Si sono persi qualche puntata?

Questa settimana c’è qualcosa di insolito che fa parlare di noi. “La comunità” non avrebbe gradito un nostro articolo perché, probabilmente, era troppo “personale”… Boh???

Io trasecolo, a volte, nel cercare di capire come si possa vivere in questo dualismo. Anni fa, in piena crisi pandemica, ricordo bene, un’altra testata pubblicò un articolo, a firma di un signore che si definiva “zingaro privilegiato”, che attaccava, con nomi e cognomi, membri della nostra comunità, spingendosi fino a definirli ladri per reati che non avevano commesso.

Un paginone che, a dire di qualche insider, ha rappresentato “la pagina più triste del giornalismo italiano in Australia”.

Furono messi membri della comunità al patibolo e sentenziati come colpevoli senza processo. E la cosa più agghiacciante è che, a quanti venivano accusati di chissà quale ladroneria, la testata interessata non permise neanche il diritto di replica.

Per questo faccio fatica a comprendere certe indignazioni selettive. Se un giornale racconta un fatto o un’esperienza personale con onestà, improvvisamente diventa un problema. Se invece si pubblicano accuse gravissime, prive di un contraddittorio e rivolte a persone identificabili, allora tutto tace.

È un doppio standard che continuo a non spiegarmi.

Il giornalismo dovrebbe avere una sola bussola: i fatti, il rispetto della verità, anche quando è scomoda, e il diritto di tutti di sapere ed essere ascoltati. Non può cambiare metro di giudizio a seconda di chi scrive o di chi viene colpito.

La credibilità di una testata si misura soprattutto quando affronta temi scomodi, garantendo equilibrio e dando spazio anche a chi è chiamato in causa.

Noi continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto: raccontare la comunità, anche quando le storie sono personali, purché si espongano i fatti e non calunnie senza diritto di replica.

Continueremo a credere che il confronto sia più utile del silenzio, che il diritto di replica non sia una concessione ma un principio, e che la memoria serva proprio a evitare che certi errori vengano dimenticati o, peggio ancora, ripetuti.

E come osava ripetere il nostro stimato direttore Franco Baldi:

“Andiamo avanti!”