione: attenzione soprattutto a ferite aperte e frutti di mare crudi
Sale l’attenzione sul Vibrio vulnificus, il batterio spesso definito impropriamente “mangiacarne”, dopo che una ricerca dell’Università di Messina ne ha segnalato la presenza nelle acque dello Stretto di Messina e nel plancton.
Il dato non significa che sia in corso un’emergenza sanitaria né che fare il bagno nello Stretto comporti automaticamente un rischio elevato. La presenza ambientale del batterio, però, merita attenzione soprattutto durante i periodi più caldi, perché i Vibrio proliferano più facilmente nelle acque marine e salmastre quando la temperatura aumenta. L’ECDC ha infatti rafforzato nel 2026 il monitoraggio europeo proprio in relazione alle ondate di calore e all’aumento della temperatura delle acque costiere.
Come avviene l’infezione
Il Vibrio vulnificus può infettare l’uomo principalmente in due modi.
Il primo è attraverso una ferita aperta che entra in contatto con acqua marina o salmastra contaminata. Anche tagli piccoli, abrasioni, piercing o tatuaggi recenti possono rappresentare una porta d’ingresso.
Il secondo è attraverso il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, soprattutto ostriche e altri molluschi.
Perché può essere pericoloso
Nella maggior parte dei casi le infezioni da Vibrio possono essere lievi, ma Vibrio vulnificus è una delle specie più pericolose.
Può provocare infezioni profonde delle ferite, vesciche, necrosi dei tessuti e, nei casi più gravi, sepsi. Secondo il CDC statunitense, circa una persona su cinque che sviluppa un’infezione da Vibrio vulnificus muore, talvolta nel giro di uno o due giorni dall’insorgenza della malattia.
Il rischio di complicazioni è maggiore nelle persone anziane, immunodepresse o affette da patologie croniche, in particolare malattie epatiche, diabete e altre condizioni che riducono le difese immunitarie.
Allerta anche negli Stati Uniti
Negli Stati Uniti l’attenzione è tornata alta dopo nuovi casi registrati lungo la costa del Golfo.
In Louisiana, nel 2026, sono stati confermati nove casi e cinque decessi, tutti associati a esposizione di ferite aperte ad acque costiere. Anche la Florida ha registrato casi e vittime durante l’estate.
L’aumento delle temperature marine è considerato uno dei fattori che possono ampliare le aree favorevoli alla presenza del batterio.
Le precauzioni
Le indicazioni sanitarie sono semplici: evitare di entrare in mare con ferite aperte, coprirle con medicazioni impermeabili, pulirle accuratamente dopo eventuale contatto con acqua marina e consumare molluschi ben cotti.
Chi sviluppa rapidamente rossore, gonfiore, dolore intenso, febbre o lesioni cutanee dopo un bagno in mare dovrebbe rivolgersi tempestivamente a un medico.
La presenza del Vibrio vulnificus nello Stretto di Messina non deve quindi generare allarmismo, ma rappresenta un segnale da non ignorare.
Con mari sempre più caldi, batteri un tempo associati soprattutto ad altre aree geografiche possono trovare condizioni favorevoli anche nel Mediterraneo. La prevenzione e il monitoraggio diventano quindi sempre più importanti.
Meta description: Vibrio vulnificus individuato nello Stretto di Messina. Il batterio può provocare gravi infezioni attraverso ferite aperte o frutti di mare crudi, soprattutto con temperature marine elevate.
