Noi come istituzioni e il disorientamento dei giganti

di Cav. Luigi De Luca
Dal mio osservatorio interno di Sydney, Australia

Cari lettori, voglio condividere con voi una riflessione profonda, maturata stamane nel silenzio del mio osservatorio qui a Sydney, guardando a quel ricambio generazionale che troppo spesso analizziamo solo con la freddezza delle statistiche economiche.

Se scaviamo sotto la superficie, ci accorgiamo che la vera crisi della nostra epoca non è occupazionale, ma è una crisi di natura temporale e antropologica: abbiamo una generazione che è drammaticamente “Fuori Tempo”.

Se osserviamo le sponde della vita, ci accorgiamo che i nonni e i nipoti si capiscono perché, pur vivendo in epoche diverse, mantengono una loro precisa dimensione. I nonni custodiscono il tempo del passato, la memoria storica e l’onestà etica delle radici. I bambini e i più piccoli proiettano la loro purezza nel tempo del futuro, liberi da sovrastrutture.

Il vero dramma si consuma nel mezzo. I nostri giovani, i ragazzi che dovrebbero abitare, governare e fecondare il tempo presente, hanno smarrito il loro orizzonte. Non vivono il presente: hanno perso il loro tempo.

Non sanno più come direzionarsi, come orientare la bussola dei loro talenti e delle loro aspirazioni in una società che offre mille stimoli superficiali ma nessuna certezza profonda.

Nel mio cuore ho visualizzato un’immagine spietata per descrivere la loro condizione. Mi appaiono come i giganti del nostro mare, come quelle balene o quelle tartarughe marine che navigano tranquille nelle profondità dell’oceano finché un’esplosione improvvisa e violenta sul fondale, nelle loro immediate vicinanze, distrugge i loro sonar biologici.

Quella deflagrazione invisibile è il rumore di fondo della modernità, l’ipocrisia del successo facile e l’omologazione di massa che ha disorientato le loro rotte native.

Senza più un radar interno, i nostri ragazzi girano a vuoto, finendo spesso per spiaggiarsi nel silenzio dell’isolamento sociale, proprio come i NEET di cui discutevamo nei giorni scorsi.

Non è colpa loro. Se una balena perde la rotta, la colpa è di chi ha provocato l’esplosione nel suo habitat.

Noi, come istituzioni, come padri e come Maestri, abbiamo il dovere morale di spegnere quel rumore assordante e di offrire loro nuovi punti di riferimento. Dobbiamo aiutarli a ricostruire i loro radar attraverso il rigore del lavoro duro, l’educazione all’ascolto e la trasmissione di un mestiere che rimetta al centro la manualità e il rispetto per la terra.

È tempo di scendere in strada e di tendere la mano a questi giganti disorientati. Dobbiamo aiutarli a ritrovare il loro tempo, prima che il mare della mediocrità li inghiotta definitivamente.