Da una storica insegna italiana di Sydney a un progetto imprenditoriale più ampio, fatto di catering, private dining, consulenza e personal branding. Gabriele Franco racconta ad AI & Allora come sta trasformando La Botte d’Oro in qualcosa di più di un ristorante, con una convinzione precisa: oggi il digitale non è un accessorio, ma parte integrante del business.
C’è una frase che sintetizza bene il pensiero di Gabriele Franco sul rapporto tra ristorazione e tecnologia:
«Puoi avere un sito web, devi averlo sicuramente. Ma devi averlo che funziona. È come avere una Ferrari in garage e non avere il motore dentro.»
Chef e proprietario de La Botte d’Oro, storico ristorante italiano di Sydney attivo da 49 anni, Franco ha rilevato il locale circa due anni fa, lo ha ristrutturato e ha iniziato a costruirgli intorno un progetto più articolato.
Sono nati così Table & Together, dedicato a catering e chef a domicilio insieme a Natasha, e il marchio personale Chef Gabriele Franco, destinato a diventare il punto di riferimento del nuovo Franco Group, tra private dining, catering, private chef e consulenze.
Il passaparola non basta più
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda il modo in cui è cambiato il rapporto con i clienti.
Per Franco, il tradizionale word of mouth continua a essere importante, ma oggi rappresenterebbe circa il 20% del business.
Il restante 80%, nella sua esperienza, passa soprattutto attraverso social media e digital marketing.
Un dato significativo proprio perché arriva da un ristorante con quasi mezzo secolo di storia e non da una startup nata online.
La conclusione è semplice: oggi essere presenti sul web non basta. Bisogna esserci bene, investendo tempo, risorse e strategia.
Anche le recensioni online, in particolare quelle di Google, sono ormai parte integrante della reputazione di un locale.
Tecnologia sì, ma dove serve davvero
Quando si parla di tecnologia applicata alla ristorazione è facile immaginare robot, automazione e strumenti spettacolari.
La realtà raccontata da Franco è molto più concreta.
La tecnologia gli è servita soprattutto per migliorare operazioni, comunicazione con i clienti, email e gestione della squadra.
Poter raggiungere rapidamente i dipendenti, coordinare informazioni e ridurre il tempo perso nelle attività quotidiane rappresenta un vantaggio immediatamente misurabile.
È questa, secondo lo chef, una delle aree ancora sottovalutate da molti operatori della ristorazione.
Sui social bisogna mostrare ciò che si è
Il digitale, però, può diventare anche una trappola.
Franco mette in guardia dalla tentazione di costruire sui social un’immagine del ristorante che non corrisponde all’esperienza reale.
Il principio è quello dell’autenticità: mostrare il piatto come viene realmente servito, le persone che lavorano nel locale, il titolare e l’atmosfera vera.
Perché se la promessa fatta online non corrisponde a quello che il cliente trova al tavolo, la distanza prima o poi emerge.
E spesso costa molto più di qualche like guadagnato.
Vuoi aprire un ristorante? Prima studia la zona
Particolarmente interessante il consiglio rivolto a chi arriva dall’Italia con il sogno di aprire un’attività in Australia.
Prima della passione, secondo Franco, serve conoscenza del mercato.
Ed è qui che l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento concreto.
Può aiutare a studiare una zona, analizzare la popolazione, individuare la tipologia di clientela, verificare i competitor, confrontare prezzi, recensioni e densità commerciale.
Una ricerca che permette di capire se un’idea abbia realmente possibilità di funzionare prima di firmare un contratto d’affitto o investire grandi somme.
Ma arriva anche un avvertimento importante.
La passione, da sola, non basta.
Bisogna conoscere il cibo, il servizio, il customer care e soprattutto avere esperienza. Entrare nella ristorazione soltanto perché “si ama cucinare” può trasformarsi in un rischio molto alto.
Da La Botte d’Oro al Franco Group
La parte forse più interessante del percorso di Gabriele Franco è proprio questa evoluzione.
Il ristorante non rappresenta più l’unico centro dell’attività.
Table & Together porta l’esperienza italiana direttamente nelle case attraverso catering e chef privati.
Parallelamente, il nuovo Franco Group punta ad ampliare ulteriormente l’offerta con private dining e consulenza per altri ristoratori.
Perché, come sottolinea Franco, gestire un ristorante significa molto più che acquistare ingredienti, cucinare e servire.
Prima che il piatto arrivi al tavolo ci sono marketing, ordini, fornitori, gestione del personale, comunicazione, customer relationship, tecnologia e pianificazione.
La dining experience è soltanto il momento finale di un lavoro molto più grande.
Il digitale deve produrre risultati
E si torna così alla metafora della Ferrari.
Un sito bello ma fermo non serve.
Un profilo social con molti follower ma nessuna prenotazione non basta.
Per un’attività locale il digitale deve essere misurato attraverso risultati concreti: richieste, eventi, prenotazioni, clienti che entrano dalla porta.
Una precisazione di trasparenza è necessaria: Gabriele Franco è anche cliente dell’attività di digital marketing coinvolta nella realizzazione del sito de La Botte d’Oro, mentre i social sono curati dall’agenzia Ad Personam.
Proprio per questo il suo giudizio va letto conoscendo il rapporto professionale.
Ma il principio resta valido ben oltre La Botte d’Oro.
Il digitale funziona quando smette di essere una vetrina e comincia a diventare uno strumento di lavoro.
Ed è probabilmente questa la lezione più utile della nuova puntata di AI & Allora.
