Il mercato australiano del private credit sta affrontando il suo primo vero test. Dopo il collasso di alcuni grandi debitori e la decisione di diversi fondi di limitare i rimborsi agli investitori, ASIC avverte che stanno emergendo le “prime crepe significative” in un settore cresciuto rapidamente e molto meno regolamentato rispetto al sistema bancario tradizionale. Il tema riguarda milioni di australiani perché anche i fondi superannuation investono nel credito privato.
Il private credit australiano entra in una fase delicata.
La Australian Securities and Investments Commission (ASIC) sta aumentando la propria attenzione su un mercato che negli ultimi anni è cresciuto rapidamente, attirando capitali alla ricerca di rendimenti superiori rispetto agli investimenti tradizionali.
La Deputy Chair di ASIC Sarah Court ha avvertito che gli ultimi sviluppi rappresentano il primo vero test per il settore.
«È ancora presto e senza dubbio emergeranno molte più informazioni nelle prossime settimane e nei prossimi mesi», ha spiegato. «Ma purtroppo quello che stiamo vedendo in Australia sono le prime crepe significative».
Cos’è il private credit
Per private credit si intendono, in termini semplici, prestiti concessi al di fuori del sistema bancario tradizionale.
Fondi specializzati e altri intermediari raccolgono denaro dagli investitori e lo prestano direttamente ad aziende, sviluppatori immobiliari e altri soggetti.
Il mercato può offrire rendimenti interessanti, ma presenta anche rischi diversi rispetto alle banche: minore trasparenza, attività spesso difficili da valutare e una liquidità che può ridursi rapidamente quando molti investitori chiedono contemporaneamente di ritirare il proprio denaro.
«Non è una questione periferica»
ASIC sottolinea che il problema non riguarda soltanto investitori sofisticati o grandi patrimoni.
Una parte significativa degli australiani può essere esposta indirettamente al private credit attraverso i propri fondi superannuation.
Per Sarah Court, proprio questo rende il settore una questione di interesse nazionale.
«Non è un problema periferico», ha affermato, ricordando che il legame con il superannuation porta il private credit dentro i risparmi pensionistici di una parte molto ampia della popolazione.
Anche la RBA osserva il settore
La Reserve Bank of Australia sta monitorando attentamente gli sviluppi.
La governatrice Michele Bullock ha indicato soprattutto un problema: la difficoltà di comprendere esattamente dove si trovi la leva finanziaria e chi sia realmente esposto.
«Le persone non sanno dove sia il leverage. Non sanno chi sia esposto», ha spiegato.
La RBA non ha finora individuato elementi tali da indicare un rischio sistemico per l’intero sistema finanziario australiano.
Ma l’opacità del settore rappresenta comunque una fonte di preoccupazione.
Bathla e Adgemis accendono l’allarme
Negli ultimi mesi alcuni casi importanti hanno aumentato l’attenzione.
Il grande sviluppatore immobiliare del New South Wales Bathla Group ha recentemente nominato gli amministratori.
La controllante Universal Property Group aveva, al 30 giugno dello scorso anno, circa 3,2 miliardi di dollari di passività, gran parte delle quali sarebbe stata collegata a fondi di private credit.
Un altro caso riguarda l’imprenditore Jon Adgemis e il collasso del suo gruppo nel settore hospitality.
Adgemis avrebbe contratto circa 1,8 miliardi di dollari di debiti, anche in questo caso con una forte presenza di finanziatori non bancari.
I due episodi non significano automaticamente che il private credit australiano sia in crisi, ma mostrano cosa può accadere quando grandi debitori finanziati fuori dal sistema bancario entrano in difficoltà.
Fondi limitano i rimborsi
Un ulteriore segnale arriva dalle decisioni adottate da alcuni operatori.
Merricks, Longreach Credit e Centuria Bass sono tra i fondi che hanno limitato o gestito più rigidamente i rimborsi richiesti dagli investitori.
Anche MA Financial ha introdotto temporaneamente un limite ai redemption pari a un massimo dell’1% dei fondi gestiti ogni mese.
La società ha definito la decisione una misura preventiva per affrontare la possibilità di un aumento delle richieste di rimborso.
Questo tipo di meccanismo viene utilizzato quando un fondo vuole evitare di essere costretto a vendere rapidamente attività poco liquide per restituire denaro agli investitori.
Il rischio della corsa ai riscatti
Ed è proprio la liquidità uno dei punti più delicati.
Un fondo può concedere prestiti con scadenze lunghe, mentre gli investitori possono chiedere di riavere il proprio capitale molto prima.
Se troppe persone chiedono contemporaneamente di uscire, il gestore può trovarsi nella situazione di dover limitare i rimborsi.
Non significa necessariamente insolvenza.
Ma è un segnale che il rapporto tra liquidità promessa agli investitori e liquidità reale degli investimenti diventa fondamentale quando il mercato entra in una fase di stress.
Nuovi standard per il settore
Il Financial Services Council (FSC) ha annunciato nuovi standard per private markets e private credit con l’obiettivo di aumentare trasparenza e fiducia degli investitori.
Secondo il chief executive Blake Briggs, la rapida crescita del settore ha prodotto pratiche non sempre uniformi e questo può aumentare i rischi per i consumatori.
Le nuove regole sono state sviluppate insieme a operatori australiani e internazionali e fondi superannuation.
ASIC ha accolto positivamente l’iniziativa, ma continuerà le proprie verifiche e prevede di pubblicare entro l’anno un aggiornamento sulla ricerca condotta nel settore.
Nessun allarme sistemico, ma il test è iniziato
Il messaggio delle autorità australiane deve essere letto con attenzione.
ASIC non sta dicendo che il private credit sia sul punto di collassare.
La RBA, allo stesso modo, non sostiene che esista attualmente una minaccia sistemica paragonabile a una crisi bancaria.
Ma qualcosa è cambiato.
Per anni il private credit è cresciuto in un ambiente relativamente favorevole. Ora grandi debitori entrano in difficoltà, alcuni fondi limitano i riscatti e gli investitori iniziano a chiedersi quanto siano liquide e trasparenti alcune attività.
È questo il vero significato delle “prime crepe” indicate da ASIC: il settore non è ancora in crisi, ma sta entrando nella fase in cui le promesse fatte durante gli anni di crescita vengono finalmente messe alla prova.
