Garlasco, la verità sta cambiando volto: qualcuno sa e presto parlerà

di Emanuele Esposito

«C’erano più persone in quella casa» L’avvocato Antonio De Rensis solleva nuovi dubbi sulla ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi, parlando di punti critici nella condanna

Il delitto di Garlasco è arrivato a un punto di svolta. Dopo quasi diciannove anni, le nuove analisi scientifiche e la rilettura della scena del crimine stanno mettendo in discussione ricostruzioni che per anni sono state considerate definitive. La Bloodstain Pattern Analysis, la ricostruzione tridimensionale della villetta, le nuove verifiche sul DNA e la rilettura delle lesioni riportano al centro una domanda che non può più essere liquidata con superficialità: quella mattina nella villetta di via Pascoli c’era davvero una sola persona?

Dopo la scoperta di Luigi Grimaldi, ormai è evidente che su quella scena ci fossero più persone. Le nuove analisi dinamiche sembrano andare tutte nella stessa direzione: una dinamica più complessa, un’aggressione articolata, movimenti del corpo che potrebbero non essere compatibili con l’azione di un solo individuo. La Procura di Pavia non sta cercando conferme a vecchie teorie, ma sta ricostruendo da zero ogni dettaglio di quella mattina.

Se questo scenario dovesse consolidarsi, gli elementi oggi in mano agli investigatori appaiono deboli per incastrare Andrea Sempio esclusivamente sulla base di ciò che è emerso finora. Se davvero quella mattina erano presenti più persone, allora il quadro cambia completamente e diventa inevitabile chiedersi chi abbia fatto cosa e quale sia stato il ruolo di ciascuno.

Sono convinto che sarà proprio Sempio, oppure qualcuno della sua cerchia, a crollare. Non tanto perché schiacciato da una singola prova, ma perché il peso di quasi vent’anni di silenzi diventa difficile da sostenere quando gli investigatori iniziano a ricostruire ogni minimo particolare della scena del crimine.

Ormai i tempi si stringono.

In quella casa, a mio giudizio, è avvenuta una vera e propria resa dei conti. Una vicenda molto più complessa di quella raccontata fino ad oggi, nella quale ogni nuova analisi sembra aggiungere un tassello a un mosaico che sta prendendo una forma diversa. La Procura sta vagliando nel dettaglio alcune ipotesi che potrebbero cambiare del tutto la vicenda e ritengo che siamo ormai alle battute finali di questa lunga inchiesta.

La difesa di Andrea Sempio questo lo ha capito benissimo. Non è un caso che ogni sviluppo investigativo venga seguito con estrema attenzione. Quando un’indagine torna a rileggere sangue, impronte, DNA, lesioni e dinamica del delitto con tecnologie che nel 2007 non esistevano, significa che nessun dettaglio viene più dato per scontato.

Per troppo tempo ci si è accontentati di una verità giudiziaria senza continuare a porsi tutte le domande necessarie. Oggi quelle domande sono tornate con forza. Le nuove consulenze, i sopralluoghi, la ricostruzione tridimensionale della villetta e gli approfondimenti tecnico-scientifici dimostrano che quella scena del crimine aveva ancora molto da raccontare.

Credo che il momento decisivo sia vicino. Nei grandi casi giudiziari, quando il cerchio si stringe, qualcuno finisce sempre per parlare. Per paura, per rimorso o per istinto di sopravvivenza. Ed è proprio questo che mi porta a pensare che la svolta possa arrivare non soltanto dalla scienza, ma anche da chi, fino ad oggi, ha scelto il silenzio.

Se davvero nella villetta di Garlasco erano presenti più persone, allora la storia che gli italiani conoscono da quasi vent’anni potrebbe essere soltanto una parte della verità.

E questa volta la verità, qualunque essa sia, merita di essere raccontata fino in fondo.

Nota dell’autore: il presente articolo è un editoriale di opinione. Le valutazioni espresse rappresentano il punto di vista dell’autore e non costituiscono affermazioni di responsabilità penale. Le indagini sono tuttora in corso e tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.