Angus Taylor, l’incidente che gli cambiò la vita: «Mi spezzai la schiena dopo la morte di mia madre»

Il leader liberale racconta per la prima volta la caduta da un balcone a 22 anni, il lungo periodo di immobilità e la svolta che lo portò alla borsa di studio Rhodes. Nell’intervista difende anche la comunità musulmana, spiega la sfida a Sussan Ley e rompe il silenzio sul meme “Well done, Angus”

Angus Taylor ha raccontato per la prima volta uno degli episodi più dolorosi e decisivi della propria vita: la caduta da un balcone che, quando aveva 22 anni, gli provocò la frattura della schiena e lo lasciò per mesi quasi completamente immobilizzato.

In un’intervista personale concessa al programma Kitchen Cabinet dell’ABC, il leader del Partito Liberale ha ricostruito il difficile periodo seguito alla morte della madre, scomparsa per un tumore pochi mesi prima dell’incidente.

Taylor ha ammesso che il lutto lo aveva profondamente destabilizzato e che, per un certo periodo, era diventato più irrequieto e spericolato.

La notte dell’incidente era sotto l’effetto dell’alcol quando cadde da un balcone del Women’s College dell’Università di Sydney.

«La schiena era rotta. Provai ad alzarmi e capii immediatamente che non era una cosa sensata», ha ricordato.

Il dolore dopo la morte della madre

La madre di Taylor aveva avuto un ruolo centrale nella vita dei quattro fratelli.

La sua morte lasciò il futuro leader liberale in uno stato di dolore profondo, al quale il giovane cercò inizialmente di reagire attraverso comportamenti che oggi descrive come più “selvaggi”.

La caduta avvenne pochi mesi dopo il lutto.

Il trauma lo costrinse a trascorrere un lungo periodo in ospedale e successivamente completamente immobilizzato nel gesso. Non poteva praticare sport e aveva forti limitazioni anche nelle attività più semplici.

Quella fase, tuttavia, finì per cambiare radicalmente la direzione della sua vita.

Dall’immobilità alla borsa di studio Rhodes

Impossibilitato a svolgere attività fisica, Taylor concentrò tutte le proprie energie nello studio durante l’anno di specializzazione universitaria.

«Non potevo fare sport e non potevo fare molte altre cose. Quell’anno lavorai duramente. Penso che fosse una risposta alla morte di mia madre», ha spiegato.

L’intenso impegno accademico gli consentì di ottenere una prestigiosa borsa di studio Rhodes, aprendo la strada agli studi a Oxford e, successivamente, alla carriera nel mondo degli affari e della politica.

Un incidente che avrebbe potuto distruggergli il futuro diventò quindi, attraverso un difficile percorso di recupero, il punto di partenza di una nuova vita.

Taylor non ha cercato di trasformare la vicenda in un racconto eroico. Ha riconosciuto invece il peso del dolore, dell’alcol e delle scelte sbagliate compiute in un momento di fragilità.

L’incontro con la futura moglie

Pochi mesi dopo la caduta, Angus Taylor conobbe Louise Clegg, destinata a diventare sua moglie.

Il loro primo bacio avvenne mentre lui era ancora immobilizzato nel gesso.

«Quello fu l’inizio della nostra relazione, poco dopo che ero caduto dal balcone e avevo perso mia madre. Siamo rimasti insieme da allora», ha raccontato.

La vicenda personale offre un’immagine diversa rispetto a quella pubblica del politico spesso descritto come rigido, competitivo e fortemente concentrato sulle questioni economiche.

Dietro la costruzione della sua carriera emerge una fase segnata dal lutto, dalla vulnerabilità e dalla necessità di ricominciare.

La sfida a Sussan Ley

Durante l’intervista, Taylor ha affrontato anche la decisione di sfidare Sussan Ley per la leadership del Partito Liberale.

Aveva perso contro di lei una prima votazione interna, ma nove mesi dopo è riuscito a sostituirla, diventando leader dell’opposizione.

Taylor ha definito quella decisione «difficile, molto difficile» e ha spiegato di avere inizialmente concesso a Ley tutto lo spazio necessario per dimostrare la propria capacità di guidare il partito.

Il punto di rottura sarebbe arrivato dopo le due separazioni tra Liberali e Nationals avvenute durante la leadership di Ley.

«Quando la Coalition si era divisa due volte, era chiaro che avevamo un problema profondo», ha affermato.

Si tratta della prima volta in cui Taylor indica apertamente le fratture della Coalition come motivazione principale della propria sfida.

In precedenza aveva presentato il cambio al vertice soprattutto come una necessità per riportare il Partito Liberale ai propri valori fondamentali e reagire al crollo dei consensi.

I sondaggi restano drammatici

La sostituzione di Ley non ha però risolto i problemi elettorali dell’opposizione.

Dopo un iniziale miglioramento rispetto al 19% registrato sotto la precedente leadership, il voto primario della Coalition sarebbe sceso al minimo storico del 17% nel mese di giugno.

Il blocco conservatore risulterebbe dietro sia al Labor sia a One Nation, che continua a conquistare elettori soprattutto sui temi dell’immigrazione, dell’identità nazionale e del costo della vita.

Taylor ha quindi spostato la Coalition verso posizioni più severe sull’immigrazione, proponendo una riduzione degli ingressi, un maggiore collegamento tra crescita della popolazione e costruzione di nuove abitazioni, un test sui valori australiani legalmente vincolante e più controlli sui social media dei potenziali migranti.

La difesa dei musulmani australiani

Il leader liberale ha però cercato di stabilire una netta distinzione tra la propria politica migratoria e le posizioni espresse da Pauline Hanson.

Secondo Taylor, la selezione dei nuovi arrivati non dovrebbe basarsi sulla razza, sulla religione o sul Paese d’origine, ma sull’adesione ai valori democratici australiani.

«Non stai discriminando sulla base della razza, della religione o del Paese di provenienza. Stai distinguendo sulla base dei valori», ha dichiarato.

Interrogato sulle affermazioni di Hanson, che in passato aveva sostenuto che l’Australia rischiasse di essere “sommersa dai musulmani”, Taylor le ha definite «semplicemente scandalose».

«In questo Paese ci sono musulmani incredibili, persone meravigliose che stanno dando un contributo enorme all’Australia e lo fanno da molto tempo. Dovremmo celebrarlo», ha affermato.

Ha però aggiunto che la questione sarebbe differente per chi arriva nel Paese senza credere nel sistema democratico australiano o senza intenzione di rispettarne le regole.

Le precedenti difficoltà sull’immigrazione

Le dichiarazioni arrivano dopo una serie di controversie che avevano messo Taylor in difficoltà.

Il leader liberale era stato criticato per avere parlato di un rischio più elevato che “persone cattive” provenissero da “Paesi cattivi”, indicando esplicitamente l’Iran.

Aveva inoltre inizialmente evitato di utilizzare il termine multiculturalismo dopo che Hanson aveva proposto una società australiana monoculturale.

Successivamente aveva chiarito che gli australiani possono provenire da qualsiasi nazione e professare qualsiasi religione, purché condividano i principi fondamentali del Paese.

La nuova intervista sembra quindi rappresentare un tentativo di definire con maggiore precisione la posizione liberale: immigrazione più limitata e selettiva, ma senza attacchi generalizzati contro una religione o un’intera comunità.

La verità sul meme “Well done, Angus”

Taylor ha infine spiegato perché non abbia mai attribuito pubblicamente a un collaboratore l’ormai celebre commento «Fantastic. Great move. Well done, Angus».

L’episodio risale alla campagna elettorale del 2019.

Allora ministro dell’Energia, Taylor pubblicò su Facebook l’annuncio di mille nuovi posti auto presso una stazione ferroviaria del proprio collegio. Poco dopo, dal suo stesso account apparve un commento di congratulazioni rivolto a sé stesso.

Il messaggio fu rapidamente cancellato, ma diventò immediatamente virale e continua ancora oggi a essere utilizzato per prenderlo in giro.

La spiegazione più diffusa è che un nuovo collaboratore avesse dimenticato di uscire dall’account ufficiale del ministro prima di inserire il commento.

Taylor non aveva però mai confermato pubblicamente quella versione.

Sette anni dopo ha spiegato il proprio silenzio: «Non avrei mai preso uno dei miei collaboratori per trasformarlo in un capro espiatorio».

Ha definito le battute successive come «acqua sul dorso di un’anatra» e ha concluso assumendosi la responsabilità dell’accaduto: «Sono responsabile di ciò che viene fatto attraverso i miei account».

Il volto privato del leader dell’opposizione

L’intervista mostra un Angus Taylor molto diverso dal politico impegnato quotidianamente nello scontro con il governo Albanese e nella difficile ricostruzione della Coalition.

Il racconto della morte della madre, della caduta, dell’immobilità e dell’incontro con la futura moglie non cancella le controversie politiche né le difficoltà nei sondaggi.

Offre però una chiave per comprendere alcuni aspetti della sua personalità: la disciplina, l’ambizione, il senso di responsabilità e la tendenza a non attribuire pubblicamente ai propri collaboratori errori commessi dal suo ufficio.

La caduta da quel balcone avrebbe potuto lasciare conseguenze permanenti. Finì invece per obbligarlo a fermarsi, studiare e costruire un percorso completamente nuovo.

È da quel momento, sostiene Taylor, che la sua vita cambiò davvero.