Il Settebello conquista il bronzo alla Coppa del Mondo di Sydney

Il Settebello a bordo vasca con il Console Generale Gianluca Rubagotti
Il Settebello a bordo vasca con il Console Generale Gianluca Rubagotti

di Lorenzo Canu

Il Settebello, la nazionale italiana di pallanuoto, torna dall’Australia con una medaglia al collo. Alla Coppa del Mondo di Sydney, disputata dal 22 al 26 luglio al Sydney Olympic Park Aquatic Centre, la piscina dei Giochi del 2000, gli azzurri di Sandro Campagna hanno chiuso al terzo posto, battendo i padroni di casa dell’Australia per 16-10 nella finale per il bronzo.

L’oro è andato alla Grecia, che in finale ha superato l’Ungheria 15-14. Il Setterosa, la nazionale femminile, ha chiuso al sesto posto. L’evento ha riunito le migliori otto nazionali al mondo, nel torneo di pallanuoto più grande mai ospitato in Australia dopo i Giochi Olimpici.

Il cammino del Settebello era cominciato con una vittoria netta sulla Georgia, 18-12, nei quarti del 23 luglio. Proprio la Georgia era l’avversaria che gli azzurri avevano affrontato in un allenamento congiunto a Ostia, poche settimane prima della partenza.

In semifinale è arrivato lo stop con la Grecia, poi campione del torneo: 10-9, un solo gol a separare le due squadre. La reazione è stata immediata. Nella finale per il terzo posto l’Italia ha comandato dall’inizio, chiudendo il primo tempo sul 2-1 e il secondo sull’8-4, senza più lasciare rientrare l’Australia. La Grecia, che aveva eliminato gli azzurri, ha poi completato l’opera vincendo l’oro.

Per l’Italia, Sydney è un ritorno con memoria. La Coppa del Mondo maschile si era già giocata qui nel 1999, quando gli azzurri chiusero al secondo posto. Ventisette anni dopo, il Settebello è tornato sul podio nella stessa città.

Per un gruppo giovane, costruito guardando ai prossimi anni, il bronzo pesa più della posizione in classifica.

«Sono orgoglioso di questi ragazzi», ha detto Campagna dopo la partita. «Venivamo da una semifinale persa e c’era il rischio di mollare, invece siamo scesi in acqua con la testa giusta e ci siamo presi il bronzo. Per un gruppo così giovane è un risultato importante, un punto di partenza verso Los Angeles».

Alla vigilia, il commissario tecnico aveva spiegato la scelta di puntare sui più giovani.

«I giovani portano sempre molto entusiasmo», aveva detto. «L’anno scorso sono cambiate tante regole, c’è un gioco nuovo e il giovane si adatta più velocemente dell’anziano. Forse paghiamo qualcosa in esperienza, ma mettiamo velocità, entusiasmo e ritmo».

In quella squadra giovane, Marco Del Lungo è il punto di riferimento. Portiere, oltre trecento presenze in azzurro, oro mondiale a Gwangju nel 2019 e bronzo olimpico a Rio 2016, in porta aveva raccolto l’eredità di Stefano Tempesti, oggi nello staff della nazionale. Al Mondiale del 2019 fu premiato come miglior portiere del torneo.

A Sydney è rientrato dopo un anno di assenza e la mancata convocazione ai Mondiali, ritrovando la maglia e, subito, una medaglia.

«Sono contentissimo, era il primo obiettivo con questo gruppo giovane», ha detto. «Abbiamo dimostrato di poter stare tra i primi al mondo. Indossare questa calottina è sempre un onore e tornare a casa con una medaglia dà fiducia a tutti in vista di quello che verrà».

Tra i più giovani c’è Francesco Condemi, centrovasca della Pro Recco, catanese, classe 2003, rientrato proprio a Sydney dopo aver saltato le qualificazioni di aprile per infortunio. La pallanuoto è di famiglia: la madre, Milena Virzì, è stata campionessa con l’Orizzonte Catania e il Setterosa, mentre il fratello Andrea gioca in Serie A.

Fuori dalla vasca, Condemi studia chimica industriale, un equilibrio che rivendica.

«Se facessi solo pallanuoto e non stimolassi il mio cervello, non andrebbe bene», ha raccontato.

Il suo idolo sportivo, ha aggiunto, è il cestista Kawhi Leonard. Alla prima trasferta australiana, non escludeva sorprese in tribuna: «Ho parenti qui». Sul torneo, la sua sicurezza: «Non abbiamo paura di nessuno».

Il gruppo azzurro ha vissuto anche momenti personali, lontano da casa. Il difensore Tommaso Gianazza ha festeggiato il compleanno a Sydney il 21 luglio, alla vigilia della sfida con la Georgia, mentre il compagno Filippo Ferrero, nato il 31 luglio, lo mancherà di pochi giorni.

Per Campagna il ritorno a Sydney ha un valore particolare. Alle Olimpiadi del 2000, disputate in questa stessa città, era assistente tecnico, prima di prendere la guida della nazionale.

«Sydney è una città meravigliosa, ho ricordi bellissimi», ha detto. «Siamo venuti la prima volta nel 1994, in tournée in Australia, negli anni del Dream Team. Ci sono tornato nel 2000 e poi nel 2016, quando giocammo un’amichevole con l’Australia davanti all’Opera House, in mare».

Di quella partita in mare Campagna conserva le foto, che ha condiviso con noi di Allora!, immagini degli azzurri in acqua con lo sfondo della baia e del teatro.

Le due nazionali hanno incontrato la stampa in una conferenza organizzata dal Consolato Generale d’Italia a Sydney, alla presenza del Console Generale Gianluca Rubagotti.

Oltre alla conferenza, il Consolato, insieme all’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, ha organizzato un allenamento aperto al pubblico al Sydney Olympic Park, con ingresso gratuito, e ha distribuito bandierine ai tifosi per sostenere gli azzurri dagli spalti.

Sul sostegno della comunità italiana, Campagna non aveva dubbi.

«Il Console Generale è stato straordinario, ci ha contattati subito», aveva detto. «Sono convinto che farà da traino perché tanti italiani siano sugli spalti. Più italiani ci saranno, più daranno una spinta importante a questi giovani».

Il Setterosa sesto: le nazionali di pallanuoto raccontate dagli azzurri

Il Setterosa ha raccolto meno dei ragazzi in classifica. Sul piano del gioco, però, le azzurre hanno tenuto testa alle migliori.

La squadra di Maurizio Mirarchi, alla guida della nazionale da pochi mesi, ha esordito ai quarti proprio contro l’Australia padrona di casa, cedendo 15-14 al termine di una partita punto a punto, decisa all’ultima azione.

Nei playoff di classificazione le azzurre hanno battuto la Cina 11-10 e perso con l’Olanda 12-5, chiudendo al sesto posto. Il torneo femminile è stato vinto dagli Stati Uniti, davanti a Spagna e Australia.

«È stata una bella partita, abbiamo lottato, siamo stati in partita fino all’ultima azione», ha detto Mirarchi dopo l’esordio con l’Australia. «Sono soddisfatto dell’impegno e dell’atteggiamento. Per noi è un punto di partenza, perché lavoriamo insieme da poco e attraverso queste partite si cresce tanto».

Sull’epilogo, il tecnico è stato diretto: «Alla fine hanno vinto loro. Chi vince ha sempre ragione».

Dafne Bettini, centrovasca classe 2003, ha guardato avanti.

«Resta una buona prestazione alla prima uscita. Secondo me meritavamo di più, dal punto di vista arbitrale ma anche di gioco. Ci prendiamo le cose positive e lavoriamo su quello che è mancato», ha detto. «Oggi ci siamo divertite nonostante la sconfitta ed è bello giocare in questa cornice. Bisogna imparare a farlo, perché l’anno prossimo c’è il Mondiale a Budapest».

Alla vigilia, le azzurre avevano promesso battaglia. La veterana Roberta Bianconi aveva raccontato la curiosità del gruppo e il richiamo del clima sportivo australiano; Lavinia Papi aveva difeso l’equilibrio tra sport e studio, «una parte fondamentale della crescita»; Lucrezia Cergol aveva fissato l’obiettivo: «Vogliamo alzare l’asticella come tutte le altre e giocarcela».

Contro l’Australia, poi terza nel torneo, ci sono riuscite.

Il prossimo grande appuntamento del Settebello sono le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Il Setterosa tornerà in acqua al Mondiale del prossimo anno.