Mercati sotto pressione: Wall Street arretra, ASX verso un’altra seduta negativa

La settimana finanziaria si apre con nuovi segnali di debolezza. Wall Street ha chiuso in calo dopo il peggioramento della fiducia dei consumatori americani e le persistenti tensioni in Medio Oriente. Anche l’ASX 200 australiano è atteso in territorio negativo, mentre salgono petrolio e oro.

I mercati globali tornano a fare i conti con geopolitica, inflazione e rallentamento dei consumi.

Venerdì Wall Street ha interrotto la recente corsa verso nuovi record, con tutti i principali indici in flessione: S&P 500 e Dow Jones hanno perso lo 0,2 per cento, mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,3 per cento.

Anche l’indice globale MSCI ha chiuso in calo dello 0,1 per cento.

Per l’Australia le indicazioni non sono migliori. I futures sull’ASX 200 segnalano un’apertura in ribasso di circa 0,4 per cento, dopo una settimana nella quale il mercato australiano ha già perso l’1,6 per cento.

Consumatori americani sempre più pessimisti

Uno dei segnali più preoccupanti arriva dagli Stati Uniti.

L’indice sulla fiducia dei consumatori dell’University of Michigan è sceso ad agosto a 51 punti, sensibilmente sotto le attese di 54,5.

Anche le vendite al dettaglio hanno mostrato una contrazione più marcata del previsto, confermando la crescente pressione esercitata dal costo della vita sulle famiglie americane.

I nuovi dati hanno contribuito a modificare le aspettative degli investitori sulle prossime mosse della Federal Reserve.

Sul mercato valutario il dollaro statunitense si è indebolito, mentre il dollaro australiano è risalito poco sotto quota 71 centesimi USA.

Tecnologia in calo

A pesare sull’S&P 500 sono state anche le vendite nel settore dei semiconduttori.

Titoli come Applied Materials, Broadcom e Intel hanno perso terreno, contribuendo ad allontanare l’indice americano dai recenti massimi.

Nonostante la flessione di venerdì, nell’intera settimana l’S&P 500 ha comunque guadagnato circa lo 0,4 per cento, in netto contrasto con la performance dell’ASX 200.

Petrolio ancora in rialzo

Il principale fattore di rischio resta però il Medio Oriente.

Le tensioni geopolitiche continuano a sostenere il prezzo del petrolio, cresciuto di circa il 6 per cento nell’ultima settimana.

Il Brent ha guadagnato un ulteriore 1,7 per cento, raggiungendo 88,52 dollari USA al barile, mentre il West Texas Intermediate è salito dell’1,4 per cento a 82,40 dollari.

Un petrolio più caro potrebbe alimentare nuove pressioni inflazionistiche proprio mentre consumatori e imprese iniziano a mostrare segnali di maggiore difficoltà.

Anche le Borse europee hanno chiuso in ribasso, interrompendo una serie positiva durata quattro settimane.

L’oro torna bene rifugio

In questo scenario gli investitori stanno tornando verso gli asset considerati più sicuri.

L’oro è salito di quasi l’1 per cento a 4.390 dollari USA l’oncia, raggiungendo il livello più alto dall’inizio di giugno.

È il segnale di un mercato che, pur senza mostrare ancora panico, sta aumentando la propria attenzione verso i rischi geopolitici ed economici.

Gli analisti osservano infatti una particolare distanza tra l’elevata incertezza internazionale e la volatilità relativamente contenuta registrata finora sui mercati.

Questo equilibrio potrebbe però essere fragile.

Una forte escalation del conflitto in Medio Oriente, oppure un cambiamento improvviso delle prospettive economiche americane, potrebbe generare movimenti molto più accentuati.

ASX sotto osservazione

Per gli investitori australiani l’attenzione sarà quindi rivolta all’apertura dell’ASX.

Dopo il calo dell’1,6 per cento della scorsa settimana, un’ulteriore discesa confermerebbe una fase di maggiore prudenza.

Tra petrolio in rialzo, consumatori americani più deboli e tensioni geopolitiche ancora irrisolte, la nuova settimana dei mercati parte con più domande che certezze.