Attacco con drone vicino al Canale di Suez: nuovo allarme per la sicurezza delle rotte energetiche

Due navi colpite da un incendio nel porto egiziano di Damietta. Nessun gruppo ha rivendicato l’azione, ma l’episodio potrebbe aprire un nuovo fronte nella guerra tra Stati Uniti e Iran e mettere sotto pressione una delle principali vie commerciali mondiali

Un attacco con drone contro due navi nel porto egiziano di Damietta, sul Mediterraneo, solleva nuovi timori per la sicurezza della navigazione nelle vicinanze del Canale di Suez.

Secondo una prima indagine annunciata dal governo egiziano, un velivolo senza pilota non ancora identificato avrebbe provocato un incendio a bordo di due imbarcazioni presenti nel porto nella giornata di mercoledì.

Nessuna organizzazione ha finora rivendicato l’azione e non è stata ufficialmente indicata la provenienza del drone.

Fonti commerciali informate sull’incidente sostengono che sia stata colpita la nave cisterna per lo stoccaggio di gas Energos Winter, di proprietà statunitense. Le fiamme si sarebbero successivamente propagate a una seconda unità.

Damietta a poca distanza dal Canale di Suez

Il porto di Damietta si trova lungo la costa mediterranea dell’Egitto, non lontano dall’accesso settentrionale del Canale di Suez.

L’episodio assume quindi una rilevanza strategica che va oltre i danni materiali alle due imbarcazioni.

Il canale collega il Mediterraneo al Mar Rosso ed è una delle arterie più importanti per il trasporto mondiale di petrolio, gas, merci e container.

In una fase nella quale lo Stretto di Hormuz è fortemente condizionato dal conflitto con l’Iran e il Mar Rosso resta esposto alle minacce degli Houthi, un deterioramento della sicurezza nei pressi di Suez ridurrebbe ulteriormente le rotte disponibili per l’esportazione dell’energia dal Golfo.

Il rischio di un nuovo fronte

L’attacco potrebbe rappresentare l’estensione del conflitto tra Stati Uniti e Iran verso il territorio egiziano, anche se al momento non esistono elementi pubblici sufficienti per attribuirne la responsabilità.

La guerra, iniziata a febbraio con una campagna di bombardamenti statunitensi e israeliani contro l’Iran, si è progressivamente allargata a numerosi Paesi della regione.

Una tregua temporanea raggiunta a giugno è crollata dopo la ripresa degli scontri legati al controllo dello Stretto di Hormuz.

Da allora sono aumentati gli attacchi contro basi militari, infrastrutture energetiche e navi commerciali.

Nuovi raid statunitensi contro l’Iran

Nelle stesse ore dell’incidente a Damietta, il comando militare americano ha annunciato di aver colpito centri di comando e strutture per droni appartenenti ai Guardiani della Rivoluzione iraniani.

Washington ha presentato l’azione come una risposta ai lanci effettuati da Teheran contro le forze statunitensi presenti nella regione.

I media iraniani, citando i Guardiani della Rivoluzione, hanno riferito che gli attacchi americani avrebbero ucciso tre civili e ferito due bambini sull’isola di Qeshm.

Tre membri dei Guardiani sarebbero invece morti nella provincia di Zanjan.

Il governatore del Khuzestan ha inoltre dichiarato che due complessi universitari adibiti a dormitori sono stati danneggiati nella città di Ahvaz.

Questi bilanci provengono da fonti iraniane e non risultano verificati in maniera indipendente.

Scontro sulle basi americane in Giordania

I Guardiani della Rivoluzione hanno affermato di aver colpito la base militare di Azraq, in Giordania, sostenendo di aver attaccato caccia F-35 statunitensi.

Il comando centrale americano ha però negato che velivoli degli Stati Uniti siano stati danneggiati o distrutti.

Secondo Washington, tutti i missili e i droni sarebbero stati intercettati oppure non avrebbero raggiunto le zone prese di mira.

Le forze armate giordane hanno comunicato di aver abbattuto cinque missili iraniani.

Le basi statunitensi presenti in Giordania sono diventate uno degli obiettivi principali delle operazioni lanciate da Teheran nelle ultime settimane.

Attacchi anche in Kuwait

Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, le forze di Teheran avrebbero attaccato anche strutture militari americane nella base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait.

Il ministero della Difesa kuwaitiano ha inoltre riferito che un attacco iraniano ha colpito un edificio appartenente a una società cinese nel nord del Paese.

Un lavoratore sarebbe rimasto ucciso e la struttura avrebbe subito danni considerevoli.

L’incidente dimostra come la crescente intensità degli attacchi stia coinvolgendo non soltanto strutture militari, ma anche imprese e cittadini di Paesi estranei allo scontro diretto.

L’Arabia Saudita entra apertamente nel conflitto

La guerra ha raggiunto un nuovo livello dopo che l’Arabia Saudita ha partecipato pubblicamente, per la prima volta, ad attacchi condotti insieme alle forze statunitensi.

Gli obiettivi erano gruppi allineati all’Iran nell’Iraq orientale, accusati di aver contribuito a lanciare droni contro infrastrutture petrolifere saudite.

Secondo valutazioni di Riad e dei suoi partner regionali, anche gli Houthi dello Yemen avrebbero preso parte agli attacchi contro l’Arabia Saudita utilizzando il territorio iracheno e coordinandosi con milizie locali.

Le accuse non sono state confermate da fonti indipendenti.

Gli Houthi minacciano le esportazioni saudite

La scorsa settimana gli Houthi hanno annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita, minacciando la rotta del Mar Rosso utilizzata per trasportare il petrolio verso l’Asia.

Gli attacchi contro le navi hanno già spinto il mercato assicurativo marittimo di Londra ad ampliare la propria zona considerata ad alto rischio.

La nuova classificazione comprende ora una parte maggiore della costa vicina ai porti sauditi.

L’aumento dei premi assicurativi e il rischio di attacchi potrebbero costringere le compagnie a deviare le navi, allungando i tempi di viaggio e aumentando i costi del trasporto energetico.

Iran e controllo dello Stretto di Hormuz

L’Iran sostiene di controllare lo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per le esportazioni di petrolio e gas provenienti dal Golfo Persico.

Teheran ha dichiarato di aver colpito tre petroliere che avrebbero tentato di attraversare lo stretto utilizzando una rotta non autorizzata.

Nella notte, tuttavia, una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto controllata da QatarEnergy è riuscita a uscire dal passaggio.

Si tratterebbe della prima unità di questo tipo registrata in uscita dall’11 luglio.

Secondo l’agenzia iraniana Fars, la nave avrebbe ricevuto un’autorizzazione specifica da Teheran.

Respinto il piano dell’Oman

L’Oman ha presentato all’Iran una proposta sostenuta da alcuni Stati del Golfo per regolamentare il transito nello Stretto di Hormuz.

Il piano prevederebbe anche il pagamento volontario di contributi da parte delle navi che utilizzano la rotta.

Teheran avrebbe inizialmente respinto la proposta, anche se il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha confermato che i colloqui con l’Oman stanno continuando.

Il tentativo diplomatico punta a impedire che il controllo dello stretto venga trasformato in un blocco permanente capace di sconvolgere i mercati mondiali dell’energia.

Le rotte mondiali sempre più vulnerabili

L’attacco di Damietta mostra quanto il conflitto stia minacciando contemporaneamente più passaggi strategici.

Lo Stretto di Hormuz è esposto al controllo iraniano. Il Mar Rosso è sotto la pressione degli Houthi. Ora un drone ha colpito due navi vicino al Canale di Suez.

Per l’Arabia Saudita e gli altri esportatori del Golfo, le alternative disponibili si stanno progressivamente riducendo.

Un’interruzione significativa del traffico attraverso Suez avrebbe effetti immediati sui prezzi dell’energia, sui costi assicurativi, sui tempi di consegna e sulle catene globali di approvvigionamento.

Un episodio ancora senza responsabili

L’Egitto dovrà ora stabilire da dove sia partito il drone, quale fosse il suo obiettivo e se l’attacco sia collegato direttamente alla guerra tra Stati Uniti e Iran.

L’assenza di una rivendicazione impone prudenza.

Non si può escludere un’operazione condotta da un gruppo alleato di Teheran, ma al momento non esistono prove pubbliche che consentano di attribuire responsabilità.

Resta però il significato politico dell’accaduto.

La guerra non è più confinata all’Iran o alle basi americane nel Golfo. Sta coinvolgendo porti, navi e infrastrutture distribuite lungo un arco sempre più vasto del Medio Oriente.

L’incendio di Damietta potrebbe rivelarsi un episodio isolato. Oppure il segnale che anche il Canale di Suez sta entrando nella geografia di un conflitto capace di minacciare alcune delle vie commerciali più importanti del pianeta.