Legge elettorale, Menia rompe il silenzio nel centrodestra: «La riduzione delle ripartizioni estere mina la rappresentatività»

Il senatore di Fratelli d’Italia annuncia emendamenti per difendere la territorialità della Circoscrizione Estero. Da responsabile di FdI nel mondo riporta al centro della discussione politica l’eredità di Mirko Tremaglia e il legame tra eletti e comunità

Finalmente, all’interno del centrodestra, qualcuno decide di metterci la faccia.

Il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia ha espresso apertamente le proprie riserve sulla riduzione delle ripartizioni della Circoscrizione Estero prevista dalla nuova legge elettorale, annunciando la presentazione di emendamenti per salvaguardare la rappresentatività dei territori.

Un intervento politicamente significativo, perché arriva da un parlamentare della maggioranza e, soprattutto, dal responsabile di Fratelli d’Italia nel mondo.

Nel corso della seduta della Commissione Esteri e Difesa del Senato, Menia ha parlato di «incongruenze» e di «rilievi critici» rispetto al testo illustrato dal relatore Marco Barcaiuolo, anch’egli esponente di Fratelli d’Italia.

Proporzionale sì, cancellazione dei territori no

Menia ha riconosciuto come comprensibile l’estensione del criterio proporzionale anche all’elezione dei parlamentari italiani all’estero, in coerenza con l’impianto scelto per il territorio nazionale.

Il problema, secondo il senatore, nasce invece dalla drastica riduzione delle ripartizioni.

Il testo approvato dalla Camera prevede infatti, per il Senato, un unico collegio mondiale e, per la Camera, soltanto due grandi aree: Europa e resto del mondo.

Una trasformazione che rischia di cancellare il rapporto tra il parlamentare e il territorio dal quale dovrebbe ricevere il proprio mandato.

Per Menia, la riduzione «rischia di non garantire la rappresentatività delle diverse realtà territoriali e continentali».

Parole che confermano quanto denunciamo da settimane: non si può considerare l’emigrazione italiana come un’unica realtà indistinta.

L’Australia non è il Sud America. L’Asia non è il Nord America. L’Africa non è l’Europa. Ogni continente presenta esigenze consolari, sociali, economiche, culturali e comunitarie profondamente differenti.

La questione della trasparenza del voto

Menia ha collegato il problema della territorialità anche alle criticità che da anni accompagnano il voto per corrispondenza.

Il senatore ha richiamato la «mancanza di trasparenza nelle procedure di voto» come un elemento che rende ancora più pericolosa la creazione di circoscrizioni enormi.

Più il territorio elettorale viene allargato, più diventa difficile per gli elettori conoscere realmente i candidati, controllarne il radicamento e valutarne il lavoro.

In un collegio mondiale potrebbero prevalere non le persone maggiormente rappresentative delle comunità, ma coloro che dispongono delle organizzazioni più forti, delle maggiori risorse economiche o di reti capaci di raccogliere voti su scala planetaria.

La riforma, nata formalmente per correggere gli squilibri numerici tra le attuali ripartizioni, rischia così di aggravare i problemi già esistenti.

Gli emendamenti annunciati

Menia ha chiesto che nel parere destinato alla Commissione Affari costituzionali vengano chiaramente evidenziate le incongruenze del testo.

Ha quindi annunciato la presentazione di emendamenti destinati a proteggere il principio della rappresentatività territoriale.

È un passaggio importante.

Fino a questo momento, molte delle critiche alla riforma erano arrivate dalle opposizioni, dagli esperti costituzionalisti, dalle associazioni degli italiani all’estero e dagli organi di rappresentanza delle comunità.

Ora il problema viene sollevato apertamente anche dentro la maggioranza.

Non significa che la battaglia sia già vinta. Significa però che il muro del silenzio comincia a mostrare le prime crepe.

I dubbi già espressi ad “A tu per tu”

La posizione assunta in Commissione non rappresenta una sorpresa assoluta.

Un mese fa, durante l’intervista concessa al nostro podcast “A tu per tu”, Roberto Menia aveva già manifestato dubbi e preoccupazioni sulla direzione intrapresa dalla riforma.

Aveva mostrato di comprendere il valore della territorialità e il rischio di allontanare ulteriormente gli eletti dalle comunità italiane nel mondo.

Oggi quelle perplessità diventano un atto politico concreto.

Annunciare emendamenti significa assumersi una responsabilità davanti al proprio partito, alla maggioranza e agli italiani residenti all’estero.

Menia non si limita a esprimere una generica preoccupazione. Chiede che il testo venga modificato.

Nel solco di Mirko Tremaglia

La posizione del senatore riporta la discussione nel perimetro della tradizione politica della destra italiana rappresentata da Mirko Tremaglia.

La Circoscrizione Estero non nacque per creare un contenitore indistinto di voti provenienti da ogni parte del pianeta.

Fu pensata per dare una voce parlamentare alle diverse comunità italiane, mantenendo un legame diretto tra elettori, candidati, continenti e territori.

Tremaglia aveva compreso che un italiano residente a Sydney, Buenos Aires, Toronto o Berlino vive realtà completamente differenti.

La rappresentanza doveva quindi partire dai luoghi, non dalle segreterie romane.

Ridurre le ripartizioni significa rovesciare quella visione.

Vuol dire trasformare il parlamentare eletto all’estero in un rappresentante senza territorio, scelto all’interno di una competizione sempre più lontana dalla vita concreta delle comunità.

La destra deve scegliere da che parte stare

La presa di posizione di Menia pone adesso una domanda politica a Fratelli d’Italia e all’intero centrodestra.

La maggioranza intende davvero difendere l’eredità di Tremaglia oppure è pronta a sacrificare la territorialità per favorire un sistema più controllabile dalle leadership nazionali?

Non basta ricordare Tremaglia durante le commemorazioni, nelle ricorrenze o nei convegni dedicati agli italiani nel mondo.

Il suo insegnamento deve essere applicato quando si scrivono le leggi.

È proprio davanti a riforme come questa che si misura la coerenza politica.

Menia ha scelto di non nascondere le criticità e di portarle all’interno delle istituzioni. Ora dovrà trovare il sostegno necessario affinché gli emendamenti non rimangano soltanto una testimonianza, ma diventino una correzione sostanziale del testo.

L’Australia non può scomparire

Per la comunità italiana in Australia, la riforma rappresenta un pericolo concreto.

Inserire l’Oceania in una gigantesca ripartizione comprendente Americhe, Africa, Asia e Antartide significa diluire il peso degli elettori australiani in un bacino sterminato.

Per il Senato, il collegio mondiale renderebbe la situazione ancora più grave.

Come potrebbe un singolo candidato rappresentare contemporaneamente gli italiani di Melbourne, Johannesburg, New York, Buenos Aires, Tokyo e San Paolo?

Come potrebbe conoscere i problemi consolari, previdenziali, scolastici e comunitari di territori così diversi?

La risposta è semplice: non potrebbe farlo.

Il rischio è che l’Australia venga definitivamente esclusa dalla possibilità di eleggere un parlamentare realmente radicato nella propria comunità.

Una battaglia che riguarda tutti

La battaglia sulla territorialità non appartiene a un singolo partito.

Riguarda tutti gli italiani all’estero, indipendentemente dalle loro idee politiche.

Riguarda il diritto di conoscere chi si candida, di poterlo incontrare, di valutarne il lavoro e di chiamarlo a rispondere delle proprie scelte.

Il collegio mondiale indebolisce tutto questo.

Menia ha avuto il merito di portare la critica dentro la maggioranza e di riconoscere che il testo, così com’è, presenta incongruenze che non possono essere ignorate.

Adesso servono atti conseguenti.

Gli emendamenti dovranno ripristinare ripartizioni territoriali equilibrate, correggere le disparità senza cancellare i continenti e garantire che ogni parlamentare eletto all’estero conservi un legame riconoscibile con la comunità che rappresenta.

Finalmente qualcuno nel centrodestra ha scelto di parlare con chiarezza.

Ora bisognerà vedere chi, nella maggioranza, avrà il coraggio di seguirlo e chi invece preferirà consegnare gli italiani nel mondo a un collegio senza confini, senza territori e, inevitabilmente, senza vera rappresentanza.