Genitorialità condivisa, escamotage per figli ai gay

di Tommaso Scandroglio

@LaNuovaBQ

Davvero la realtà supera la fantasia. Siamo in Germania e Karl (nome di fantasia) “sposa” Nicola (nome di fantasia), cittadino italotedesco. Karl poi fa un figlio, senza ricorrere alla provetta, con Christine (nome di fantasia), la quale, tra l’altro, ha già altri figli. La donna riconosce il bambino, ma quest’ultimo vive sin da subito e solo con il padre e con Nicola. Infine Christine acconsente che Nicola adotti il bambino (stepchild adoption o Stiefkindadoption secondo il diritto tedesco). Il bambino quindi, dal punto di vista giuridico, risulta essere figlio di Karl, di Nicola e in modo attenuato anche di Christine. Infatti in Germania, come da noi  nelle ipotesi di adozione in casi particolari ex artt. 44 e 55 legge 184/1983, il rapporto tra il minore e la famiglia di origine (in questo caso la madre biologica) non viene rescisso completamente. Nel caso di specie alcuni diritti sopravvivono  in capo alla madre, così come potrebbero sopravvivere in Italia qualora non si optasse per l’adozione piena e legittimante.

Ecco dunque che il piccolo ha tre genitori di cui due biologici: due uomini e una donna. Naturalmente la coppia omosessuale vuole che anche l’Italia riconosca che il bambino è figlio di Karl e Nicola e, in modo meno pieno, di Christine. Il comune pugliese dove la coppia ha presentato la domanda la rigetta perché c’è il fondato sospetto che dietro alla nascita del bambino ci sia la pratica della maternità surrogata, pratica vietata dal nostro ordinamento dall’ottobre del 2024 anche se svolta all’estero. La questione approda infine alla Corte di Appello di Bari che, come era prevedibile, dà ragione alla coppia. La Corte, come è successo innumerevoli volte nel passato, non doveva arrivare a questa conclusione per il semplice fatto che per il nostro ordinamento i genitori di un bambino possono essere solo di sesso differente.

Ma in questa storia potrebbe emergere anche un’altra difficoltà già intravista dall’anagrafe del comune pugliese: il bambino potrebbe essere venuto alla luce tramite una pratica occulta di maternità surrogata. 

Il punto è il seguente: perché ci sia maternità surrogata la gestante deve rinunciare ad ogni diritto sul bambino, in primis a rivederlo dopo la nascita. Per ipotesi potrebbero mancare un contratto, il pagamento in favore della donna di una somma di denaro e un concepimento avvenuto tramite fecondazione artificiale, ma se la donna accettasse di non vedere più il bambino questo aspetto sarebbe sufficiente per dire che siamo in presenza di una maternità surrogata.

Tornando alla nostra vicenda e in merito dunque alla rottura di qualsiasi rapporto tra la gestante e il bambino, Christine è rimasta eccome nella vita del bambino ed anche della coppia. 

Quando i servizi sociali hanno dovuto dare il nulla osta all’adozione del bambino in favore di Nicola hanno appurato che Christine è rimasta presente nella vita del figlio: «il minore – così scrivono gli assistenti sociali –  è in contatto con entrambe le famiglie di origine, incluso il contatto con altri due fratelli e sorelle uterini che vivono dalla madre del minore. […] Le due famiglie si fanno visita regolarmente». Il rapporto tra le famiglie viene descritto come «caloroso ed affettuoso».

Dal punto di vista formale se manca la prova di un contratto, di scambio di denaro, se il bambino è stato concepito in modo naturale e se soprattutto c’è la piena evidenza che la madre non è scomparsa dopo la nascita del bambino, è molto difficile giustificare sotto il profilo giuridico che siamo in presenza di una maternità surrogata.

Su altro fronte c’è il forte sospetto che, seppur non formalmente ma sostanzialmente, si tratti davvero di maternità surrogata, soprattutto per il fatto che il bambino sin da subito abbia vissuto con la coppia omosessuale e solo con lei e non con la madre. Inoltre perché gli altri figli di lei vivono con la madre e solo questo no? Allora nulla vieta di pensare che una coppia omosessuale abbia architettato tutto ciò per avere un “proprio” figlio. Infatti anche in Germania la maternità surrogata è vietata dalla legge. E dunque per aggirare questo divieto perché non pensare di avere un figlio in modo naturale con una donna la quale sarà stata pagata per il disturbo con la promessa che non avrebbe rivendicato in futuro nessun diritto su quel figlio? Rischioso, ma fattibile.