Legge elettorale, il CGIE alza il muro: «No alla cancellazione della rappresentanza territoriale all’estero»

Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero chiede al Parlamento di preservare le ripartizioni, mantenere le preferenze, riservare le candidature ai residenti AIRE e acquisire formalmente il proprio parere obbligatorio. Particolare preoccupazione per l’area anglofona extraeuropea, che rischia di perdere ogni rappresentanza effettiva

Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero interviene con fermezza sulla riforma della legge elettorale e mette nero su bianco cinque richieste precise per difendere il voto e la rappresentanza politica delle comunità italiane nel mondo.

Nel documento trasmesso alle istituzioni, il CGIE richiama il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione e le funzioni consultive attribuitegli dalla legge, sottolineando che le modifiche oggi all’esame del Parlamento incidono direttamente sulle modalità con cui milioni di cittadini italiani residenti all’estero esercitano il diritto di voto.

Il messaggio è chiaro: la riforma non può essere decisa ignorando le comunità interessate e cancellando il rapporto tra eletti e territori.

Il CGIE si dichiara contrario a qualsiasi modifica capace di compromettere gli attuali equilibri geografici, con particolare riferimento alle comunità dell’area anglofona extraeuropea. Chiede inoltre il mantenimento delle preferenze, una maggiore sicurezza del voto e nuove regole sulle candidature. 

La territorialità non è un dettaglio

Il punto politicamente più rilevante riguarda la tutela della rappresentanza territoriale.

Il CGIE ricorda di aver già espresso, fin dal settembre 2025, forti preoccupazioni sulle ipotesi di modifica delle ripartizioni della Circoscrizione Estero.

Secondo il Consiglio, alterare o sopprimere gli attuali equilibri provocherebbe una «grave compromissione» della capacità delle diverse collettività di esprimere propri rappresentanti.

Il riferimento all’area anglofona extraeuropea è diretto e non può essere ignorato.

Australia, Nuova Zelanda, Nord America, parte dell’Asia e altre comunità distribuite su territori enormi rischiano di essere diluite all’interno di maxi-circoscrizioni dominate dalle aree con il maggior numero di elettori o con le organizzazioni politiche più forti.

Non sarebbe una semplice razionalizzazione geografica.

Sarebbe la cancellazione del principio sul quale nacque la Circoscrizione Estero: consentire alle comunità italiane di eleggere parlamentari legati alle realtà nelle quali vivono.

Un collegio troppo vasto non rappresenta nessuno

La riduzione delle ripartizioni prevista dalla riforma rischia di creare bacini elettorali tanto estesi da rendere impossibile un rapporto concreto tra candidati ed elettori.

Un parlamentare chiamato a rappresentare contemporaneamente continenti, sistemi consolari, economie e comunità profondamente differenti non potrebbe mantenere una presenza reale sul territorio.

La rappresentanza diventerebbe soltanto numerica.

Prevarrebbero i candidati sostenuti dalle strutture più forti, dalle maggiori risorse economiche e dalle concentrazioni elettorali più grandi.

Le comunità meno numerose, anche se storicamente consolidate e socialmente importanti, potrebbero restare prive di qualsiasi voce parlamentare.

Il CGIE chiede quindi che la correzione degli squilibri non avvenga sacrificando completamente la territorialità.

Sicurezza e integrità del voto

Il primo punto del documento riguarda la necessità di rafforzare la sicurezza del voto all’estero.

Il CGIE ricorda di aver presentato già nel giugno 2025 una serie organica di proposte finalizzate a migliorare tracciabilità, affidabilità e controllo delle procedure elettorali.

Il voto per corrispondenza è stato più volte oggetto di polemiche, segnalazioni e sospetti legati alla consegna dei plichi, alla raccolta delle schede e alla difficoltà di verificare che il voto venga espresso personalmente dall’elettore.

Per il Consiglio, l’integrità del procedimento non è un elemento secondario: rappresenta la condizione necessaria per garantire il diritto costituzionale dei cittadini e la piena legittimazione dei parlamentari eletti.

Il Parlamento viene quindi invitato a recepire concretamente le misure di sicurezza già proposte.

Candidature riservate ai residenti all’estero

Il CGIE denuncia anche un’incoerenza presente nell’attuale normativa.

Un cittadino italiano residente all’estero incontra difficoltà nel candidarsi nei collegi territoriali italiani, mentre una persona residente in Italia può presentarsi nella Circoscrizione Estero.

Secondo il documento, questa asimmetria non trova una giustificazione adeguata e indebolisce il principio stesso della rappresentanza delle comunità emigrate.

La proposta è netta: le candidature nella Circoscrizione Estero dovrebbero essere riservate ai cittadini realmente residenti fuori dall’Italia e iscritti all’AIRE da un periodo congruo.

Non basta conoscere le comunità attraverso brevi visite elettorali o attraverso le strutture dei partiti.

Per rappresentare un territorio bisogna viverlo, conoscerne i problemi consolari, previdenziali, fiscali e sociali e condividere l’esperienza quotidiana dei cittadini italiani residenti all’estero.

Difesa del sistema delle preferenze

Il CGIE chiede inoltre di conservare il sistema delle preferenze.

Dall’istituzione della Circoscrizione Estero, la possibilità di indicare direttamente il nome del candidato ha rappresentato uno degli strumenti fondamentali di collegamento tra elettori ed eletti.

Eliminare o ridurre drasticamente le preferenze significherebbe trasferire il potere di selezione dei parlamentari dalle comunità alle segreterie dei partiti.

I rappresentanti verrebbero scelti attraverso posizioni bloccate nelle liste e non sulla base del consenso personale raccolto nei territori.

Secondo il Consiglio, l’esperienza maturata negli anni dimostra che le preferenze rafforzano la partecipazione democratica, la responsabilità politica e la possibilità per gli elettori di giudicare direttamente il lavoro svolto.

Per questo devono essere considerate un elemento ormai consolidato e non sacrificabile.

Il Parlamento deve acquisire il parere del CGIE

Il quinto punto riguarda il ruolo istituzionale del Consiglio.

Il CGIE ricorda che le modifiche legislative relative alla rappresentanza degli italiani all’estero richiedono il pieno rispetto delle sue prerogative consultive.

Il documento sostiene che il parere del Consiglio debba essere formalmente acquisito durante l’iter parlamentare.

Qualora il legislatore decidesse di non accogliere le indicazioni ricevute, le Commissioni competenti dovrebbero fornire al CGIE una nota motivata, spiegando le ragioni della scelta.

Non si tratta quindi di una cortesia istituzionale né di una consultazione facoltativa.

Secondo il Consiglio, è un passaggio previsto proprio per impedire che le regole riguardanti gli italiani nel mondo vengano decise senza ascoltare l’organismo che li rappresenta.

Cinque richieste precise

Il documento si conclude con cinque indicazioni rivolte al Parlamento:

rafforzare la sicurezza del voto all’estero; impedire la cancellazione delle circoscrizioni territoriali; riservare le candidature ai residenti iscritti all’AIRE; mantenere le preferenze e acquisire formalmente il parere obbligatorio del CGIE.

Non sono richieste corporative.

Riguardano l’uguaglianza del voto, la trasparenza delle procedure e la possibilità per i cittadini all’estero di essere rappresentati da parlamentari realmente legati alle comunità.

L’Australia rischia di essere la grande esclusa

Per gli italiani residenti in Australia, la posizione del CGIE conferma una preoccupazione denunciata da tempo.

La comunità australiana rischia di essere assorbita in un’area elettorale sterminata, insieme a Paesi e continenti con caratteristiche completamente differenti.

In un sistema simile, il peso numerico dell’Australia potrebbe non essere sufficiente per eleggere un proprio rappresentante.

Verrebbe meno una presenza parlamentare capace di occuparsi direttamente della rete consolare, degli accordi previdenziali, della promozione linguistica, della cittadinanza, dell’assistenza agli anziani e dei rapporti bilaterali tra Italia e Australia.

Non è possibile difendere la rappresentanza degli italiani nel mondo cancellando proprio i territori nei quali vivono.

Il governo non può più dire di non sapere

Il documento del CGIE elimina ogni possibile alibi.

Le criticità sono state indicate chiaramente: sicurezza del voto, perdita della territorialità, disparità nelle candidature, rischio di liste bloccate e mancata acquisizione del parere istituzionale.

Il Parlamento può scegliere di accogliere queste raccomandazioni oppure respingerle.

Ma non potrà sostenere di non essere stato informato delle conseguenze.

La riforma della Circoscrizione Estero non riguarda soltanto il numero dei collegi. Riguarda il valore politico attribuito alla cittadinanza italiana fuori dai confini nazionali.

Ridurre le ripartizioni fino a svuotarle di significato significa trasformare gli italiani all’estero in una massa elettorale indistinta, utile per il conteggio dei voti ma sempre più lontana dai propri rappresentanti.

Il CGIE chiede di fermarsi e correggere il testo.

Ora spetta al Parlamento decidere se ascoltare la voce delle comunità o procedere verso una riforma che rischia di cancellarne la rappresentanza reale.

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