
L’ex chief executive di Catholic Schools NSW respinge le accuse e nega di aver cercato di ottenere 10mila dollari da Angus Taylor per finanziare la corrente conservatrice dei “Reformers”. L’inchiesta anticorruzione del NSW sta esaminando presunte donazioni politiche vietate e finanziamenti oltre i limiti di legge. Taylor non è accusato di alcun illecito.
Dallas McInerney è comparso davanti alla NSW Independent Commission Against Corruption, ICAC, deciso — ha detto — a chiarire la propria posizione e a respingere qualsiasi ipotesi di comportamento illecito.
L’ex chief executive di Catholic Schools NSW, organizzazione di vertice del sistema scolastico cattolico nello Stato, è uno dei nomi al centro della complessa Operation Rosny, l’inchiesta che sta esaminando presunti finanziamenti e donazioni politiche collegati a una corrente conservatrice interna al Partito Liberale del NSW conosciuta come “Reformers”.
L’ICAC sta indagando, tra le altre cose, sull’ipotesi che siano stati messi in atto sistemi per aggirare i divieti e i limiti previsti dalla normativa del NSW sulle donazioni politiche. Nella propria apertura formale, la Commissione ha indicato McInerney tra le persone sulle quali intende verificare l’eventuale partecipazione a schemi diretti a eludere le regole sui finanziamenti politici. Si tratta di allegazioni ancora oggetto d’indagine e non di conclusioni di colpevolezza.
«Non ho nulla da nascondere»
Durante l’udienza di giovedì, il counsel assisting Juliet Curtin ha chiesto a McInerney se fosse desideroso di “riabilitare” il proprio nome alla luce delle accuse formulate nell’inchiesta.
La risposta è stata netta: sì.
Alla domanda se avesse qualcosa da nascondere, ha risposto di no.
McInerney ha lasciato il ruolo di chief executive di Catholic Schools NSW dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta e, secondo quanto emerso, ha anche abbandonato il Partito Liberale del NSW.
Il messaggio: «I want to shake down Angus for $10K»
Uno dei passaggi più delicati dell’udienza ha riguardato un messaggio attribuito a McInerney nel quale si leggeva:
“I have breakfast club with ministers this Thursday. Who could I get an update from … I want to shake down Angus for $10K.”
Interrogato sul significato della frase, McInerney ha negato che si trattasse di una richiesta impropria o di una “estorsione” in senso sostanziale.
Ha spiegato che intendeva avvicinare Angus Taylor per cercare sostegno in vista di elezioni interne al partito e per candidati considerati importanti dalla corrente conservatrice.
Secondo McInerney, la somma non sarebbe stata destinata direttamente all’attività ordinaria dei Reformers, ma avrebbe dovuto sostenere campagne interne legate alla selezione e all’elezione di candidati.
Quando Curtin gli ha fatto notare che il termine “shakedown” possiede normalmente un significato fortemente negativo, McInerney ha replicato che si trattava semplicemente di “un modo di dire”.
Angus Taylor non è accusato
È importante sottolineare che Angus Taylor non è indicato dall’ICAC come persona accusata di illecito in questa inchiesta.
Taylor ha inoltre negato di aver versato denaro ai Reformers.
L’udienza ha tuttavia esaminato anche messaggi nei quali l’ex dipendente di Catholic Schools NSW Dylan Whitelawavrebbe riferito al gruppo di una presunta “iniezione” di 15mila dollari attribuita a Taylor, oltre a possibili contributi periodici.
McInerney ha contestato quella ricostruzione.
Secondo la sua versione, dopo un incontro avrebbe potuto esserci soltanto un sostegno “in linea di principio”, e non l’impegno economico descritto da Whitelaw.
Alla domanda sul perché Whitelaw avrebbe fornito una versione differente, McInerney ha suggerito che potesse aver “vantato” o esagerato quanto ottenuto.
«Non sono mai stato un intermediario per contanti»
McInerney ha inoltre negato di aver avuto il ruolo di intermediario nella raccolta o nel trasferimento di denaro.
Ha sostenuto che eventuali fondi avrebbero dovuto essere utilizzati per elezioni interne alla componente conservatrice e per sostenere candidati in seggi politicamente importanti, non per finanziare direttamente una struttura segreta.
La Commissione sta però esaminando una rete più ampia di relazioni finanziarie, consulenze e pagamenti.
Nella sua dichiarazione di apertura, l’ICAC ha indicato che intende verificare se denaro proveniente da Catholic Schools NSW e da altri soggetti sia stato, direttamente o indirettamente, utilizzato a beneficio dell’attività politica dei Reformers.
Chi erano i Reformers
I Reformers vengono descritti nell’inchiesta come un gruppo interno al Partito Liberale del NSW orientato a rafforzare la presenza di membri cristiani e conservatori all’interno delle sezioni del partito.
Secondo gli elementi esaminati dall’ICAC, una delle strategie del gruppo era aumentare in modo significativo il numero degli iscritti per accrescere la propria influenza nei processi interni e nelle preselezioni dei candidati.
L’inchiesta sta analizzando se alcune attività di reclutamento abbiano costituito, nei fatti, una forma di contributo politico e se il finanziamento di quelle attività abbia violato la normativa elettorale.
I rapporti con Catholic Schools NSW
Uno degli aspetti più sensibili dell’intera vicenda riguarda il possibile utilizzo di risorse legate a Catholic Schools NSW.
Precedenti testimonianze hanno sostenuto che parte del lavoro svolto da persone impiegate o pagate attraverso strutture connesse a Catholic Schools NSW sarebbe stato, in realtà, destinato alle attività politiche dei Reformers.
L’ICAC ha inoltre acquisito numerosi messaggi e documenti relativi a consulenze, fatture e pagamenti, sui quali sta cercando di stabilire la reale natura e destinazione.
McInerney ha respinto l’interpretazione secondo cui avrebbe utilizzato la propria posizione per finanziare attività politiche irregolari.
Jean Nassif e l’origine dell’inchiesta
L’inchiesta riguarda anche presunti finanziamenti collegati al developer immobiliare Jean Nassif, attualmente ricercato e indicato dalle autorità australiane come residente o nascosto in Libano.
Le accuse che hanno portato all’attenzione pubblica questa rete di rapporti risalgono anche a un intervento parlamentare del 2022 del deputato liberale del NSW Ray Williams, che denunciò presunte operazioni di branch stacking nella zona di Hills Shire.
Da allora, il quadro si è allargato fino a coinvolgere una serie di personaggi politici, consulenti e società di lobbying.
Le ambizioni politiche di McInerney
L’udienza ha fatto emergere anche le aspirazioni politiche personali di McInerney.
L’ex dirigente ha ammesso di aver valutato, in più occasioni, la possibilità di intraprendere una carriera politica e in particolare una candidatura al Senato.
Messaggi acquisiti dall’inchiesta mostrano la sua forte delusione per una possibile occasione di preselezione sfumata dopo la morte dell’ex senatore Jim Molan.
McInerney ha spiegato che le proprie ambizioni politiche sono state “altalenanti” nel corso degli anni: opportunità che si presentavano, venivano considerate e poi talvolta accantonate.
Un’inchiesta ancora aperta
Operation Rosny è tutt’altro che conclusa.
L’ICAC continua a raccogliere testimonianze, messaggi, documenti e ricostruzioni finanziarie per determinare se ci siano state violazioni della normativa sulle donazioni politiche e, eventualmente, da parte di chi.
La Commissione non formula direttamente accuse penali: al termine delle proprie indagini può produrre findings e, quando ritiene che vi siano elementi sufficienti, riferire i fatti alle autorità competenti per eventuali procedimenti.
Per Dallas McInerney, tuttavia, la posta in gioco è già enorme.
Dopo quasi nove anni alla guida di Catholic Schools NSW, la sua reputazione professionale e politica è finita al centro di una delle più delicate inchieste anticorruzione del NSW degli ultimi anni.
E davanti alla Commissione il suo messaggio è stato semplice:
vuole uscire dall’inchiesta con il proprio nome riabilitato.
Ora sarà l’ICAC, sulla base delle prove e delle testimonianze raccolte, a stabilire quale quadro emergerà definitivamente.
