Aree interne, la Sicilia cerca l’uscita dallo spopolamento

Lo spopolamento delle aree interne siciliane non è soltanto una questione di numeri. Dietro paesi che perdono abitanti, scuole che chiudono e servizi che scompaiono c’è una trasformazione profonda del territorio, alimentata da emigrazione, denatalità, mancanza di lavoro e opportunità. Ma proprio quei territori oggi svuotati possono diventare una parte della risposta. È questa la sfida al centro del convegno “Zone interne: problemi e soluzioni”, promosso da USEF – Unione Siciliana Emigrati e Famiglie, in programma venerdì 18 settembre alle 10 nella Sala delle Conferenze della Regione Siciliana, in via Magliocco 46, a Palermo.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con CARSE, Patto per Restare e Questa è la mia Terra, con il contributo dell’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, parte da una considerazione precisa: non è possibile parlare di spopolamento senza parlare di emigrazione.

Per decenni i due fenomeni sono stati affrontati come questioni separate. In realtà sono strettamente legati. Quando un giovane lascia un piccolo comune perché non trova un lavoro, servizi adeguati o prospettive per costruire il proprio futuro, il territorio non perde soltanto un residente. Perde una possibile famiglia, una nascita, un’impresa, competenze e nuove energie.

Da qui l’idea di un vero “Patto per Restare”, che non sia soltanto uno slogan ma una strategia capace di restituire alle persone la possibilità concreta di scegliere se rimanere.

E, allo stesso tempo, di creare le condizioni per chi vuole tornare. Il tema riguarda direttamente anche i milioni di siciliani e loro discendenti che vivono all’estero. L’emigrazione ha contribuito allo svuotamento dei piccoli centri, ma la diaspora può oggi rappresentare una risorsa: competenze, relazioni, capitali ed esperienze maturate fuori dalla Sicilia possono essere messe al servizio dei territori d’origine.

Il convegno affronterà quindi temi come lavoro, servizi, infrastrutture, welfare, nuove economie, valorizzazione del patrimonio locale, denatalità e rapporto con le comunità siciliane nel mondo.