IL VENEZUELA E LO SCERIFFO

I lettori de IL PUNTO mi daranno atto di essere stato uno dei pochi che, nei mesi scorsi, ha più volte ricordato la catastrofica situazione economica, politica e democratica del Venezuela guidato dal dittatore Maduro che – pur perse nettamente le elezioni anche nel 2024 – ha ribaltato i risultati e continuato nel proprio regime, sfidando con la violenza la volontà popolare ed infischiandosene delle peraltro sterili proteste internazionali.

Ciò non toglie che non condivida i metodi di Trump, sceriffo a tempo pieno, che tratta il Sudamerica come “cortile di casa” e con la forza fa quello che vuole, puntando al petrolio venezuelano più che a colpire il narcotraffico.

È la morte di ogni diritto internazionale, la certificazione della nullità e dell’impotenza dell’ONU, la logica del più forte che fa il bullo.

Sono convinto che dietro alla cattura di Maduro ci siano poi molti lati oscuri che non sappiamo. Mi sembra molto strana questa cattura-lampo se non fossero stati d’accordo loschi personaggi come l’attuale vice-presidente Delcy Rodriguez, quella che ha giurato da presidente nelle mani del fratello Jorge (!) che – guarda il caso – è presidente di un Parlamento dove l’opposizione è stata semplicemente espulsa e messa fuori legge.

Intanto, catturato Maduro, il regime “bolivariano” – ma questo le TV lo ricordano poco – ha continuato la repressione più dura, chiuso le università, ripreso la caccia agli oppositori e, in una settimana, un litro di latte è passato da 12 a 16 dollari USA, dieci volte il prezzo in Italia.

La gente ha per un attimo sperato che si sarebbe realizzato un cambiamento di regime e che gli USA avrebbero spinto per libere elezioni, ma sembra che questo a Trump non importi nulla, arrivando a dire che l’opposizione “non controlla il Paese”, mentre – se si votasse liberamente – Maria Corina Machado conquisterebbe una larghissima maggioranza, nonostante tanti a Caracas vivano grazie al governo e alla sua corruzione. Ma tanto – appunto – non si voterà.

Insomma contano solo il petrolio, i soldi, il business. Per me questo è inaccettabile, ingiusto e insopportabile, soprattutto conoscendo personalmente tanti esponenti dell’opposizione venezuelana e sapendo bene che non sono tanto i ricchi a sostenerla – quelli che sono scappati per tempo con il jet privato e hanno la villa a Miami – ma il popolo di un Paese potenzialmente ricchissimo ma condannato alla povertà, con le sue risorse naturali che sembra saranno ora succhiate dagli USA così come prima finivano in Cina e nelle case dei boss del regime.

Oggi il Venezuela, domani la Groenlandia: che faremo quando la Cina invaderà Taiwan? Un’altra guerra come in Ucraina?

Pope Francis fu profeta parlando di una terza guerra mondiale “a pezzi”, ma il mondo non vuole rendersene conto e purtroppo corre sempre di più diritto verso il baratro.

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