Legge elettorale, le opposizioni ritirano gli emendamenti. Polemica per il video dei deputati vannacciani durante il voto

Dopo la sconfitta della maggioranza sulle preferenze, Pd, Movimento 5 Stelle e Avs rinunciano alle proposte di modifica. Intanto esplode il caso del filmato girato in Aula dagli esponenti di Futuro Nazionale per dimostrare di aver votato a favore

Le opposizioni ritirano tutti i loro emendamenti alla riforma della legge elettorale e lasciano la maggioranza sola davanti alle proprie divisioni. Ma la giornata parlamentare, già segnata dalla clamorosa bocciatura delle preferenze, si arricchisce di un nuovo elemento di tensione: il video realizzato in Aula dai deputati del gruppo che fa riferimento a Roberto Vannacci per documentare il proprio voto.

Una vicenda che ha alimentato la polemica a Montecitorio, perché il filmato sarebbe stato registrato durante una votazione a scrutinio segreto, proprio mentre nel centrodestra cominciava la caccia ai franchi tiratori responsabili della sconfitta.

L’emendamento sulle preferenze, sostenuto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc e appoggiato alla vigilia anche da Lega e Forza Italia, è stato respinto con 188 voti contrari e 187 favorevoli.

Un solo voto di scarto, ma i numeri delle votazioni precedenti fanno ritenere che alla maggioranza siano mancati circa trenta consensi rispetto alla propria consistenza parlamentare abituale. Sulle pregiudiziali di costituzionalità e su un precedente emendamento, infatti, il centrodestra aveva raggiunto quota 214 voti.

Le opposizioni ritirano tutte le modifiche

Dopo il voto, Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno deciso di ritirare gli emendamenti ancora pendenti.

La scelta accelera l’esame della legge, riducendo il numero delle votazioni necessarie, ma soprattutto assume un significato politico preciso: le opposizioni rinunciano all’ostruzionismo e lasciano alla maggioranza l’intera responsabilità del testo e della sua approvazione.

Il centrosinistra punta così a trasformare ogni successivo passaggio parlamentare in una verifica della tenuta del governo. Dopo la sconfitta sulle preferenze, infatti, il centrodestra dovrà dimostrare di possedere ancora i numeri per portare a termine la riforma.

La decisione delle opposizioni non equivale quindi a un sostegno alla legge. Al contrario, rappresenta il tentativo di togliere alla maggioranza qualsiasi alibi: non saranno le centinaia di emendamenti delle minoranze a rallentare il provvedimento, ma le divisioni interne alla coalizione.

La caccia ai franchi tiratori

Subito dopo la votazione è cominciata, nei corridoi di Montecitorio, la ricerca dei responsabili.

I partiti del centrodestra si sono rimpallati le accuse, mentre tra le ipotesi è circolata anche quella di una protesta trasversale delle deputate della maggioranza contro la mancata garanzia della parità di genere nella composizione delle liste.

Uno dei subemendamenti respinti chiedeva infatti che i candidati capilista dello stesso genere non potessero superare il 50 per cento. La proposta era stata bocciata con 207 voti contrari e 155 favorevoli, un risultato già inferiore rispetto ai numeri raggiunti dal centrodestra nelle altre votazioni.

Nel mirino sono finiti anche i deputati di Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci dopo la rottura con la Lega.

Secondo alcuni esponenti della maggioranza, i vannacciani avrebbero potuto approfittare del voto segreto per colpire il governo e contribuire alla bocciatura delle preferenze.

Il video girato in Aula

I deputati vicini a Vannacci hanno però respinto immediatamente le accuse, sostenendo di aver votato a favore dell’emendamento.

Per dimostrarlo hanno mostrato un video girato durante le operazioni di voto nell’Aula della Camera. Nel filmato, secondo quanto riferito, si vede il deputato Domenico Furgiuele riprendersi mentre esprime il proprio voto favorevole. Il video sarebbe stato successivamente mostrato nei capannelli del Transatlantico per rivendicare la correttezza del comportamento del gruppo.

La scelta di filmare il voto ha tuttavia provocato nuove polemiche.

Lo scrutinio segreto serve infatti a garantire al parlamentare la libertà di esprimersi senza rendere pubblica la propria scelta. Registrare il momento della votazione per dimostrare la fedeltà a una posizione politica rischia di trasformare una garanzia di libertà individuale in uno strumento di certificazione pubblica.

Il video non permette inoltre di stabilire come abbiano votato tutti gli altri componenti del gruppo. Dimostra, eventualmente, la scelta del deputato ripreso, ma non può risolvere l’interrogativo su chi abbia fatto mancare alla maggioranza i voti necessari.

Futuro Nazionale: «Abbiamo la coscienza pulita»

Furgiuele ha rivendicato la posizione del gruppo, affermando che Futuro Nazionale avrebbe la “coscienza pulita” e lasciando intendere che altri esponenti del centrodestra avrebbero invece ragioni per essere preoccupati.

La vicenda evidenzia il clima di sospetto creatosi all’interno della maggioranza.

La bocciatura dell’emendamento non può infatti essere attribuita a un solo voto isolato. Il confronto con le precedenti votazioni indica che il fronte favorevole alle preferenze ha perso circa trenta consensi, rendendo plausibile una diserzione proveniente da più partiti e da diverse componenti della coalizione.

Il video dei vannacciani diventa così un elemento della battaglia politica interna al centrodestra: non soltanto una prova difensiva, ma anche un modo per ribaltare le accuse e chiedere agli altri partiti di spiegare dove siano finiti i voti mancanti.

Meloni: «Ha vinto la palude»

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ammesso che alla maggioranza sono mancati diversi voti e ha commentato amaramente l’esito della votazione, sostenendo che sulle preferenze avrebbe “vinto di nuovo la palude”.

Il riferimento è a quella parte del Parlamento che, secondo la premier, avrebbe preferito conservare il sistema delle liste bloccate e il potere delle segreterie nella scelta degli eletti.

La bocciatura rappresenta tuttavia anche una sconfitta politica per il governo. L’emendamento era stato sostenuto pubblicamente dalla presidente del Consiglio e avrebbe dovuto dimostrare la volontà della maggioranza di restituire agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti.

Il voto segreto ha invece rivelato una distanza profonda tra le dichiarazioni ufficiali dei partiti e il comportamento di una parte dei loro parlamentari.

Il nodo della rappresentanza all’estero

La mancata introduzione delle preferenze avrà conseguenze particolarmente rilevanti anche per la Circoscrizione Estero.

Nelle ripartizioni con pochi seggi, l’ordine dei candidati nelle liste bloccate può diventare determinante. La possibilità di essere eletti dipenderebbe quindi in larga misura dalle decisioni delle segreterie nazionali, anziché dal consenso personale raccolto nelle comunità italiane.

Per territori vastissimi come Australia, Asia, Africa e Oceania, dove le distanze rendono già difficile il rapporto tra rappresentanti ed elettori, il ritorno alle liste bloccate rischia di indebolire ulteriormente la rappresentanza locale.

Un candidato realmente radicato nelle comunità potrebbe raccogliere migliaia di consensi personali senza essere eletto, mentre un nome collocato in posizione favorevole dal partito potrebbe ottenere il seggio senza un autentico rapporto con il territorio.

Una riforma più veloce, ma politicamente più fragile

Con il ritiro degli emendamenti delle opposizioni, la legge elettorale potrà ora procedere più rapidamente verso il voto finale.

Ma la velocità parlamentare non risolve il problema politico.

La maggioranza ha perso una votazione considerata centrale, non è riuscita a controllare i propri numeri e non conosce l’identità dei parlamentari che hanno votato contro. Nel frattempo, il video dei deputati vannacciani ha trasformato il voto segreto in un caso politico e istituzionale.

Il centrodestra può ancora approvare la riforma, ma dovrà farlo in un clima di diffidenza reciproca. Ogni scrutinio potrà diventare una nuova prova di fedeltà e ogni assenza potrà alimentare sospetti.

Le opposizioni hanno scelto di farsi da parte e di osservare.

Adesso la legge elettorale è interamente nelle mani della maggioranza. E insieme alla legge, nelle mani del centrodestra, c’è anche la responsabilità di spiegare agli elettori chi abbia realmente affossato le preferenze e perché, nel segreto dell’urna parlamentare, circa trenta deputati abbiano votato diversamente da quanto annunciato pubblicamente dai loro partiti.