Crepe d’Italia-Portella della Ginestra

Il 1 maggio 1947, a Portella della Ginestra, in Sicilia, centinaia di persone si riuniscono per celebrare la Festa del lavoro. Sono contadini, braccianti, donne, bambini. Arrivano da Piana degli Albanesi, da San Giuseppe Jato, da San Cipirello. Non stanno andando a una guerra. Stanno andando a una festa.

Ma quella festa si trasforma in una strage.

Dalle alture partono colpi d’arma da fuoco contro la folla. In pochi minuti, il Primo maggio diventa lutto: undici morti, molti feriti, una ferita destinata a segnare la storia della Repubblica appena nata.

La terza puntata di Crepe d’Italia racconta Portella della Ginestra come la prima grande frattura dell’Italia repubblicana. Un Paese uscito dal fascismo e dalla guerra, che ha appena scelto la Repubblica e sta scrivendo la Costituzione, si trova subito davanti alla violenza politica, alla paura sociale, ai poteri opachi della Sicilia del dopoguerra.

La responsabilità giudiziaria della strage viene attribuita alla banda di Salvatore Giuliano. Ma Portella non si esaurisce nella figura del bandito. Dietro quella mattina ci sono lotte contadine, fame di terra, paura del cambiamento, mafia, anticomunismo, vecchi poteri locali e nuove tensioni della Guerra fredda.

Questa puntata prova a distinguere ciò che è stato accertato da ciò che resta zona d’ombra. Perché Portella della Ginestra non è soltanto una domanda su chi abbia sparato. È una domanda più profonda: quali poteri del passato continuano a muoversi dentro una democrazia appena nata?

Raccontare Portella significa guardare la Repubblica nel suo primo momento fragile. Significa capire che la democrazia non nasce mai una volta per tutte: va difesa, riconosciuta, protetta. Soprattutto quando a chiedere diritti sono i più deboli.

Nella prossima puntata di Crepe d’Italia entreremo in un’altra stagione della storia italiana: Piazza Fontana, la bomba che il 12 dicembre 1969 cambia per sempre il rapporto tra cittadini, Stato e verità.

Dalla Sicilia del dopoguerra alla Milano della strategia della tensione, continueremo a seguire le crepe del Paese: quei punti in cui la storia si rompe e lascia intravedere ciò che spesso resta nascosto.