Più di 50 imbarcazioni intercettate nei quattro anni fino a marzo 2026 e quasi 78 mila persone presenti nel Paese senza un titolo valido. Governo e opposizione si scontrano sull’efficacia dei controlli e sulla capacità di applicare le regole anche dopo l’ingresso
La sicurezza dei confini torna al centro del dibattito politico australiano. I dati dell’Australian Border Force indicano infatti un aumento dei tentativi di ingresso irregolare via mare, mentre continua a crescere anche il numero di cittadini stranieri presenti nel Paese senza un visto valido.
Nei quattro anni fino a marzo 2026, le autorità australiane hanno intercettato più di 50 operazioni marittime riconducibili alle reti del traffico di esseri umani. Un dato nettamente superiore ai meno di 15 casi registrati tra il 2018 e il 2022.
L’incremento ha riacceso lo scontro tra il governo Albanese e la Coalition sull’efficacia del sistema di controllo delle frontiere. Il confronto non riguarda soltanto la capacità di fermare le imbarcazioni in mare, ma anche la gestione delle persone che rimangono illegalmente in Australia dopo la scadenza o la cancellazione del visto.
Operation Sovereign Borders resta il pilastro del sistema
Dal 2013, il principale strumento australiano contro gli arrivi irregolari via mare è l’Operation Sovereign Borders, introdotta dopo l’aumento degli sbarchi verificatosi durante i governi Rudd e Gillard.
L’operazione attribuisce alle autorità poteri più ampi per intercettare le imbarcazioni, respingerle o trasferire i passeggeri attraverso accordi regionali e procedure di elaborazione delle richieste di protezione fuori dal territorio australiano.
Secondo i dati ufficiali, dall’avvio del programma sono stati gestiti più di 100 tentativi di ingresso via mare. Complessivamente, 693 persone sarebbero state rimandate indietro attraverso operazioni di respingimento, mentre circa 700 sarebbero state trasferite mediante accordi di riammissione.
Il governo continua a sostenere che l’operazione rimanga efficace e che la politica di deterrenza non sia stata indebolita.
Il problema politico nasce però dall’aumento della frequenza delle intercettazioni e dai casi nei quali alcune imbarcazioni sarebbero riuscite a raggiungere le coste australiane.
Il confronto con gli anni della Coalition
Tra il 2018 e il 2022, durante la fase finale del governo di coalizione, nessuna imbarcazione non autorizzata sarebbe riuscita a raggiungere con successo la terraferma australiana.
A contribuire a quel risultato furono anche le restrizioni internazionali introdotte durante la pandemia e il rafforzamento delle operazioni di controllo navale.
Secondo i dati raccolti dall’opposizione, durante il governo Albanese si sarebbero invece verificati almeno otto episodi nei quali imbarcazioni irregolari avrebbero raggiunto le coste australiane.
Il governo contesta la lettura politica di questi numeri e sostiene che l’Operation Sovereign Borders continui a impedire il successo delle operazioni organizzate dai trafficanti.
Il ministro degli Affari interni Tony Burke aveva affermato che nessuna operazione di traffico di persone era riuscita a raggiungere con successo l’Australia per oltre un decennio.
Le cifre presentate dalla Coalition hanno però sollevato interrogativi sulla definizione di “arrivo riuscito”: il semplice raggiungimento della costa rappresenta già una violazione del sistema oppure il successo deve essere valutato sulla base della possibilità di rimanere stabilmente nel Paese?
Quasi 78 mila persone senza un visto valido
Alla pressione marittima si aggiunge un problema interno di dimensioni molto maggiori.
Secondo i dati del Department of Home Affairs relativi ad aprile, circa 77.700 stranieri si troverebbero attualmente in Australia senza un visto valido.
La categoria degli unlawful non-citizens comprende persone che non hanno la cittadinanza australiana e hanno perso il diritto legale di rimanere nel Paese.
Si tratta soprattutto di:
- titolari di visti temporanei scaduti;
- persone che hanno superato il periodo di permanenza autorizzato;
- soggetti ai quali il visto è stato cancellato;
- persone che hanno esaurito le procedure disponibili senza lasciare il territorio.
Il numero risulta sensibilmente superiore ai circa 60 mila casi stimati prima dell’arrivo dei laburisti al governo nel 2022.
La Coalition chiede rimpatri più rapidi
L’opposizione sostiene che la sicurezza dei confini non possa essere misurata esclusivamente contando le imbarcazioni intercettate.
Secondo la Coalition, un sistema migratorio credibile deve essere in grado di individuare chi non ha più diritto a restare, accelerare le decisioni e rendere effettivi i rimpatri.
Il leader dell’opposizione Angus Taylor ha promesso una linea più dura, affermando che le persone che hanno esaurito tutte le possibilità legali per rimanere in Australia dovrebbero essere obbligate a lasciare il Paese.
Taylor ha accusato alcuni stranieri di utilizzare ricorsi, ritardi e procedure amministrative per prolungare indefinitamente la permanenza.
Per l’opposizione, l’integrità del sistema dipende dalla capacità dello Stato di applicare concretamente le decisioni, non soltanto di emanarle.
Il governo: «Abbiamo ereditato migliaia di casi irrisolti»
Il governo Albanese respinge le accuse e sostiene di avere ereditato importanti arretrati amministrativi dai precedenti esecutivi.
Secondo Burke, una parte significativa delle persone oggi considerate irregolari si trova in Australia da molti anni. L’intero dato non potrebbe quindi essere attribuito alle politiche adottate dal Labor dopo le elezioni del 2022.
Il governo sottolinea inoltre la complessità dei rimpatri. In alcuni casi mancano documenti di identità validi, i Paesi d’origine non collaborano oppure sono ancora in corso ricorsi e valutazioni legali.
Queste difficoltà non eliminano però il problema politico. Per l’opinione pubblica, quasi 78 mila persone senza un titolo valido rappresentano una cifra difficile da ignorare.
Il rischio di una perdita di fiducia
L’Australia continua ad avere uno dei regimi di controllo delle frontiere più severi al mondo.
Il messaggio ufficiale rimane invariato: chi tenta di raggiungere illegalmente il Paese via mare non potrà stabilirsi in Australia.
La deterrenza marittima, tuttavia, costituisce soltanto una parte del sistema migratorio.
La maggioranza delle persone che diventano irregolari non arriva attraverso imbarcazioni clandestine. Entra legalmente con un visto temporaneo e rimane dopo la sua scadenza.
È quindi all’interno del territorio che si gioca una parte decisiva della credibilità del sistema.
Quando le decisioni richiedono anni, i rimpatri non vengono eseguiti e gli arretrati aumentano, si diffonde la percezione che le regole possano essere aggirate.
Confini sicuri anche dopo l’ingresso
Il dibattito australiano viene spesso dominato dalle immagini delle barche intercettate. Sono episodi altamente simbolici, capaci di produrre forti reazioni politiche e mediatiche.
Ma il dato degli stranieri senza visto mostra una realtà più ampia e meno visibile.
La vera sfida per il governo sarà dimostrare che le norme vengono applicate in tutte le fasi: al momento della concessione del visto, durante la permanenza, alla scadenza e dopo l’esaurimento delle procedure legali.
Senza controlli interni efficaci, il contrasto agli arrivi via mare rischia di diventare soltanto la parte più visibile di un sistema che continua ad accumulare casi irrisolti.
L’aumento delle intercettazioni e la presenza di quasi 78 mila persone senza un visto valido non significano che le frontiere australiane siano fuori controllo. Indicano però una pressione crescente e la necessità di risposte trasparenti.
Il governo dovrà spiegare quanti rimpatri vengono effettivamente eseguiti, quanto tempo richiedono le procedure e quali risorse siano destinate a rintracciare chi non ha più diritto a rimanere.
Perché la fiducia nel sistema migratorio non dipende soltanto dalla capacità di fermare le imbarcazioni. Dipende dalla certezza che le regole valgano per tutti e vengano realmente applicate.
