Oltre 60 arresti in Cina, più di 60 milioni di sigarette sequestrate e 91 container intercettati con tabacco illegale destinato soprattutto a Sydney. L’operazione congiunta tra autorità australiane e cinesi arriva nel pieno dello scontro politico sull’accisa sul tabacco, con il governo federale che respinge le richieste di ridurla per contrastare il mercato nero.
Australia e Cina hanno collaborato per colpire una delle più importanti reti internazionali di contrabbando di tabacco dirette verso il mercato australiano.
L’Australian Border Force (ABF) ha rivelato che il sindacato criminale avrebbe spedito in Australia più di 90 container contenenti prodotti del tabacco tra gennaio e maggio di quest’anno.
L’operazione, denominata Operation Trailblazer, ha portato all’arresto di oltre 60 persone in Cina.
In Australia sono stati sequestrati più di 60 milioni di sigarette e circa 60 chilogrammi di tabacco sfuso, per un valore stimato superiore a 92 milioni di dollari in imposte evase.
Tabacco nascosto tra stampanti e lampade
Secondo gli investigatori, il tabacco sarebbe stato prodotto o movimentato attraverso il Sud-est asiatico prima di essere spedito dalla Cina.
La merce illegale veniva nascosta all’interno di carichi apparentemente regolari, tra prodotti come stampanti, lampade e altre merci commerciali.
Gran parte dei container sarebbe arrivata nel porto di Sydney.
Le autorità cinesi avevano segnalato all’Australian Border Force 112 container sospetti. I controlli australiani avrebbero poi trovato tabacco illegale in 91 di questi.
La collaborazione con l’Anti-Smuggling Bureau della General Administration of China Customs è stata indicata dall’ABF come uno degli elementi decisivi dell’operazione.
«Fermarli prima che arrivino in Australia»
L’Assistant Commissioner dell’ABF Penelope Spies ha definito l’operazione una delle più significative azioni contro il commercio illegale di tabacco.
Secondo Spies, il risultato dimostra quanto sia importante intervenire prima ancora che i container raggiungano i confini australiani.
Anche l’Assistant Minister for Customs Julian Hill ha sottolineato il ruolo dello scambio internazionale di intelligence.
La strategia del governo, ha spiegato, si sviluppa su tre livelli: collaborazione con Paesi stranieri prima dell’arrivo della merce, sequestri alla frontiera e chiusura dei punti vendita illegali una volta che il prodotto è entrato nel Paese.
Il mercato nero esplode
L’operazione arriva mentre il mercato del tabacco illegale in Australia ha assunto proporzioni sempre più preoccupanti.
Secondo i dati citati, la quota di tabacco e altri prodotti alla nicotina provenienti dal mercato illecito sarebbe cresciuta enormemente rispetto al 2017.
Parallelamente, gli introiti fiscali derivanti dalle accise sul tabacco sono diminuiti.
Le previsioni del budget di maggio indicavano un ammanco di circa 8 miliardi di dollari nei prossimi cinque annirispetto alle precedenti aspettative.
L’economista Chris Richardson sostiene che, senza la crescita del mercato nero registrata dal 2019, Canberra potrebbe incassare fino a circa 15 miliardi di dollari aggiuntivi ogni anno.
Secondo la sua valutazione, una parte consistente di quel mercato — diversi miliardi di dollari l’anno — finisce nelle mani della criminalità organizzata.
Sigarette legali sempre più care
L’Australia ha tra le sigarette legali più costose al mondo.
L’accisa federale ha raggiunto questo mese circa 1,55 dollari per singola sigaretta, pari a circa 30 dollari di sola tassa per un pacchetto da 20.
Ed è proprio su questo punto che si è aperto uno scontro politico.
One Nation propone di ridurre l’accisa del 75 per cento e sospendere l’indicizzazione per almeno tre anni, sostenendo che un prezzo legale più basso potrebbe ridurre l’attrattiva del mercato nero.
Anche il premier del New South Wales Chris Minns ha chiesto di ripensare l’attuale sistema.
Secondo Minns, l’accisa non starebbe più raggiungendo il risultato previsto e starebbe contribuendo indirettamente a spingere i consumatori verso sigarette illegali, creando una nuova fonte di guadagno per la criminalità organizzata.
Plibersek: «Minns ha torto al 100%»
Il governo federale respinge però questa impostazione.
La ministra Tanya Plibersek ha detto di essere completamente in disaccordo con Minns, sostenendo invece che Stati e Territori dovrebbero fare di più per contrastare i negozi che vendono illegalmente tabacco.
Julian Hill ha definito la corsa politica alla riduzione dell’accisa una risposta sbagliata.
Secondo il governo federale, anche eliminando completamente la tassa, le sigarette illegali potrebbero continuare a essere vendute a prezzi inferiori rispetto a quelle legali.
Per Canberra la priorità deve quindi essere colpire importatori, reti criminali e punti vendita, non ridurre la tassazione.
Il Commonwealth afferma inoltre di aver destinato 98 milioni di dollari nell’ultimo anno finanziario per aiutare Stati e Territori a contrastare tabacco e nicotina illegali.
Una battaglia economica oltre che sanitaria
Il sequestro da 92 milioni dimostra la dimensione raggiunta dal problema.
Da una parte c’è un sistema di tassazione costruito negli anni anche per scoraggiare il fumo attraverso prezzi elevati. Dall’altra, un mercato illegale diventato abbastanza grande da attirare reti criminali internazionali capaci di organizzare spedizioni su scala industriale.
La questione politica ora è capire quale delle due strategie possa funzionare meglio: abbassare le accise per ridurre il divario di prezzo oppure mantenere la pressione fiscale e intensificare repressione e controlli.
Operation Trailblazer offre al governo un argomento a favore della seconda strada.
Ma con miliardi di dollari in gioco e il mercato nero ancora in crescita, il dibattito sull’accisa australiana è tutt’altro che chiuso.
