Leggo sempre con piacere ed interesse il “nostro” giornale Allora, in particolare l’editoriale di Marco Testa e gli articoli di Emanuele Esposito.
Siete per me un giornale “autorevole”, cosa rara per un giornale italiano stampato all’estero.
Intervengo brevemente al soggetto del Comites e del CGIE, mi sembra di aver capito i dubbi, le esitazioni di Marco Testa al soggetto di questi organismi inutili, inefficaci; sono decenni che allerto i politici e diplomatici sull’assoluta inutilità dei Comites e dei CGIE.
La legge va abrogata o perlomeno profondamente riformata, da 40 anni sono stati spesi miliardi per zero risultati, non dirlo è disonesto, direi criminale.
Da 50 anni sono presidente di associazioni italiane a Lione, e quindi posso affermare che la stragrande maggioranza di italiani non conosce questi organismi e non ne ha bisogno, quindi un utensile, un attrezzo quando non funziona va eliminato o nei migliori dei casi riciclato.
Era una bella legge, ma se non funziona si deve eliminare, non mantenerla in nome della democrazia! Questa è un’ulteriore scandalosa ipocrisia!
Sono a chiedere a Marco Testa, una volta eletto, di procedere per una riforma o abrogazione di questa legge, perlomeno per quello che concerne le elezioni costosissime e fasulle. Dall’interno di un Comites e forse del CGIE potrà agire con più efficacia, anche con l’aiuto di Allora. Non ho nessuna motivazione politica, solo onestà civica, ora basta con gli sperperi di denaro pubblico, se potete far qualcosa fatelo!
Ogni bene a voi tutti! The best for you brothers of “downunder”!
Danilo Vezzio, Presidente del Fogolâr Furlan di Lione (Francia)
Caro Danilo,
ti ringrazio sinceramente per le tue parole, che ho letto con particolare attenzione e che apprezzo ancora di più conoscendo il tuo lungo impegno al servizio della comunità italiana a Lione.
Sapere che Allora! viene considerato un giornale autorevole è per noi motivo di grande soddisfazione, ma anche una responsabilità. Cerchiamo di fare informazione con indipendenza, dando spazio alle diverse opinioni e mettendo al centro gli interessi reali degli italiani, in Australia e nel mondo.
Sul tema dei Comites e del CGIE, le tue osservazioni toccano una questione che non può più essere elusa.
Personalmente non parlo di questi organismi per sentito dire. Ho fatto parte del Comites di Sydney per dieci anni e conosco quindi direttamente pregi, limiti, difficoltà e contraddizioni di questo sistema di rappresentanza.
Proprio per questo ritengo che la discussione debba essere affrontata con grande onestà, senza pregiudizi e senza la paura di mettere in discussione anche convinzioni consolidate nel tempo.
La rappresentanza degli italiani all’estero è un principio importante e non va cancellata semplicemente perché gli organismi che dovrebbero garantirla hanno mostrato, in molti casi, evidenti limiti. Ma allo stesso tempo non possiamo difendere un sistema soltanto perché esiste da decenni o appellandoci genericamente alla parola “democrazia”.
Una legge deve essere valutata soprattutto per la sua capacità di produrre risultati. Se non li produce, deve essere riformata, anche radicalmente. E se alcuni strumenti si sono dimostrati inutili o sproporzionati rispetto ai risultati ottenuti, bisogna avere il coraggio di dirlo. Prendiamo ad esempio la questione dei pareri che i Comites esprimono nei confronti della pubblica amministrazione.
Un grande polverone si è creato negli anni, anche al fine di intimidire e portare alla chiusura le poche testate giornalistiche italiane che ancora operano all’estero senza fini di lucro da parte di soggetti a cui la comunità italiana interessava ben poco.
La questione dei costi delle elezioni, della partecipazione effettiva degli italiani e della reale capacità dei Comites e del CGIE di rappresentare le nostre comunità merita una riflessione seria e non ideologica. Non servono slogan, ma trasparenza, responsabilità e soprattutto la volontà di guardare in faccia la realtà.
So bene che dall’interno di questi organismi si possono incontrare sia una maggioranza di persone serie, volontari che dedicano tempo e energie alla comunità, ma anche meccanismi che troppo spesso finiscono per prevalere sulla loro stessa funzione. È proprio questa esperienza che mi porta oggi a ritenere necessaria una riflessione profonda sul futuro della rappresentanza degli italiani all’estero.
Infine, entrare in un organismo di rappresentanza avrebbe senso soltanto se si potesse lavorare per renderlo più efficace, più trasparente e più vicino agli italiani. Non avrebbe invece senso accettare un incarico semplicemente per occupare una posizione o per entrare a far parte di un sistema senza poter contribuire realmente a migliorarlo.
La testata Allora! continuerà a fare la propria parte come giornale: informare, porre domande, dare voce agli italiani e, quando necessario, criticare ciò che riteniamo non funzioni. Non per spirito di contrapposizione, ma perché riteniamo che una stampa comunitaria seria debba anche avere il coraggio di dire ciò che altri preferiscono non dire.
Grazie ancora per il tuo messaggio, per la tua franchezza e per l’incoraggiamento. Un caro saluto a te e a tutti gli amici del Fogolâr Furlan di Lione.
Marco Testa, Direttore
