Australia, data centre da 461 miliardi: il boom dell’intelligenza artificiale rischia di spostarsi all’estero

L’industria australiana lancia l’allarme: la capacità dei progetti per data centre è salita a 26,8 gigawatt, ma ostacoli autorizzativi, disponibilità energetica e opposizione delle comunità potrebbero spingere gli investitori verso mercati come la Malaysia. Intanto tre australiani su quattro ritengono che la costruzione di abitazioni debba avere la precedenza sulle infrastrutture digitali. In gioco anche migliaia di opportunità di lavoro.

L’Australia potrebbe diventare uno dei principali centri mondiali dell’intelligenza artificiale e dell’economia digitale, ma rischia di perdere una parte significativa delle opportunità di investimento a favore di altri Paesi asiatici. È l’allarme lanciato da Data Centres Australia, l’associazione che rappresenta il settore delle infrastrutture digitali, di fronte alla crescente incertezza sulle autorizzazioni, sulla disponibilità di energia elettrica e sull’impatto dei nuovi impianti sulle comunità locali.

Secondo le anticipazioni del nuovo Australian Data Centre Forecast Report, la capacità informatica complessiva censita tra strutture operative, progetti in costruzione, investimenti già programmati e iniziative ancora preliminari ha raggiunto 26,8 gigawatt, con un incremento di 5,2 gigawatt in appena sei mesi.

Il valore potenziale dell’intero portafoglio viene stimato in circa 461 miliardi di dollari australiani.

Una cifra che racconta la dimensione del fenomeno, ma che deve essere interpretata correttamente: non si tratta di capitali già investiti o definitivamente impegnati. Una parte consistente dei progetti è ancora soggetta ad autorizzazioni, collegamenti alla rete elettrica, finanziamenti e decisioni commerciali.

La questione, tuttavia, è concreta. Il settore sostiene che i grandi investitori internazionali stanno decidendo proprio adesso dove costruire le infrastrutture che supporteranno i servizi digitali e l’intelligenza artificiale dei prossimi decenni.

Un mercato che cresce a velocità straordinaria

Il rapporto precedente di Data Centres Australia, riferito al 31 marzo 2026, aveva censito una capacità complessiva di 21,6 gigawatt.

Sei mesi dopo, la nuova rilevazione porta il totale a 26,8 gigawatt.

L’incremento è legato soprattutto alla crescente domanda di capacità di elaborazione per i sistemi di intelligenza artificiale, i servizi cloud e le piattaforme digitali utilizzate da imprese, governi e cittadini.

Secondo le stime del settore, ogni gigawatt di nuova capacità comporta investimenti dell’ordine di 12 miliardi di dollari statunitensi.

Applicando questo parametro, i soli 5,2 gigawatt aggiunti al portafoglio negli ultimi sei mesi rappresenterebbero un’opportunità teorica di circa 62,4 miliardi di dollari americani.

La trasformazione è alimentata dalla necessità di installare processori avanzati, sistemi di raffreddamento, alimentazione elettrica continua e infrastrutture di comunicazione sempre più sofisticate.

I data centre non sono più soltanto edifici che conservano informazioni. Sono diventati una componente essenziale dell’economia digitale, dalla gestione bancaria alla sanità, dal commercio elettronico alla ricerca scientifica.

L’allarme dell’industria: la Malaysia potrebbe approfittarne

Belinda Dennett, amministratrice delegata di Data Centres Australia, sostiene che il Paese dispone di imprese di livello internazionale, ma rischia di non valorizzarne pienamente il potenziale.

Tra gli operatori australiani figurano NEXTDC, AirTrunk e CDC Data Centres, società che hanno sviluppato infrastrutture importanti anche al di fuori del mercato nazionale.

Secondo Dennett, la concorrenza internazionale sta diventando sempre più intensa.

Singapore e Irlanda hanno già sperimentato restrizioni alla crescita dei data centre, soprattutto per problemi legati all’energia e alla sostenibilità delle infrastrutture.

Una parte degli investimenti che non ha trovato spazio a Singapore si è successivamente indirizzata verso la Malaysia, diventata uno dei mercati più dinamici del settore nel Sud-Est asiatico.

L’associazione teme che un fenomeno simile possa verificarsi in Australia.

Non esiste un blocco generale formalmente imposto a tutti i nuovi progetti australiani. La preoccupazione riguarda piuttosto l’effetto combinato di procedure autorizzative complesse, disponibilità limitata di collegamenti elettrici e crescente opposizione locale.

Per gli investitori internazionali, tempi e costi rappresentano elementi decisivi nella scelta del Paese nel quale sviluppare nuove infrastrutture.

Il vero problema è l’energia

Uno degli ostacoli più importanti riguarda la disponibilità di elettricità.

I data centre richiedono forniture continue e altamente affidabili per alimentare migliaia di server, apparati di rete e impianti di raffreddamento.

L’espansione delle tecnologie di intelligenza artificiale sta aumentando ulteriormente il fabbisogno energetico.

Secondo uno studio di Oxford Economics Australia e dell’Australian Energy Market Operator, nello scenario centrale la domanda nazionale di elettricità dei data centre potrebbe passare da circa 5,2 terawattora nell’anno finanziario 2025-2026 a 15,8 terawattora entro il 2029-2030.

In sostanza, i consumi annui potrebbero triplicare nell’arco di pochi anni.

Il governo del New South Wales ha già avviato un confronto sulle regole per i nuovi collegamenti alla rete.

A luglio 2026, le richieste di connessione presentate dagli operatori nel NSW raggiungevano complessivamente una capacità potenziale di 28 gigawatt, con circa 13 gigawatt in fase avanzata di discussione.

Queste richieste non corrispondono automaticamente a consumi futuri né a progetti tutti destinati a essere realizzati.

Dimostrano però l’enorme pressione che il settore potrebbe esercitare sulla pianificazione energetica.

Chi deve pagare le nuove infrastrutture elettriche?

La crescita dei data centre pone una questione economica particolarmente delicata: chi dovrà sostenere i costi per potenziare le reti?

Costruire nuove sottostazioni, linee elettriche e sistemi di distribuzione richiede investimenti importanti.

Il governo del NSW sta valutando modifiche regolamentari per assicurare che le nuove infrastrutture destinate ai data centre non provochino aumenti ingiustificati dei costi sostenuti da famiglie e piccole imprese.

L’obiettivo dichiarato è che i grandi progetti contribuiscano ai costi aggiuntivi generati dalla loro richiesta di energia.

L’espansione del settore potrebbe anche favorire nuovi investimenti nella produzione rinnovabile e nei sistemi di accumulo, ma soltanto se la pianificazione sarà coordinata con quella delle infrastrutture digitali.

Il problema non consiste quindi semplicemente nello scegliere tra innovazione e tutela dei consumatori.

La sfida è realizzare impianti capaci di sostenere lo sviluppo tecnologico senza trasferire sulla collettività costi che dovrebbero essere sostenuti dagli operatori.

Gli australiani sono favorevoli ai data centre, ma non vicino a casa

Il dibattito è diventato anche una questione di consenso sociale.

Un sondaggio condotto dal Growth Intelligence Centre su un campione rappresentativo di 2.051 australiani rivela un atteggiamento contrastante.

Il 56% degli intervistati considera necessaria la costruzione di nuovi data centre.

Nello stesso tempo, quasi due persone su tre esprimono preoccupazione per la presenza di queste strutture sul territorio australiano.

Le principali perplessità riguardano il consumo di elettricità, l’impiego di acqua per il raffreddamento, le conseguenze ambientali e l’utilizzo del territorio.

La contraddizione è evidente: molti cittadini riconoscono l’importanza delle infrastrutture digitali, ma chiedono maggiori garanzie prima di accettarne la costruzione nelle proprie comunità.

Tre australiani su quattro: prima le case, poi i server

Il risultato più significativo dell’indagine riguarda il confronto tra sviluppo digitale e crisi abitativa.

Il 75% degli intervistati ritiene che la costruzione di abitazioni debba avere la precedenza rispetto alla realizzazione di nuovi data centre.

Tra questi, il 44% esprime un accordo particolarmente forte.

Soltanto il 4% si dichiara contrario a questa priorità.

La posizione è ancora più marcata tra i Baby Boomers, con l’84% favorevole a dare precedenza alle abitazioni, mentre tra i giovani della Generazione Z la percentuale scende al 64%.

Il dato riflette le difficoltà del mercato immobiliare australiano, caratterizzato da prezzi elevati, affitti sempre più onerosi e disponibilità insufficiente di nuove abitazioni.

In alcune aree urbane, il problema riguarda anche la competizione per l’accesso alle infrastrutture elettriche.

Durante un’inchiesta parlamentare, rappresentanti del Comune di Sydney hanno sollevato interrogativi sulla capacità di alimentare contemporaneamente grandi impianti informatici e nuovi sviluppi residenziali.

La vice sindaca Jess Miller ha richiamato il caso dell’area di Ultimo e delle possibili conseguenze sui futuri progetti di riqualificazione urbana.

Da Sydney alle regioni: cambia la geografia degli investimenti

La saturazione di alcune reti energetiche urbane sta spingendo gli operatori a considerare località regionali.

Secondo l’anticipazione del nuovo rapporto di Data Centres Australia, la capacità dei progetti nelle prime fasi di sviluppo a Sydney si è dimezzata rispetto a marzo.

Alcune iniziative sono state ridimensionate, sospese o abbandonate, anche in seguito alle controversie con le comunità locali.

Nel frattempo, il New South Wales regionale registra una presenza crescente di progetti.

La capacità prevista fuori dalle principali aree metropolitane del NSW è quasi doppia rispetto a quella delle regioni del Victoria.

Per i territori interessati si aprono opportunità economiche, ma anche nuove questioni legate all’utilizzo dei terreni, all’energia, all’acqua e alla pianificazione urbanistica.

La presenza di grandi infrastrutture digitali può favorire investimenti e occupazione, ma richiede anche una valutazione delle conseguenze sulle comunità.

Wagga Wagga, un progetto con 225 milioni di benefici per la comunità

Un esempio arriva da Wagga Wagga, dove CDC Data Centres propone la costruzione di un grande complesso nella zona di Gregadoo.

Il progetto, dal valore stimato di circa 15 miliardi di dollari, è ancora soggetto alle procedure di valutazione e approvazione del governo del New South Wales.

Per favorire il rapporto con la comunità locale, l’azienda ha annunciato un pacchetto di benefici potenziali fino a 225 milioni di dollari.

La proposta comprende un accordo con il Comune collegato al valore del progetto, per un importo potenziale di circa 150 milioni, oltre a ulteriori 75 milioni destinati a iniziative comunitarie.

Le risorse potrebbero contribuire a finanziare abitazioni, infrastrutture, attività sportive, formazione professionale e servizi locali.

Il fondatore e amministratore delegato di CDC, Greg Boorer, ha sottolineato l’importanza di creare benefici durevoli per il territorio.

Gli impegni rimangono collegati all’approvazione e all’effettiva realizzazione del progetto.

Ventitremila specialisti richiesti nei prossimi quattro anni

L’espansione dei data centre potrebbe aprire nuove possibilità occupazionali.

Data Centres Australia stima che nei prossimi quattro anni saranno necessari circa 23.000 specialisti per realizzare, mantenere e gestire le nuove strutture.

La previsione comprende competenze informatiche, ingegneristiche, elettriche e meccaniche, oltre alla manutenzione degli impianti e alla gestione delle infrastrutture critiche.

Si tratta di una stima del fabbisogno di personale formulata dall’industria, non di altrettante assunzioni già confermate.

Per affrontare la domanda crescente stanno nascendo percorsi di formazione specifici.

Microsoft ha collaborato con TAFE NSW per aprire una Data Centre Academy a Sydney nel 2025, ampliando successivamente il programma a Melbourne attraverso Victoria University.

I corsi preparano tecnici informatici e specialisti dei cosiddetti critical environments, responsabili del corretto funzionamento dei sistemi elettrici, di raffreddamento e delle infrastrutture operative.

L’obiettivo è consentire anche a lavoratori provenienti da altri settori di acquisire competenze utili per entrare in un comparto in crescita.

Intelligenza artificiale: nuovi lavori o occupazione a rischio?

Il dibattito sulle infrastrutture digitali si intreccia con quello sulle trasformazioni del mercato del lavoro.

Secondo un’altra rilevazione del Growth Intelligence Centre, il 35% degli australiani ritiene che l’intelligenza artificiale avrà conseguenze prevalentemente negative sull’occupazione.

Il 45% prevede invece un effetto misto, con alcune professioni destinate a scomparire e altre nuove opportunità.

Il 79% degli intervistati riconosce la necessità di aggiornare le proprie competenze professionali.

Allo stesso tempo, il 60% dichiara di non avere ancora osservato conseguenze dirette dell’AI sul proprio lavoro o sulla propria attività.

Il quadro mostra una popolazione consapevole dell’importanza del cambiamento tecnologico, ma ancora incerta sui suoi effetti concreti.

Per le imprese australiane, la disponibilità di infrastrutture locali potrebbe contribuire a migliorare l’accesso ai servizi digitali e a sviluppare nuove applicazioni.

Rimane però fondamentale accompagnare gli investimenti tecnologici con formazione, ricerca e strumenti che favoriscano l’adozione dell’intelligenza artificiale anche da parte delle piccole e medie imprese.

La grande sfida australiana: costruire senza sacrificare il territorio

L’Australia dispone di operatori importanti, investitori interessati e un settore tecnologico in rapida evoluzione.

Ma i numeri del nuovo portafoglio di progetti non garantiscono che tutte le infrastrutture previste saranno effettivamente costruite.

La crescita dipenderà dalla disponibilità di energia, dall’efficienza delle procedure autorizzative, dalla sostenibilità ambientale e dalla capacità di creare benefici riconoscibili per le comunità locali.

Il governo federale ha già avviato consultazioni pubbliche sulle condizioni necessarie per sviluppare grandi data centre e infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale.

Anche il Parlamento sta esaminando gli effetti di questa espansione su energia, acqua, territorio e regolamentazione.

Il rapporto della commissione d’inchiesta del Senato è atteso per il 16 novembre.

Il vero problema non è scegliere tra costruire case e costruire data centre. È stabilire come realizzare entrambe le cose senza compromettere le risorse necessarie alla popolazione.

L’industria avverte che gli investimenti internazionali potrebbero scegliere altri mercati. I cittadini chiedono che la crescita digitale non peggiori il costo della vita e la disponibilità delle abitazioni.

I 461 miliardi di dollari rappresentano un’enorme opportunità potenziale, non una ricchezza già acquisita. La sfida per l’Australia sarà trasformare almeno una parte di questi progetti in sviluppo economico concreto, garantendo al tempo stesso energia accessibile, tutela del territorio e vantaggi per le comunità.