I dati provvisori dell’Istat fotografano un mercato del lavoro sostanzialmente stabile su base mensile, ma ancora in crescita rispetto al 2025. Aumentano i dipendenti permanenti e gli autonomi, mentre diminuiscono i contratti a termine. Resta ampio il divario occupazionale tra uomini e donne.
Il mercato del lavoro italiano rallenta sul breve periodo ma continua a mostrare una crescita significativa rispetto a un anno fa.
Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat e relativi a luglio 2026, il numero complessivo degli occupati si attesta a 24 milioni e 370mila persone, sostanzialmente stabile rispetto a giugno. Nel confronto con luglio 2025, invece, gli occupati sono 307mila in più.
Un risultato che conferma la tenuta complessiva dell’occupazione, anche se dietro la stabilità del dato generale emergono movimenti differenti tra le varie categorie di lavoratori.
Crescono permanenti e autonomi, calano i contratti a termine
A luglio risultano 16 milioni e 583mila dipendenti permanenti e 5 milioni e 300mila lavoratori autonomi.
La loro crescita viene però compensata dalla diminuzione dei lavoratori con contratto a termine, scesi a circa 2 milioni e 486mila.
Il saldo mensile è quindi pressoché invariato: appena 2mila occupati in più rispetto al mese precedente.
Più marcata è invece la variazione annuale. I 307mila posti di lavoro aggiuntivi rispetto a luglio dello scorso anno derivano soprattutto dall’aumento dei dipendenti permanenti e degli autonomi e dalla contemporanea riduzione dell’occupazione a termine.
Tasso di occupazione al 63,2%
Il tasso di occupazione resta stabile al 63,2%.
La fotografia cambia sensibilmente distinguendo tra uomini e donne. Il tasso di occupazione maschile raggiunge il 71,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, mentre quello femminile è fermo al 54,5%, con una diminuzione di 0,1 punti.
Rimane quindi un divario di oltre 17 punti percentuali tra occupazione maschile e femminile, uno degli elementi strutturali più rilevanti del mercato del lavoro italiano.
Disoccupazione in calo al 5,8%
Segnale positivo arriva dal numero delle persone in cerca di lavoro.
Il tasso di disoccupazione scende al 5,8%, diminuendo di 0,1 punti percentuali rispetto a giugno.
La disoccupazione maschile si colloca al 5,2%, in calo di 0,2 punti, mentre quella femminile raggiunge il 6,6%, in aumento di 0,1 punti.
Nel complesso, nel mese di luglio il numero dei disoccupati diminuisce di circa 17mila unità. Rispetto a un anno prima, la riduzione è di circa 14mila persone.
Giovani, disoccupazione al 18,9%
Più complessa resta la situazione della fascia tra i 15 e i 24 anni.
Il tasso di occupazione giovanile è pari al 17,1%, in diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente.
Il tasso di disoccupazione giovanile, invece, sale al 18,9%, con un aumento mensile di 0,2 punti.
È un dato che va distinto dal tasso di occupazione: il 18,9% si riferisce ai giovani appartenenti alle forze di lavoro che stanno cercando un’occupazione e non all’intera popolazione tra 15 e 24 anni.
Inattività stabile al 32,8%
Resta invariato anche il tasso di inattività, cioè la quota delle persone che non lavorano e non cercano attivamente un’occupazione: 32,8%.
Anche in questo caso il divario di genere è molto pronunciato. L’inattività femminile raggiunge il 41,6%, mentre quella maschile si ferma al 24,2%.
Un mercato del lavoro che tiene, ma con alcuni nodi irrisolti
Nel complesso, la fotografia dell’Istat restituisce quindi un mercato del lavoro italiano che non arretra e che, nel confronto annuale, continua a creare occupazione.
I 307mila occupati aggiuntivi rispetto a luglio 2025 rappresentano il dato più significativo. Allo stesso tempo, la sostanziale immobilità registrata nell’ultimo mese invita a leggere con prudenza l’andamento dei prossimi mesi.
Restano inoltre alcune criticità strutturali: il basso livello dell’occupazione femminile, l’elevata inattività delle donne e una disoccupazione giovanile ancora nettamente superiore alla media nazionale.
La buona notizia è dunque la tenuta dell’occupazione e il consolidamento del lavoro permanente. La sfida sarà capire se questa crescita riuscirà a proseguire anche in una fase economica più incerta e, soprattutto, se sarà capace di coinvolgere maggiormente giovani e donne, le due aree nelle quali il mercato del lavoro italiano continua a mostrare i maggiori margini di miglioramento.

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