Roma restituisce al pubblico due straordinarie testimonianze archeologiche nel cuore del Colle Oppio. Dopo il restauro della grande esedra e della galleria sotterranea delle Terme di Traiano, tornano visibili l’affresco della “Città Dipinta”, databile al I secolo d.C., e il cosiddetto Grande Mosaico, una monumentale decorazione parietale che il sindaco Roberto Gualtieri ha definito “il più grande mosaico parietale dell’antica Roma”. Le nuove indagini hanno inoltre riportato alla luce una veduta di città portuale, rivestimenti marmorei e una nicchia monumentale.
Roma continua a restituire frammenti della propria storia.
Al Colle Oppio, nel complesso delle Terme di Traiano, si è concluso l’intervento di restauro e valorizzazione della grande esedra sud-occidentale e della galleria sotterranea.
Il lavoro ha consentito di recuperare e rendere nuovamente leggibili due opere di particolare rilievo: l’affresco della Città Dipinta e il Grande Mosaico.
Entrambi appartengono a edifici precedenti o contemporanei alla grande trasformazione monumentale dell’area e sono databili al I secolo d.C.
La Città Dipinta: Roma conserva un affresco di dieci metri quadrati
La Città Dipinta è un affresco di circa dieci metri quadrati.
Raffigura una città circondata da mura e torri, con edifici rappresentati in prospettiva.
La decorazione apparteneva a una costruzione precedente alle Terme di Traiano e offre una testimonianza importante della pittura romana del I secolo.
La sua conservazione, insieme alla superficie ancora leggibile, ne fa uno degli elementi centrali del nuovo percorso archeologico.
Il Grande Mosaico
Ancora più imponente è il cosiddetto Grande Mosaico, una decorazione parietale appartenente a una vasta sala affacciata su un ninfeo.
Le pareti sono state riportate alla luce per circa cinque metri di altezza.
Il mosaico riproduce una complessa struttura architettonica identificata come una scaenae frons teatrale, articolata su due registri e arricchita da statue e figure.
Secondo il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, si tratterebbe del «più grande mosaico parietale dell’antica Roma».
Una definizione che restituisce la portata del ritrovamento, anche alla luce delle dimensioni originarie dell’ambiente.
Una città portuale nascosta nel mosaico
Le indagini più recenti hanno inoltre permesso di individuare un’ulteriore fascia musiva.
La scena raffigura una città portuale, con una serie di edifici probabilmente affacciati sul mare e riconducibili al tema delle cosiddette “ville marittime”.
Più in basso sono emersi anche i resti di un rivestimento realizzato con grandi lastre di marmo.
Al centro della parete è stata individuata inoltre una nicchia alta circa 2,20 metri, anch’essa decorata in marmo.
Questi elementi consentono agli archeologi di ricostruire meglio le dimensioni dell’ambiente originario.
Le pareti, riccamente decorate, avrebbero potuto raggiungere circa dodici metri di altezza.
Una stratificazione che attraversa due secoli di Roma
Il complesso permette di leggere diverse fasi della storia monumentale del Colle Oppio.
La zona conserva testimonianze che vanno dall’età neroniano-flavia fino alla costruzione delle Terme di Traiano, tra il I e il II secolo d.C.
L’esedra sud-occidentale misura circa 30 metri di diametro.
Le due file di nicchie presenti nell’ambiente potrebbero essere state utilizzate per ospitare armadi destinati a libri e documenti.
I gradoni, invece, avrebbero potuto accogliere il pubblico durante letture o riunioni.
L’ipotesi restituisce quindi l’immagine di uno spazio non soltanto monumentale, ma anche destinato ad attività culturali.
Gualtieri: «Meraviglie uniche al mondo»
«Con questo intervento restituiamo alla città e rendiamo finalmente fruibile un luogo meraviglioso», ha dichiarato Gualtieri.
Il sindaco ha sottolineato che il progetto permette non soltanto di recuperare uno spazio archeologico, ma anche di mostrare per la prima volta opere che presentano caratteristiche eccezionali.
Il Grande Mosaico e la Città Dipinta erano infatti troppo importanti per rimanere chiusi al pubblico mentre proseguivano gli approfondimenti archeologici.
Le prime aperture al pubblico
Il nuovo percorso sarà aperto in via sperimentale sabato 12 e domenica 13 settembre.
Le visite saranno guidate, gratuite, in italiano e su prenotazione.
Dal 2 ottobre, invece, l’accesso sarà previsto dal venerdì alla domenica, con sei turni giornalieri dalle 10 alle 15.
Ogni gruppo potrà essere composto da un massimo di 15 persone.
Roma continua a emergere dal sottosuolo
Il recupero delle Terme di Traiano conferma ancora una volta quanto il sottosuolo della capitale continui a conservare strutture capaci di modificare la conoscenza della città antica.
In questo caso non si tratta soltanto di frammenti architettonici.
Affreschi, mosaici, marmi e ambienti monumentali permettono di ricostruire il livello di ricchezza decorativa raggiunto da Roma nel I secolo.
La “Città Dipinta” e il Grande Mosaico diventano così non soltanto due nuovi tesori da visitare, ma anche strumenti per comprendere come apparivano, duemila anni fa, gli spazi monumentali nel cuore della capitale dell’Impero.
