Conferenza Labor, lo scontro sui fondi ai Comuni può arrivare al voto: «La rabbia delle regioni alimenta One Nation»

La richiesta di destinare agli enti locali l’1% delle entrate federali potrebbe provocare un raro confronto aperto tra i delegati. Albanese indica Pauline Hanson come la principale minaccia politica, mentre restano aperti i negoziati su gioco d’azzardo e Gaza

La carenza di finanziamenti destinati ai governi locali potrebbe trasformarsi nella principale battaglia politica della cinquantesima Conferenza nazionale del Partito laburista, in corso ad Adelaide.

Una questione apparentemente tecnica, rimasta inizialmente ai margini del dibattito, viene ora indicata come uno dei fattori capaci di spiegare la crescente insoddisfazione nelle comunità regionali e il rafforzamento di One Nation.

Sindaci e sindacati chiedono che i finanziamenti federali agli enti locali raggiungano progressivamente l’1% delle entrate del Commonwealth. La misura costerebbe a Canberra circa 3,6 miliardi di dollari l’anno, ma i promotori sostengono che senza un aumento strutturale delle risorse numerosi Comuni non saranno più in grado di garantire servizi essenziali.

Il “tema nascosto” della conferenza

Il sindaco dell’Inner West di Sydney, Darcy Byrne, ha definito la crisi finanziaria dei governi locali una “sleeper issue”, una questione sottovalutata ma capace di incidere profondamente sul comportamento degli elettori.

Secondo Byrne, nelle aree regionali cresce la frustrazione di chi non riesce più ad accedere a servizi che nelle grandi città vengono considerati normali: assistenza agli anziani, asili, medici di base, manutenzione delle strade, strutture sportive e servizi comunitari.

«È una questione che arriva al cuore della rabbia presente nelle comunità regionali», ha spiegato.

Il sindaco sostiene che proprio questa percezione di abbandono stia spingendo una parte dell’elettorato a voltare le spalle ai grandi partiti e a scegliere One Nation come voto di protesta.

La richiesta dell’1%

La proposta prevede che il finanziamento destinato ai governi locali venga portato all’1% delle entrate fiscali del Commonwealth.

I sostenitori riconoscono che raggiungere immediatamente l’obiettivo avrebbe un costo importante per il bilancio federale e si sono detti disponibili a discutere un’introduzione graduale.

Byrne ritiene però che il principio debba essere inserito chiaramente nella piattaforma del Labor, attraverso un percorso credibile verso una fonte di finanziamento stabile.

Secondo i promotori, esisterebbe già una maggioranza di delegati pronta a sostenere la mozione quando verrà discussa sabato.

Se non verrà trovato un accordo nelle trattative riservate, il tema potrebbe arrivare al voto sul palco della conferenza, una circostanza rara per un partito abituato a negoziare in anticipo quasi tutte le modifiche alla propria piattaforma.

«Alcuni Comuni rischiano di chiudere»

Le amministrazioni locali sostengono di essere state costrette negli ultimi anni ad assumere funzioni sempre più ampie senza ricevere risorse proporzionate.

In molti centri regionali, i Comuni finanziano direttamente servizi per anziani e bambini, sostengono economicamente ambulatori medici e offrono incentivi per convincere i professionisti sanitari a rimanere sul territorio.

Per Byrne, senza una riforma alcune amministrazioni potrebbero arrivare al punto di non riuscire più a svolgere le proprie funzioni fondamentali.

«Vedremo Comuni costretti a chiudere le porte se non risolviamo questa crisi finanziaria», ha avvertito.

L’appello di 538 amministrazioni

Il segretario nazionale della United Services Union, Graeme Kelly, ha escluso qualsiasi arretramento rispetto alla richiesta dell’1%.

Kelly ha riferito di possedere una lettera firmata dai presidenti di tutte le associazioni dei governi locali australiani, in rappresentanza di 538 Comuni.

Il documento descrive una crisi che coinvolge sobborghi, città regionali e comunità rurali dell’intero Paese.

«La situazione non potrebbe essere più grave», ha affermato il sindacalista.

Secondo Kelly, i colloqui svolti durante la conferenza confermerebbero che una maggioranza dei delegati è pronta a votare per obbligare il partito ad aumentare i finanziamenti.

One Nation al centro della strategia di Albanese

La crescita del partito di Pauline Hanson è stata uno dei temi principali della prima giornata della conferenza.

Anthony Albanese ha utilizzato il proprio intervento inaugurale per celebrare i risultati del governo, ma anche per presentare One Nation come una minaccia centrale in vista delle prossime elezioni.

Il primo ministro ha sostenuto che Liberali, Nazionali e One Nation costituiscano già, nei fatti, un unico fronte politico.

Secondo Albanese, anche in assenza di un accordo formale, i tre partiti avrebbero obiettivi e priorità comuni e avrebbero bisogno l’uno dell’altro per poter formare un futuro governo.

O’Neil: «La Coalizione dipenderà da Hanson»

La ministra dell’Edilizia abitativa Clare O’Neil ha insistito sullo stesso messaggio, sostenendo che la Coalizione non potrebbe governare senza il sostegno di One Nation.

O’Neil ha evocato lo scenario di Pauline Hanson con un ruolo decisivo nella formazione del governo e nella definizione delle politiche su congedo parentale, assistenza all’infanzia e servizi pubblici.

La ministra ha inoltre accusato One Nation di utilizzare il linguaggio dei lavoratori per promuovere politiche che, a suo giudizio, finirebbero per danneggiarli.

«Quando aumenta la pressione, la maschera cade», ha dichiarato.

La battaglia per l’elettorato regionale

La strategia del Labor consiste nel presentare One Nation come un partito che sfrutta le difficoltà delle comunità attribuendone la responsabilità a migranti e minoranze.

Il confronto sui finanziamenti locali mostra però che una semplice denuncia della retorica di Hanson potrebbe non essere sufficiente.

Se gli elettori regionali percepiscono un deterioramento concreto dei servizi, il governo dovrà offrire risposte visibili e non soltanto condannare le posizioni dell’avversaria.

Per Byrne, aumentare i fondi ai Comuni permetterebbe al Labor di dimostrare di aver compreso le difficoltà dei territori e di poter intervenire in maniera pratica.

Accordi raggiunti su intelligenza artificiale e pensioni

Mentre il confronto sui governi locali resta aperto, le trattative condotte dietro le quinte hanno permesso di approvare senza opposizione tutti gli emendamenti discussi nella prima giornata.

I delegati hanno votato per estendere agli under 18 l’impegno affinché la superannuation venga versata su ogni dollaro guadagnato.

È stata inoltre approvata la creazione di una Fair AI Taskforce nazionale, destinata a garantire ai lavoratori maggiore voce nelle decisioni riguardanti l’introduzione dell’intelligenza artificiale.

La nuova struttura dovrà occuparsi dell’impatto degli algoritmi sull’occupazione, sulla produttività e sulle condizioni di lavoro.

Crediti sul carburante e transizione energetica

La conferenza ha approvato anche un emendamento che impegna il Labor a rimuovere gli ostacoli a una decarbonizzazione ordinata.

Il riferimento riguarda il credito fiscale sul carburante utilizzato fuori dalla rete stradale da industrie minerarie, aziende agricole e altri operatori.

La formulazione rappresenta un compromesso rispetto alla richiesta più esplicita di eliminare l’agevolazione, sostenuta per mesi dal Labor Environment Action Network attraverso mozioni approvate in 355 sezioni locali del partito.

I promotori della riforma vogliono che una parte delle risorse venga trasferita verso camion elettrici, energie rinnovabili e tecnologie a basse emissioni.

Nessuno scontro sulla tassa al gas

Nonostante le attese, la richiesta di introdurre una maggiore tassazione sulle esportazioni di gas non è arrivata al voto.

Durante il dibattito sulla riserva nazionale, il segretario dell’Australian Workers Union Paul Farrow ha criticato i profitti realizzati dalle multinazionali che esportano risorse australiane.

Secondo Farrow, il gas nazionale dovrebbe sostenere maggiormente le industrie locali invece di alimentare principalmente i guadagni delle grandi società internazionali.

Anche il deputato laburista Ed Husic ha riconosciuto l’esistenza di un forte sostegno interno a una riforma fiscale, ma nessun emendamento esplicito è stato presentato.

La piattaforma si limita a promettere un ritorno più equo per gli australiani attraverso sistemi di tassazione appropriati.

Restano aperti gioco d’azzardo e Gaza

Le trattative proseguono su due dei temi più delicati: la riforma del gioco d’azzardo e la posizione del Labor sul conflitto tra Israele e Palestina.

Sul gambling, una parte dei delegati chiede restrizioni più severe sulla pubblicità e sulle sponsorizzazioni delle società di scommesse.

Sul Medio Oriente, il confronto riguarda il riconoscimento della Palestina, la situazione umanitaria a Gaza e il linguaggio da inserire nella piattaforma ufficiale.

I dirigenti del partito cercheranno un accordo prima che le mozioni arrivino al voto, evitando divisioni pubbliche capaci di oscurare il messaggio di unità voluto da Albanese.

La prova della partecipazione interna

La conferenza di Adelaide viene presentata dal primo ministro come la dimostrazione della vitalità democratica del più antico partito politico australiano.

Tuttavia, l’effettiva possibilità di un voto conteso sui finanziamenti locali potrebbe diventare il test più importante di questa promessa.

Se la mozione arriverà sul palco, i delegati dovranno scegliere tra la disciplina del governo, preoccupato per il costo della misura, e la pressione proveniente da Comuni e sindacati.

La questione potrebbe apparire meno spettacolare rispetto a Gaza, all’intelligenza artificiale o alle tasse sul gas. Ma per molte comunità riguarda servizi essenziali e qualità della vita.

Ed è proprio nei problemi quotidiani ignorati troppo a lungo che One Nation sta cercando di costruire la propria crescita.