Due soglie simboliche nello stesso giorno: il debito australiano ha raggiunto 1 trilione di dollari, mentre quello degli Stati Uniti ha superato i 40 trilioni di dollari americani. Intanto i mercati guardano alla crescita dell’indebitamento pubblico, alla guerra in Medio Oriente e ai nuovi dati sul lavoro australiano. L’oro balza di oltre il 4%, mentre l’ASX si prepara ad aprire in rialzo.
Il debito torna al centro dell’attenzione dei mercati internazionali.
L’Australia ha raggiunto la soglia di 1.000 miliardi di dollari di debito, mentre negli Stati Uniti il debito federale ha superato per la prima volta quota 40 trilioni di dollari USA.
Washington sarebbe inoltre sulla strada per prendere a prestito circa 2 trilioni di dollari soltanto nel 2026, in un anno segnato dall’aumento della spesa legata al conflitto in Medio Oriente e dagli effetti delle ampie riduzioni fiscali.
Sono cifre che riaprono inevitabilmente il dibattito sulla sostenibilità dei conti pubblici, soprattutto in una fase nella quale i tassi d’interesse rimangono un elemento centrale per governi, imprese e famiglie.
ASX verso un’apertura positiva
Nonostante le preoccupazioni sul debito, il mercato azionario australiano si prepara a una seduta positiva.
Alle 7 del mattino AEST, i futures sull’ASX 200 indicavano un rialzo dello 0,3%, a quota 9.032 punti.
Anche il dollaro australiano si mostrava forte, con un guadagno dello 0,6% e un cambio intorno a 71,23 centesimi di dollaro USA.
Wall Street ha chiuso invece in maniera contrastata:
- Dow Jones: +0,2%
- S&P 500: +0,2%
- Nasdaq Composite: -0,2%
In Europa, FTSE leggermente positivo, mentre DAX e Stoxx 600 hanno terminato in lieve calo.
Oro in volo: +4,3%
Il movimento più significativo della giornata arriva però dall’oro.
Il prezzo spot è salito del 4,3%, raggiungendo circa 4.521 dollari USA l’oncia.
Un movimento molto forte, coerente con una fase nella quale gli investitori cercano protezione di fronte a tensioni geopolitiche, indebitamento crescente e incertezza sui mercati.
Il petrolio Brent è invece salito dello 0,5% a 91,49 dollari al barile.
Il minerale di ferro ha perso lo 0,2%, scendendo a 96,05 dollari per tonnellata, mentre Bitcoin si muoveva poco sotto i 69.100 dollari USA.
Oggi i dati sul lavoro australiano
L’attenzione in Australia si sposterà ora sui nuovi dati occupazionali.
Alle 11:30 AEST, l’Australian Bureau of Statistics pubblicherà i dati sul mercato del lavoro di luglio.
A giugno il tasso di disoccupazione era rimasto al 4,4%, mentre l’occupazione era aumentata di circa 76.000 unità, soprattutto grazie alla crescita del lavoro part-time.
Il nuovo dato sarà particolarmente importante per valutare la forza dell’economia e le prospettive future sui tassi d’interesse.
Migrazione, imprese contro i tagli drastici
Sul fronte economico interno continua anche il dibattito sull’immigrazione.
One Nation e Coalition stanno aumentando la pressione per una riduzione significativa del programma migratorio permanente.
Diversi rappresentanti del mondo imprenditoriale avvertono però che tagli troppo profondi potrebbero creare gravi carenze di personale in settori già sotto pressione, tra cui aged care e costruzioni.
Secondo questa posizione, il dibattito dovrebbe concentrarsi meno sul numero complessivo dei migranti e maggiormente sulle competenze necessarie all’economia australiana.
Moderna vola del 177%
A Wall Street ha attirato l’attenzione anche il clamoroso rialzo di Moderna.
Le azioni della società biotech sono salite di circa 177% dopo l’annuncio di risultati positivi per il vaccino personalizzato contro il cancro sviluppato insieme a Merck & Co.
Il trattamento è progettato per addestrare il sistema immunitario a riconoscere mutazioni specifiche presenti nel tumore del singolo paziente.
Secondo le società, una sperimentazione condotta su oltre 1.000 pazienti con melanoma ad alto rischio avrebbe mostrato risultati positivi nella prevenzione della recidiva e della diffusione della malattia.
Il titolo Moderna ha chiuso intorno ai 174 dollari USA.
Il debito torna a essere il grande tema
Ma il dato destinato a dominare il dibattito economico resta quello dell’indebitamento.
Un trilione di dollari in Australia e oltre 40 trilioni negli Stati Uniti sono soglie soprattutto simboliche, ma evidenziano la crescita delle passività pubbliche proprio mentre il costo del denaro rimane elevato.
Per i mercati il problema non è soltanto quanto debito esiste, ma quanto costa finanziarlo e quanto spazio resta ai governi per reagire alla prossima crisi.
E mentre le Borse continuano a salire e l’oro segna un nuovo balzo, è proprio questa contraddizione a descrivere meglio l’attuale scenario: mercati ancora resilienti, ma investitori sempre più alla ricerca di protezione.
