IRAN, UN MESSAGGIO DI PACE DOPO IL MONDIALE: «PREVALGANO RISPETTO E AMICIZIA TRA LE NAZIONI»

Dopo lo 0-0 contro il Belgio, i calciatori iraniani hanno lasciato una lettera nello spogliatoio del SoFi Stadium di Los Angeles. Il gesto arriva mentre proseguono le tensioni e i negoziati tra Teheran e Washington

Un messaggio di pace, affidato a poche righe scritte a mano e lasciato nello spogliatoio del SoFi Stadium di Los Angeles. È il gesto compiuto dalla nazionale iraniana dopo il pareggio per 0-0 contro il Belgio nella seconda giornata del Gruppo G dei Mondiali di calcio.

La lettera, successivamente diffusa dalla Federcalcio iraniana, contiene un ringraziamento alla città americana per l’accoglienza ricevuta e un appello al dialogo in un momento particolarmente delicato per i rapporti tra Iran e Stati Uniti.

«Dall’antica Persia di migliaia di anni fa all’Iran civile di oggi, lo spirito dell’Iran rimane vivo e saldo», si legge nel messaggio.

«Siamo arrivati a Los Angeles con orgoglio, abbiamo gareggiato con onore e ce ne andiamo con dignità. Grazie, Los Angeles, per la vostra ospitalità. E grazie a ogni iraniano che ha donato il proprio cuore, la propria voce e la propria anima all’Iran durante questi 180 minuti».

La lettera si conclude con una frase dal forte valore simbolico: «Possano la pace, il rispetto e l’amicizia prevalere tra tutte le nazioni».

IL RICORDO DELLE VITTIME DI MINAB

Nel messaggio è stato inserito anche un riferimento alle vittime dell’attacco contro una scuola femminile di Minab, nel quale, secondo quanto riportato, sarebbero morte almeno 168 persone durante il primo giorno del conflitto.

La partecipazione dell’Iran al Mondiale si sta svolgendo mentre Teheran e Washington tentano di raggiungere un accordo di pace. Una situazione politica e diplomatica che inevitabilmente accompagna il cammino della nazionale iraniana nella competizione ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico.

LE DIFFICOLTÀ PER GLI SPOSTAMENTI

Il gesto dei giocatori assume ancora maggiore significato alla luce delle severe condizioni di viaggio imposte alla delegazione iraniana.

In base alle disposizioni legate ai loro visti, i calciatori possono entrare negli Stati Uniti soltanto il giorno precedente alla partita e devono lasciare il Paese subito dopo la conclusione dell’incontro.

Dopo la gara inaugurale contro la Nuova Zelanda, la squadra era stata costretta a tornare immediatamente nel proprio ritiro di Tijuana, in Messico. Una situazione duramente criticata dal capitano Mehdi Taremi.

«Per noi è tutto un disastro», aveva dichiarato l’attaccante iraniano. «Dovremmo allenarci e recuperare, ma dobbiamo lasciare immediatamente Los Angeles. Non è positivo per noi e non è positivo per il calcio, perché durante un Mondiale bisogna potersi preparare adeguatamente alla partita successiva».

POSSIBILE INCROCIO CON GLI STATI UNITI

Il pareggio con il Belgio avvicina intanto l’Iran alla qualificazione alla fase dei trentaduesimi di finale.

Resta anche una remota possibilità di un confronto diretto tra Iran e Stati Uniti nel turno successivo. Perché ciò accada, tuttavia, entrambe le nazionali dovrebbero terminare al secondo posto nei rispettivi gironi.

Uno scenario considerato poco probabile, anche perché la nazionale statunitense dovrebbe perdere con almeno cinque gol di scarto l’ultima partita contro la Turchia.

Al di là dei calcoli sportivi, il messaggio lasciato nello spogliatoio di Los Angeles ha trasformato una partita di calcio in un’occasione per lanciare un appello che supera i confini del campo.

In un momento segnato dalla guerra, dalle tensioni internazionali e dalle difficili trattative diplomatiche, la nazionale iraniana ha scelto di congedarsi dagli Stati Uniti con tre parole: pace, rispetto e amicizia.