Dal 1° luglio cambia tutto: obbligo di indicare l’origine del pesce nei menu di ristoranti e locali australiani

Più trasparenza per i consumatori, nuove regole per il settore della ristorazione

Dal 1° luglio 2026 entrerà in vigore in tutta l’Australia una nuova normativa destinata a cambiare il modo in cui ristoranti, pub, club, caffetterie e attività di ristorazione presentano i propri piatti ai clienti. Tutti gli esercizi che servono piatti contenenti pesce o frutti di mare dovranno infatti indicare chiaramente l’origine del prodotto utilizzato. 

L’obiettivo della misura è garantire maggiore trasparenza ai consumatori, permettendo loro di sapere se il pesce che stanno ordinando è australiano, importato oppure proveniente da una combinazione di fonti diverse. 

Il nuovo sistema AIM

La normativa introduce il cosiddetto sistema AIM, basato su tre semplici lettere:

  • A (Australian): prodotto proveniente dall’Australia
  • I (Imported): prodotto importato
  • M (Mixed Origin): origine mista, australiana e importata

Le informazioni dovranno essere chiaramente visibili prima dell’ordine, sia sui menu cartacei sia su quelli digitali, comprese le piattaforme di consegna a domicilio. 

Chi dovrà adeguarsi

Le nuove disposizioni riguardano praticamente tutto il settore dell’ospitalità:

  • ristoranti
  • caffetterie
  • pub e club
  • fast food
  • food truck
  • chioschi e mercati alimentari
  • hotel e motel che servono cibo
  • casinò e parchi divertimento

La norma si applica a tutti i piatti pronti per il consumo immediato, sia consumati sul posto che da asporto o tramite consegna a domicilio. 

Quali piatti dovranno essere etichettati

L’obbligo riguarda tutti i piatti che contengono pesce o frutti di mare e che vengono identificati come tali dal nome o dalla descrizione.

Tra gli esempi indicati figurano:

  • Fish and Chips
  • Calamari fritti
  • Oysters Kilpatrick
  • Surf and Turf

Non sarà invece necessario indicare l’origine per ingredienti secondari, come le acciughe presenti in un’insalata Caesar, oppure per salse, brodi e paste di pesce utilizzate come componenti della preparazione. 

Obbligo di conservare la documentazione

I ristoratori dovranno inoltre conservare per almeno tre mesi tutta la documentazione relativa alla provenienza dei prodotti ittici acquistati.

Tra i documenti validi:

  • fatture
  • ricevute
  • email dei fornitori
  • fotografie delle confezioni originali

Gli ispettori del Fair Trading potranno richiedere tali documenti in qualsiasi momento per verificare la correttezza delle informazioni fornite ai consumatori. 

Multe milionarie per chi non rispetta le regole

Le sanzioni previste sono particolarmente severe.

Per le persone fisiche le multe possono arrivare fino a 2,5 milioni di dollari australiani.

Per le aziende le sanzioni possono raggiungere:

  • 50 milioni di dollari;
  • tre volte il beneficio economico ottenuto dall’infrazione;
  • oppure il 30% del fatturato annuale nei casi più gravi. 

Una rivoluzione per il settore

La nuova normativa rappresenta una delle più importanti riforme degli ultimi anni nel settore alimentare australiano. Da tempo infatti associazioni di consumatori e produttori locali chiedevano una maggiore trasparenza sull’origine dei prodotti ittici, soprattutto considerando che una parte significativa del pesce consumato in Australia proviene dall’estero.

Per molti operatori della ristorazione si tratterà di un adeguamento relativamente semplice, ma per altri significherà rivedere menu, sistemi di ordinazione, procedure di acquisto e formazione del personale.

Per i consumatori, invece, la novità offrirà finalmente la possibilità di scegliere in modo consapevole ciò che arriva nel piatto, premiando eventualmente il prodotto australiano e sostenendo l’industria della pesca locale.

Dal 1° luglio, quindi, una semplice lettera accanto a un piatto di pesce potrebbe raccontare una storia importante: quella del suo viaggio, dalla rete del pescatore fino alla tavola del cliente.

Fonte: Governo del New South Wales – Seafood Labelling in Hospitality.