Le controverse norme sul lavoro da casa proposte dal governo del Victoria hanno subito una pesante battuta d’arresto. La Camera alta ha votato 18 a 17 per rinviare il disegno di legge a una commissione parlamentare per ulteriori verifiche. Il provvedimento, che garantirebbe ai lavoratori idonei il diritto di lavorare da casa almeno due giorni alla settimana, rischia ora di non essere approvato prima delle elezioni di novembre.
Le nuove regole sul work from home del Victoria entrano in una fase di forte incertezza.
Giovedì la Camera alta del Parlamento statale ha deciso, con un voto di 18 a 17, di inviare il provvedimento a una commissione parlamentare per un ulteriore esame.
Determinante è stato il voto dell’indipendente Adem Somyurek, ex figura di primo piano del Labor, rientrato in Parlamento per esprimere il voto decisivo.
Il calendario complica tutto
Il problema principale è ora il tempo.
La commissione non dovrebbe riferire prima della conclusione dell’ultima settimana di sedute già programmata prima delle elezioni di novembre.
Questo significa che il governo guidato dal premier Ben Carroll potrebbe essere costretto ad aggiungere una nuova settimana di lavori parlamentari se vorrà tentare di approvare la legge prima che gli elettori del Victoria tornino alle urne.
Il rinvio rappresenta quindi un ostacolo politico e procedurale rilevante.
Cosa prevedeva la proposta
La normativa avrebbe riconosciuto ai lavoratori del Victoria il diritto di lavorare da casa almeno due giorni alla settimana, a condizione che le mansioni possano ragionevolmente essere svolte da remoto.
Il provvedimento era stato presentato come un tentativo di trasformare il lavoro flessibile in un diritto più strutturato.
Le imprese avrebbero comunque potuto respingere una richiesta qualora il lavoro da remoto avesse provocato un impatto negativo concreto sull’attività.
Le modifiche dopo le critiche
Dopo le forti contestazioni del mondo imprenditoriale, il governo aveva già ammorbidito alcuni aspetti.
Un emendamento ha sostituito il criterio di “significant adverse impact” con quello di “material adverse impact”, lasciando maggiore spazio alle imprese nella valutazione delle conseguenze del lavoro da casa.
È stato inoltre esteso da 21 a 28 giorni il periodo concesso ai datori di lavoro per rispondere alla richiesta di un dipendente.
Nonostante queste modifiche, il provvedimento non è riuscito a superare il passaggio parlamentare.
Le imprese avevano avvertito il governo
I gruppi imprenditoriali avevano già espresso forti riserve nei mesi scorsi.
Secondo i critici, una disciplina troppo rigida avrebbe potuto aumentare i costi per le aziende, ridurre la flessibilità gestionale e, in alcuni casi, mettere a rischio posti di lavoro.
Il governo, invece, aveva sostenuto che il lavoro da casa fosse ormai una componente stabile del mercato del lavoro e che i dipendenti dovessero poter contare su regole più chiare.
Una sconfitta politica per Carroll
La vicenda assume anche un peso politico per il premier Ben Carroll.
Tra i suoi primi interventi dopo la sostituzione di Jacinta Allan alla guida del governo c’era stata proprio la decisione di sospendere temporaneamente il dibattito nella Camera alta per rivedere il testo.
Il fatto che, nonostante le modifiche, il disegno di legge sia stato rinviato in commissione rappresenta una battuta d’arresto significativa.
Il futuro della legge ora è incerto
Il provvedimento non è stato definitivamente bocciato.
Ma il rinvio restringe fortemente i margini temporali.
Il governo dovrà decidere se convocare il Parlamento per una settimana aggiuntiva, modificare ulteriormente il testo oppure rinviare la questione a dopo le elezioni.
Per il momento, il progetto di riconoscere un diritto generalizzato a due giorni di lavoro da casa alla settimana resta sospeso. La prossima partita si giocherà in commissione e, soprattutto, contro il calendario elettorale.
