È morto Franco Baresi, il Milan piange il suo eterno Capitano

La leggenda rossonera aveva 66 anni e attraversava da tempo un momento delicato di salute. Dopo la smentita delle notizie premature circolate nelle ore precedenti, il club ha annunciato ufficialmente la scomparsa: «Franco è per sempre»

Il calcio italiano perde uno dei suoi simboli più grandi. Franco Baresi è morto nella notte all’età di 66 anni.

Ad annunciarlo è stato il Milan, il club al quale il leggendario difensore aveva legato l’intera carriera sportiva e una parte fondamentale della propria vita.

«La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi», si legge nel messaggio pubblicato dalla società rossonera.

Il club ha ricordato il suo esempio, la sua profondità umana e quella maglia numero 6 ritirata per sempre, diventata parte integrante dell’identità milanista.

«Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un’ora così dura», ha scritto il Milan.

La conferma è arrivata dopo ore di grande apprensione. Nella giornata precedente, il club aveva smentito alcune notizie premature sulla morte dell’ex capitano, spiegando che Baresi stava attraversando un momento particolarmente delicato e chiedendo rispetto per la sua famiglia. 

«Abbiamo perso un battito del nostro cuore»

Il comunicato del Milan restituisce la dimensione di un dolore che va ben oltre la perdita di un grande ex calciatore.

«Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima», ha scritto la società.

Il club ha invitato l’intero popolo rossonero a trovare la forza per essere all’altezza dell’esempio lasciato dal suo Capitano.

«Tutto il Milan e tutti i milanisti devono provare a essere all’altezza di Franco Baresi. Bisogna farsi forza e raccogliere tutte le energie utili, pur fra le lacrime e la commozione di un momento che pesa tantissimo».

Non è una formula di circostanza. Baresi non era soltanto uno dei più grandi difensori della storia: rappresentava la continuità del Milan attraverso epoche profondamente differenti.

Con lui se ne va un calciatore che aveva saputo rimanere fedele alla stessa maglia nei momenti più difficili, prima di guidarla verso la conquista dell’Italia, dell’Europa e del mondo.

L’ultima apparizione a San Siro

Nel proprio messaggio, il Milan ha ricordato anche l’ultima grande immagine pubblica di Baresi.

Pochi mesi prima della morte era tornato a San Siro come tedoforo durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, insieme a un’altra leggenda del calcio milanese, Beppe Bergomi.

Fu un momento di grande emozione.

Baresi apparve nello stadio che era stato la sua casa, accolto dall’affetto di un pubblico che non aveva mai smesso di considerarlo il proprio capitano.

«Franco ci ha lasciati dopo averci regalato solo pochi mesi fa l’ultima grande, orgogliosa immagine di sé in uno stadio gremito, collegato con tutto il mondo, per una cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali milanesi che lui ha reso storica», ha ricordato il club.

La battaglia contro la malattia

Nel 2025, durante alcuni controlli di routine, a Baresi era stato diagnosticato un nodulo polmonare.

L’ex capitano era stato sottoposto a un intervento chirurgico mini-invasivo per la rimozione della nodulazione. L’operazione era riuscita e il decorso postoperatorio non aveva presentato complicazioni.

Successivamente, gli specialisti avevano indicato una terapia di consolidamento con immunoterapia. In quella circostanza Baresi aveva ringraziato il Milan e i tifosi, spiegando che avrebbe avuto bisogno di tempo per recuperare completamente. 

Nei mesi seguenti era tornato anche in tribuna a San Siro, accolto da un lungo applauso.

Il suo messaggio «Viva la vita», pubblicato sui social, aveva rappresentato un segnale di speranza e di forza durante la battaglia contro la malattia.

Negli ultimi giorni, però, le sue condizioni si erano aggravate. Il Milan aveva chiesto discrezione e rispetto, stringendosi attorno a lui e alla sua famiglia.

Una vita interamente rossonera

La storia di Franco Baresi coincide in gran parte con quella del Milan.

Nato a Travagliato, in provincia di Brescia, l’8 maggio 1960, entrò giovanissimo nel settore giovanile rossonero dopo essere stato scartato dall’Inter perché considerato troppo gracile.

Esordì in prima squadra il 23 aprile 1978, a soli 17 anni.

Da quel momento non cambiò mai maglia.

Rimase al Milan per venti stagioni, dal 1977 al 1997, attraversando trionfi, retrocessioni, difficoltà societarie e la successiva rinascita dell’era Berlusconi.

Quando il club precipitò in Serie B, Baresi non abbandonò la squadra. Restò al proprio posto, rifiutando le possibilità di trasferirsi altrove e diventando il simbolo di una fedeltà ormai rara nel calcio moderno.

Con il Milan disputò 719 partite ufficiali, realizzando 33 reti. Fu capitano per quindici stagioni e guidò una delle squadre più forti mai viste nella storia del calcio. 

I trionfi con il Milan

Il palmarès di Baresi racconta un’epoca irripetibile.

Con la maglia rossonera conquistò sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e quattro Supercoppe italiane.

Fu il comandante della linea difensiva del Milan allenato da Arrigo Sacchi e successivamente da Fabio Capello.

Accanto a Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e Paolo Maldini costruì una difesa entrata nella leggenda, capace di unire organizzazione, aggressività, tecnica e perfetto controllo del fuorigioco.

Baresi non era un difensore imponente dal punto di vista fisico. La sua superiorità nasceva dall’intelligenza, dall’anticipo, dalla velocità di pensiero e dalla capacità di leggere l’azione prima degli avversari.

Alzava il braccio, guidava la linea e trasformava la difesa in un movimento collettivo quasi perfetto.

Il numero 6 ritirato per sempre

Quando Baresi si ritirò nel 1997, il Milan decise che nessun altro calciatore avrebbe indossato la maglia numero 6.

Quel numero non venne semplicemente tolto dalla rosa. Divenne un simbolo permanente della storia del club.

Nel 1999, durante le celebrazioni per il centenario della società, i tifosi lo elessero “Milanista del secolo”.

Nel 2013 entrò nella Hall of Fame del calcio italiano, mentre Pelé lo aveva già inserito nella FIFA 100, la selezione dei più grandi calciatori viventi compilata in occasione del centenario della Federazione mondiale.

Baresi fu candidato sette volte al Pallone d’Oro e nel 1989 arrivò secondo, alle spalle del compagno Marco van Basten.

La Nazionale e la finale del 1994

Anche con la maglia dell’Italia Baresi lasciò un segno indelebile.

Fece parte della Nazionale campione del mondo nel 1982, pur senza scendere in campo durante il torneo, e divenne successivamente capitano degli Azzurri.

Il momento più celebre della sua carriera internazionale arrivò ai Mondiali statunitensi del 1994.

Baresi si infortunò al menisco durante la fase a gironi e venne sottoposto a un intervento chirurgico. Sembrava impossibile rivederlo in campo, ma recuperò in appena 25 giorni e disputò la finale contro il Brasile.

Nonostante l’errore nella serie dei rigori, giocò una partita straordinaria, diventata il simbolo della sua volontà e del suo attaccamento alla maglia azzurra.

L’immagine del capitano in lacrime dopo il rigore calciato sopra la traversa resta una delle più dolorose e umane della storia della Nazionale.

Il campione che non aveva bisogno di gridare

Franco Baresi non era un leader rumoroso.

Parlava poco, ma ogni suo gesto aveva un peso. Il suo modo di correre, dirigere i compagni e assumersi le responsabilità raccontava più di qualsiasi discorso.

Fu soprannominato prima “Piscinin”, il piccolo, e successivamente “Kaiser Franz”, in omaggio al grande Franz Beckenbauer.

Come il campione tedesco, reinterpretò il ruolo del libero trasformandolo in un regista arretrato, capace non soltanto di interrompere le azioni avversarie, ma anche di costruire il gioco.

Per generazioni di difensori è stato un modello tecnico e morale.

Paolo Maldini, Alessandro Nesta, Fabio Cannavaro e tanti altri campioni hanno riconosciuto in Baresi un punto di riferimento assoluto.

Il legame con Silvio Berlusconi

La carriera di Baresi è legata anche alla grande stagione del Milan di Silvio Berlusconi.

Quando l’imprenditore acquistò la società nel 1986, trovò nel capitano il punto dal quale ricostruire una squadra destinata a dominare il calcio mondiale.

Baresi rappresentava la memoria del Milan precedente e, contemporaneamente, il leader del nuovo ciclo.

Con Sacchi in panchina e campioni come Ruud Gullit, Marco van Basten e Frank Rijkaard, il capitano guidò la squadra verso una rivoluzione tattica e culturale.

Dopo la morte di Berlusconi, Baresi lo aveva ricordato come una figura paterna, capace di realizzare i suoi sogni e quelli di milioni di tifosi.

Un simbolo anche dopo il ritiro

Dopo aver smesso di giocare, Baresi continuò a rappresentare il Milan in diversi ruoli.

Dal 2020 ricopriva la carica di vicepresidente onorario del club.

Partecipava alle iniziative ufficiali, agli eventi internazionali e alle attività dedicate alla storia rossonera, mantenendo sempre il medesimo stile discreto.

Non aveva bisogno di occupare continuamente la scena. La sua sola presenza ricordava che il Milan non era soltanto una squadra, ma una storia costruita attraverso le persone che avevano scelto di appartenergli completamente.

«Baresi è per sempre»

Il Milan ha concluso il proprio messaggio con parole destinate a rimanere nel cuore dei tifosi:

«Abbracciamo tutti uniti il ricordo gigantesco di Franco, sapendo che ci terrà sempre per mano e che ci darà una motivazione in più per ogni istante della nostra vita rossonera. Per sempre. Perché Baresi è per sempre».

La morte di Franco Baresi lascia un vuoto enorme nel calcio italiano.

Se ne va un campione del mondo, un capitano, una bandiera e uno dei più grandi difensori mai esistiti.

Ma resta la sua eredità.

Resta il braccio alzato per comandare il fuorigioco. Restano le corse verso gli attaccanti, gli anticipi impossibili e le coppe sollevate da capitano.

Resta la scelta di non abbandonare il Milan neppure negli anni più difficili.

Resta soprattutto quella maglia numero 6 che nessun altro potrà indossare.

Perché alcuni calciatori appartengono a una stagione. Altri appartengono alla storia.

Franco Baresi appartiene per sempre al Milan e al calcio italiano.