Il leader di Futuro Nazionale si presenta a Montecitorio con Ziello e Sasso. Nessuna trattativa in corso con altri partiti: «Non questuiamo voti o posizioni». Sull’immigrazione rilancia il concetto di “remigrazione”
Roberto Vannacci ha fatto il suo debutto politico alla Camera dei deputati con una conferenza stampa dedicata ai flussi migratori e al futuro di Futuro Nazionale.
L’ex generale della Folgore è arrivato a Montecitorio accompagnato dai deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso, indicati come i suoi principali riferimenti parlamentari.
Davanti a televisioni e cronisti, Vannacci ha chiarito di non voler restare ai margini del centrodestra. Il ruolo che immagina per sé e per il suo movimento è quello di una forza capace di correggere la direzione dell’alleanza.
«Il ruolo che preferisco giocare è quello di sestante», ha dichiarato, spiegando di voler contribuire a «fare il punto nave» e a riportare il centrodestra «sulla rotta giusta».
«Non questuiamo voti e posizioni»
Vannacci ha escluso l’esistenza di accordi o interlocuzioni formali con altre forze politiche.
«Parlo con chiunque e sono pronto a interloquire con chiunque, ma al momento non ho interlocuzioni con nessuno», ha affermato.
Il leader di Futuro Nazionale ha rivendicato l’autonomia del progetto politico e ha assicurato che non intende sacrificare i propri principi per ottenere spazi o candidature.
«Futuro Nazionale non questua voti e posizioni con nessuno. Noi rimaniamo fermi sui nostri principi, valori e ideali, che non sono negoziabili».
La strategia appare quindi orientata al dialogo, ma senza subordinazione agli attuali partiti della coalizione.
Nessun contatto con Beppe Grillo
Vannacci ha smentito anche le indiscrezioni su eventuali rapporti con Beppe Grillo.
«Un’interlocuzione con Grillo? Non con me, nella maniera più assoluta», ha dichiarato.
Ha però ribadito di essere disponibile a incontrare chiunque, precisando che ogni decisione verrebbe presa soltanto dopo un confronto diretto.
La condizione, ha aggiunto, è che chiunque voglia aderire a Futuro Nazionale accetti integralmente le posizioni del movimento.
La sfida al centrodestra
Il debutto alla Camera conferma la volontà di Vannacci di costruire uno spazio politico autonomo all’interno dell’area conservatrice.
La metafora del “sestante” indica un progetto che non si presenta necessariamente come alternativo al centrodestra, ma come forza incaricata di correggerne la direzione.
Vannacci sembra voler intercettare gli elettori che considerano troppo moderata o poco coerente l’azione dei partiti di governo, soprattutto sui temi dell’immigrazione, della sicurezza e dell’identità nazionale.
«Scrivono che ci inseguono. Il fatto che ci sia qualcuno che ci insegue ci fa piacere», ha commentato, lasciando però aperta la verifica sul reale consenso che Futuro Nazionale riuscirà a raccogliere.
Immigrazione al centro del debutto
Il tema dominante della conferenza è stato quello dei flussi migratori, tornato al centro del dibattito dopo i fatti di Ceuta.
Vannacci ha richiamato la gestione adottata dal governo spagnolo, sostenendo che Madrid abbia respinto migliaia di migranti entrati nell’exclave spagnola in Marocco.
Secondo il leader di Futuro Nazionale, anche una parte della sinistra avrebbe di fatto accettato il principio della “remigrazione”.
Il termine, sostiene Vannacci, sarebbe stato impropriamente assimilato alla deportazione.
«Remigrazione non significa deportazione»
Vannacci ha cercato di distinguere i due concetti.
La deportazione, secondo la sua definizione, consiste nel trasferire con la forza una persona lontano dalla propria patria o dal luogo di residenza naturale.
La remigrazione, invece, avrebbe come obiettivo il ritorno nei Paesi d’origine delle persone che non avrebbero titolo per restare.
«Noi queste persone le vogliamo portare a casa loro», ha affermato.
La questione resta politicamente e giuridicamente delicata, perché qualsiasi politica di rimpatrio deve rispettare le norme italiane, europee e internazionali, valutando individualmente la posizione di ogni persona, comprese le richieste di asilo e i divieti di respingimento verso Paesi non sicuri.
Un progetto ancora da misurare
Futuro Nazionale entra ora in una fase decisiva.
Vannacci ha visibilità, un linguaggio riconoscibile e alcuni riferimenti parlamentari. Deve però dimostrare di poter trasformare l’attenzione mediatica in organizzazione, classe dirigente e consenso elettorale.
Il rapporto con il centrodestra sarà il primo banco di prova.
Il nuovo movimento dovrà decidere se presentarsi come alleato critico, componente autonoma della coalizione o concorrente diretto dei partiti già esistenti.
Per ora Vannacci non rompe con il centrodestra. Si propone piuttosto di indicarne la rotta, rivendicando la libertà di dialogare con tutti senza rinunciare alle proprie posizioni.
Il debutto a Montecitorio segna dunque l’ingresso ufficiale di Futuro Nazionale nel confronto politico nazionale.
Resta da capire se il “sestante” di Vannacci riuscirà davvero a spostare la direzione del centrodestra o se resterà soprattutto una forte provocazione politica.
