Proattivi e vicini

di Emanuele Esposito

«Digitale, ma anche proattivo». È questa la visione di Giuseppe Di Murro, da pochi mesi Console d’Italia a Brisbane, per il futuro della rete consolare italiana in Queensland e Northern Territory.

Una circoscrizione enorme, circa dieci volte l’Italia, nella quale vivono oltre 25 mila connazionali, distribuiti tra grandi centri come Brisbane e Gold Coast e comunità più lontane, fino al Northern Territory. 

Per Di Murro, la distanza impone un cambiamento di approccio: «Dobbiamo essere noi ad avvicinarci alle comunità». Da qui l’importanza delle missioni consolari, della comunicazione digitale e di servizi sempre più semplici e accessibili. «Non dobbiamo aspettare che il problema si presenti e poi cercare di risolverlo», sottolinea.

La digitalizzazione rappresenta una delle priorità. Il Consolato ha recentemente aggiornato il proprio sito e punta a promuovere strumenti come Fast It per le pratiche AIRE, riducendo la necessità di recarsi fisicamente allo sportello.

Ma il rapporto con gli italiani non può limitarsi alla tecnologia. Di Murro sottolinea il ruolo delle associazioni e del Comites, definito uno strumento importante per comprendere le esigenze delle diverse comunità e programmare interventi sul territorio.

Particolare attenzione è rivolta anche alla nuova emigrazione. I giovani italiani arrivano oggi in Australia con esperienze, competenze e conoscenza dell’inglese molto diverse rispetto alla generazione storica. Due mondi che, secondo il Console, condividono però la stessa capacità di adattarsi, lavorare e costruire.

E poi c’è Brisbane 2032. Le Olimpiadi rappresentano, nelle parole di Di Murro, un’opportunità per il Sistema Italia: infrastrutture, turismo, design, imprese, investimenti ed esportazioni. Consolato, Ambasciata, ICE e Camera di Commercio Italo-Australiana stanno lavorando per preparare il terreno.

Un’immagine raccontata dal Console riassume forse meglio di ogni altra cosa l’evoluzione della presenza italiana: il panino con la mortadella. Un tempo simbolo di diversità e motivo di derisione, oggi diventato uno street food ricercato e venduto nei locali di Brisbane.

«Qualcosa che un tempo era visto come diverso è diventato parte della cultura australiana», osserva Di Murro. È il risultato di generazioni di italiani che hanno trasformato l’emigrazione in una storia di integrazione, lavoro e orgoglio.

Il messaggio finale è rivolto direttamente alla comunità: il Consolato vuole essere «aperto e disponibile» e fare un passo in più per risolvere i problemi. E aggiunge: «Una comunità è viva quando i suoi cittadini partecipano».

L’intervista integrale a Giuseppe Di Murro, con tutte le domande e le risposte del Console, sarà pubblicata nella prossima edizione