Il dato annuale rallenta e riduce il rischio di un rialzo dei tassi ad agosto, ma per le famiglie il costo della vita resta elevato. L’elettricità aumenta del 22,4%, l’agnello del 14,9%, il manzo dell’11,9% e il latte dell’8,9%
L’inflazione australiana ha rallentato leggermente, ma il costo della vita continua a pesare sui bilanci delle famiglie.
L’indice annuale dei prezzi al consumo si è attestato al 3,8%, un risultato che ha ridotto la probabilità di un nuovo aumento dei tassi d’interesse da parte della Reserve Bank of Australia nella riunione di agosto.
Il dato resta tuttavia superiore alla fascia obiettivo della banca centrale, compresa tra il 2 e il 3%, e nasconde aumenti molto più elevati per alcuni beni e servizi essenziali.
I numeri pubblicati dall’Australian Bureau of Statistics mostrano infatti una realtà molto diversa a seconda delle categorie considerate. Alcuni prodotti hanno registrato rincari a doppia cifra, mentre altri sono diventati meno costosi grazie a sussidi, interventi fiscali o variazioni del mercato internazionale.
Elettricità aumentata del 22,4%
L’aumento più significativo riguarda l’elettricità, rincarata del 22,4% nei dodici mesi iniziati nel luglio 2025.
Il forte salto è stato influenzato dalla fine di diversi sussidi governativi che avevano ridotto artificialmente le bollette pagate dalle famiglie durante la precedente fase di crescita dei costi energetici.
Quando gli aiuti vengono ritirati, l’indice dei prezzi registra in un solo momento una parte degli aumenti che erano stati temporaneamente assorbiti dallo Stato.
Anche il gas e gli altri combustibili domestici sono diventati più costosi, con una crescita del 7,2%, mentre le tariffe per acqua e fognature sono aumentate del 7,1%.
L’energia resta quindi una delle principali fonti di pressione inflazionistica, con effetti che si trasferiscono anche sui costi di produzione, trasporto e distribuzione di quasi tutti gli altri beni.
Carne sempre più cara
La spesa alimentare continua a rappresentare una delle principali difficoltà per le famiglie.
Il prezzo di agnello e capretto è aumentato del 14,9%, mentre manzo e vitello hanno registrato un rincaro dell’11,9%.
Il latte è salito dell’8,9%, la frutta del 6,9% e gelati e altri prodotti lattiero-caseari del 7,5%.
Caffè, tè e cacao costano il 5,1% in più rispetto a un anno fa, mentre i cereali per la colazione sono cresciuti del 4,7%.
Anche mangiare fuori è diventato più costoso: i pasti al ristorante sono aumentati del 3,7%, mentre fast food e cibo da asporto hanno registrato una crescita del 4,3%.
Pane, carne di maiale, pollame, formaggi e prodotti dolciari hanno subito aumenti più contenuti, ma comunque sufficienti a far crescere il conto settimanale al supermercato.
Affitti e case nuove non rallentano
La crisi abitativa continua a manifestarsi attraverso prezzi elevati.
Gli affitti sono aumentati del 3,6% nell’ultimo anno, mentre il costo di acquisto di una nuova abitazione da parte dei proprietari occupanti è cresciuto del 5,8%.
Le tariffe comunali e gli altri oneri legati agli immobili hanno registrato un incremento del 6,2%.
La manutenzione e la riparazione delle abitazioni sono diventate più care del 4%, mentre tappeti e rivestimenti per pavimenti sono aumentati del 3,7%.
La pressione riflette la carenza di offerta, gli elevati costi di costruzione, la scarsità di manodopera e i ritardi nella realizzazione di nuove abitazioni.
Anche con una domanda immobiliare meno intensa, questi problemi strutturali impediscono ai prezzi di scendere rapidamente.
Sanità, assicurazioni e cura della persona
I servizi medici e ospedalieri sono aumentati del 5%, mentre le assicurazioni costano il 4,9% in più rispetto a dodici mesi fa.
Le spese dentistiche sono salite del 3,4%, mentre parrucchieri e servizi per la cura personale hanno registrato un incremento del 4,2%.
Anche mantenere un’automobile è diventato più costoso. Manutenzione e riparazioni sono aumentate del 6,5%, mentre gli altri servizi legati ai veicoli sono cresciuti del 5,2%.
Il prezzo di acquisto delle automobili è aumentato in misura più moderata, del 2,2%, ma i costi complessivi di gestione continuano a pesare sui bilanci familiari.
Scuola e assistenza all’infanzia più costose
L’istruzione secondaria ha registrato un aumento del 6,6%, mentre scuola materna e primaria sono cresciute del 5,3%.
Le tariffe per l’assistenza all’infanzia sono salite del 7,6%, uno degli incrementi più elevati tra i servizi essenziali.
L’istruzione universitaria ha invece registrato una crescita più contenuta, pari al 2,3%.
Per le famiglie con bambini, la combinazione tra rette scolastiche, childcare, alimentazione, abbigliamento e abitazione continua quindi a produrre una pressione molto superiore al dato medio dell’inflazione.
Francobolli e servizi postali in crescita
I servizi postali sono aumentati dell’8,7%, riflettendo i recenti rincari applicati da Australia Post.
Il costo del francobollo ordinario è destinato a salire ulteriormente da 1,70 a 1,85 dollari, mentre il volume delle lettere è sceso ai livelli più bassi dalla fine degli anni Trenta.
Anche giornali, riviste e articoli di cancelleria sono diventati più costosi, con una crescita del 4,2%.
Scende il carburante, ma lo sconto sta per terminare
Una delle poche buone notizie riguarda il carburante per automobili, il cui prezzo è diminuito del 7,3%.
Il calo è stato favorito dalla riduzione temporanea dell’accisa decisa dal governo federale dopo l’aumento del petrolio provocato dalla guerra con l’Iran.
Lo sconto dovrebbe però terminare il 2 agosto, aprendo la strada a un possibile nuovo aumento dei prezzi alla pompa.
Il beneficio registrato nell’ultimo dato potrebbe quindi essere temporaneo.
Se il prezzo internazionale del petrolio resterà elevato e l’accisa tornerà al livello precedente, automobilisti e imprese di trasporto potrebbero affrontare nuovi rincari già nelle prossime settimane.
In calo anche uova, verdure ed elettrodomestici
Non tutti i prodotti sono diventati più costosi.
Il prezzo delle uova è diminuito del 5,4%, mentre le verdure hanno registrato un calo del 4,2%.
I grandi elettrodomestici sono diventati meno costosi del 4,9%, mentre apparecchiature audio, video e informatiche sono diminuite del 3%.
Sono scesi anche i prezzi dei prodotti farmaceutici, delle calzature femminili, dei mobili e di alcuni articoli per la casa.
Le tariffe del trasporto urbano hanno registrato la riduzione più marcata, pari all’11%, probabilmente influenzata da interventi tariffari e agevolazioni introdotte in alcune giurisdizioni.
Queste diminuzioni hanno contribuito a contenere l’inflazione complessiva, ma non compensano completamente i forti aumenti nei settori che assorbono la quota maggiore del reddito familiare.
Vacanze e attività sportive costano di più
I viaggi internazionali e l’alloggio all’estero sono aumentati del 4,2%, mentre le vacanze all’interno dell’Australia hanno registrato un incremento del 3,8%.
La partecipazione ad attività sportive costa il 4,5% in più, mentre giochi, giocattoli e hobby sono aumentati del 3%.
Anche i servizi veterinari e le altre spese per gli animali domestici sono cresciuti del 3,6%.
Il rincaro non riguarda quindi soltanto i beni essenziali, ma anche le attività ricreative e le spese che contribuiscono alla qualità della vita.
Inflazione media e inflazione realmente percepita
Il dato del 3,8% rappresenta una media tra centinaia di beni e servizi.
Non descrive necessariamente l’esperienza di ogni famiglia.
Un nucleo che spende gran parte del proprio reddito in elettricità, affitto, carne, latte, childcare e assicurazioni può percepire un aumento del costo della vita molto superiore.
Al contrario, chi ha acquistato elettrodomestici, carburante o prodotti tecnologici può aver beneficiato di alcune diminuzioni.
Per questo il rallentamento dell’inflazione non significa che i prezzi siano tornati ai livelli precedenti. Significa soltanto che stanno aumentando a un ritmo meno rapido.
Gli aumenti accumulati negli anni precedenti restano incorporati nei prezzi attuali.
La RBA può attendere, ma la battaglia non è conclusa
Il dato del 3,8% ha ridotto le aspettative di un aumento dei tassi nella riunione di agosto.
La Reserve Bank potrebbe decidere di attendere e valutare gli effetti dei tre rialzi già approvati nel corso del 2026.
Il rallentamento dei consumi e del mercato immobiliare suggerisce che la politica monetaria stia iniziando a frenare la domanda.
La banca centrale continuerà però a osservare con attenzione l’inflazione dei servizi, gli affitti, il costo delle nuove abitazioni, i salari e l’energia.
Il rischio di nuove pressioni resta elevato, soprattutto con la fine dello sconto sull’accisa e l’incertezza provocata dai conflitti internazionali.
Per i mutuatari, il dato offre un primo sollievo: un rialzo ad agosto appare meno probabile.
Per le famiglie, però, la realtà resta dura. L’inflazione sta rallentando, ma elettricità, alimentari, case, sanità e istruzione continuano a costare molto più di un anno fa.
