Non è stata una seduta dedicata alle grandi strategie della pandemia né alle scelte politiche che hanno segnato i mesi più drammatici dell’emergenza sanitaria.
L’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid si è concentrata invece su una cifra precisa: 93.288,04 euro.
Un compenso professionale riconosciuto nell’ambito di una procedura pubblica del maggio 2020 e oggi al centro di una serie di interrogativi ai quali, almeno per il momento, non sembra essere stata fornita una risposta definitiva.
L’occasione è stata l’audizione del dottor Marco Spadaccioli, general manager della Adaltis Srl, società che durante l’emergenza pandemica ottenne dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri due forniture di test molecolari per un valore complessivo superiore a 3,2 milioni di euro.
A condurre il controesame è stata la deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri, che ha ricostruito punto per punto la vicenda partendo dalla documentazione acquisita agli atti della Commissione.
IL CONTRATTO DEL 15 MAGGIO 2020
Al centro dell’audizione vi è una lettera di incarico sottoscritta il 15 maggio 2020 tra Adaltis e Nicoletta Spaziani, all’epoca collaboratrice dello studio dell’avvocato Luca Di Donna.
Nel documento si affida alla professionista il compito di:
“Predisporre e presentare tutta la documentazione necessaria per la partecipazione alla gara pubblica promossa dalla struttura commissariale.”
Tre giorni dopo, il 18 maggio, scadeva il termine per la presentazione delle offerte.
Successivamente Adaltis ottenne una commessa da circa 800 mila euro per la fornitura di test molecolari destinati alla Regione Sicilia.
Da quella operazione derivò il compenso di 93.288,04 euro oggi oggetto delle verifiche parlamentari.
«TUTTA LA PROCEDURA È STATA CURATA DAI NOSTRI UFFICI»
Il momento centrale dell’audizione arriva quando Buonguerrieri chiede chi abbia predisposto la documentazione necessaria alla partecipazione alla gara.
La risposta di Spadaccioli è netta.
«Tutta la procedura è stata curata dai nostri uffici interni.»
Una dichiarazione che diventa immediatamente il punto di riferimento dell’intero interrogatorio.
Perché se la procedura è stata seguita dagli uffici dell’azienda, diventa inevitabile chiedersi quale sia stato il ruolo dei consulenti esterni.
LA DOMANDA CHIAVE
La parlamentare richiama quindi il contenuto del contratto.
Se l’incarico prevedeva la predisposizione e la presentazione della documentazione, quali attività sono state concretamente svolte dalla professionista incaricata?
La risposta non chiarisce il punto.
Spadaccioli afferma di non aver mai visto Nicoletta Spaziani negli uffici della società e aggiunge di non aver mai avuto rapporti diretti con lei.
«Non l’ho mai vista in vita mia.»
Una dichiarazione che suscita sorpresa in Commissione, considerato che il contratto da oltre 93 mila euro reca proprio la firma della professionista.
IL RUOLO DI LUCA DI DONNA
Le domande si spostano quindi sugli avvocati Luca Di Donna e Valerio De Luca.
Secondo la ricostruzione fornita dal manager di Adaltis, il loro contributo sarebbe consistito principalmente nella verifica della correttezza formale della procedura.
«Hanno controllato che fossimo iscritti correttamente alla piattaforma, che avessimo i requisiti necessari e che l’offerta fosse presentata nei termini.»
La Commissione insiste.
Chi ha predisposto i documenti?
«Noi.»
Chi ha preparato l’offerta?
«Noi.»
Chi ha caricato la documentazione sulla piattaforma?
«Noi.»
Una sequenza che contribuisce ad alimentare i dubbi dei commissari.
IL NODO DEI 93 MILA EURO
Il punto centrale dell’inchiesta non riguarda la legittimità del contratto.
La questione posta dalla Commissione è diversa.
Si tratta di comprendere quale attività concreta sia stata svolta per giustificare un compenso superiore a 93 mila euro in un arco temporale di appena tre giorni e in una procedura che, secondo le dichiarazioni rese in audizione, sarebbe stata sostanzialmente gestita dagli uffici interni dell’azienda.
È proprio su questa apparente contraddizione che si stanno concentrando gli approfondimenti parlamentari.
LE VERIFICHE PROSEGUONO
Nel corso della seduta sono stati richiesti ulteriori approfondimenti documentali e la Commissione ha manifestato l’intenzione di acquisire ulteriore materiale utile a ricostruire i rapporti intercorsi tra Adaltis e i professionisti coinvolti.
Al momento non emergono contestazioni penali nei confronti degli auditi.
Resta tuttavia aperto il principale interrogativo emerso dalla testimonianza.
Se la documentazione è stata predisposta da Adaltis, se l’offerta è stata elaborata da Adaltis e se la procedura è stata gestita da Adaltis, quale attività ha giustificato il pagamento dei 93.288,04 euro previsti dal contratto del 15 maggio 2020?
È una domanda alla quale la Commissione Covid sta ancora cercando una risposta.
