I presidenti dei sei Comites australiani esprimono forte preoccupazione per la riduzione delle ripartizioni della Circoscrizione Estero e per l’ipotesi di un unico collegio mondiale al Senato: «Le comunità rischiano di perdere il legame diretto con i propri eletti»
Un accorato appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ai presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato affinché la riforma della legge elettorale non comprometta il diritto degli italiani all’estero a una rappresentanza realmente legata ai territori.
A lanciarlo è l’InterComites Australia, che in una lettera aperta manifesta «forte preoccupazione» per l’emendamento destinato a ridurre le attuali ripartizioni della Circoscrizione Estero e a istituire, per il Senato, un unico collegio comprendente l’intera comunità italiana residente nel mondo.
Secondo i rappresentanti dei Comites australiani, la nuova organizzazione rischierebbe di indebolire uno dei principi fondamentali sui quali è stata costruita la rappresentanza degli italiani oltreconfine: il rapporto diretto tra gli eletti e le comunità che sono chiamati a rappresentare.
I firmatari dell’appello
La lettera è sottoscritta dai presidenti dei sei Comites presenti in Australia:
Marinella Marmo per il South Australia, Dino Vescovo per il Western Australia, Rosie Vecchio per Queensland e Northern Territory, Franco Barilaro per l’Australian Capital Territory, Luigi Di Martino per il New South Wales e Ubaldo Aglianò per Victoria e Tasmania.
I firmatari chiedono alle massime istituzioni italiane di valutare con attenzione le conseguenze concrete della riforma, soprattutto per comunità geograficamente lontane e numericamente più piccole rispetto ai grandi bacini elettorali presenti in altre aree del mondo.
«Un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione»
Il punto centrale della lettera riguarda il diritto alla rappresentanza politica degli italiani residenti all’estero.
Per l’InterComites Australia, questo diritto non può essere ridotto alla semplice possibilità di esprimere un voto. Deve comprendere anche la possibilità di eleggere parlamentari che conoscano direttamente le realtà locali, i problemi consolari, le associazioni e le esigenze delle differenti comunità.
«La rappresentanza politica richiede conoscenza delle realtà locali, presenza nelle comunità e un rapporto costante con cittadini, associazioni, Comites e istituzioni del territorio», si legge nell’appello.
La riduzione delle ripartizioni, al contrario, rischierebbe di creare collegi talmente vasti da rendere quasi impossibile un rapporto stabile tra elettori ed eletti.
Le distanze rendono indispensabile il criterio territoriale
L’Australia rappresenta uno degli esempi più evidenti delle difficoltà che potrebbero derivare dalla riforma.
Le distanze tra città e Stati sono enormi, mentre le comunità italiane presenti in Australia, Asia, Africa e Oceania hanno esigenze molto diverse da quelle del Sud America, del Nord America o dell’Europa.
Accorpare territori così lontani all’interno di collegi continentali o mondiali significherebbe mettere in competizione elettorati profondamente differenti e affidare l’assegnazione dei seggi quasi esclusivamente al peso numerico.
Le comunità con un numero maggiore di elettori avrebbero inevitabilmente un vantaggio, mentre quelle più piccole rischierebbero di non riuscire più a eleggere un proprio rappresentante.
Il rischio di un’Australia politicamente marginale
Il timore più forte è che l’Italia d’Australia venga progressivamente esclusa dalla rappresentanza parlamentare.
In un collegio unico o eccessivamente esteso, un candidato australiano dovrebbe competere con esponenti sostenuti da comunità numericamente molto più consistenti e concentrate.
La conseguenza potrebbe essere la scomparsa di parlamentari capaci di conoscere direttamente i problemi dell’area australiana e dell’intera regione Asia-Pacifico.
Una comunità storica, organizzata e profondamente legata all’Italia rischierebbe così di essere ridotta a una presenza marginale all’interno di un enorme bacino elettorale mondiale.
La collaborazione costruita negli anni
Nella lettera viene ricordato il lavoro sviluppato negli ultimi anni tra i Comites e i parlamentari eletti nelle rispettive ripartizioni.
Questa collaborazione ha consentito di affrontare questioni essenziali per la vita degli italiani all’estero, dal funzionamento dei consolati all’insegnamento della lingua italiana, fino alla cittadinanza e alle opportunità riservate alle nuove generazioni.
Il rapporto territoriale ha permesso ai rappresentanti locali di portare nelle istituzioni nazionali problemi che difficilmente potrebbero emergere all’interno di collegi troppo vasti.
La presenza di un parlamentare vicino alla comunità non rappresenta quindi un privilegio, ma uno strumento concreto di partecipazione democratica.
Servizi consolari, lingua e cittadinanza
Tra i temi indicati dall’InterComites Australia figurano il miglioramento dei servizi consolari, la promozione dell’italiano, la tutela dei diritti di cittadinanza e il rafforzamento delle opportunità per i giovani connazionali residenti all’estero.
Sono questioni che cambiano profondamente da un Paese all’altro.
In Australia, per esempio, le distanze tra i territori rendono particolarmente complesso l’accesso ai servizi consolari. Anche la diffusione della lingua italiana e il coinvolgimento delle nuove generazioni richiedono strategie diverse rispetto a quelle necessarie in Europa o in Sud America.
Un rappresentante eletto in un collegio mondiale potrebbe non avere né il tempo né gli strumenti per conoscere tutte queste specificità.
Gli italiani all’estero come risorsa per il Paese
I presidenti dei Comites ricordano inoltre che le istituzioni italiane hanno più volte riconosciuto il valore degli italiani residenti fuori dai confini nazionali.
Le comunità all’estero contribuiscono alla promozione della lingua, della cultura, del Made in Italy e dei rapporti economici con i Paesi di residenza.
Per questo, secondo l’appello, ogni riforma dovrebbe rafforzare e non indebolire il legame tra queste comunità e le istituzioni della Repubblica.
Ridurre la rappresentanza territoriale significherebbe diminuire anche la capacità dell’Italia di valorizzare una rete mondiale costruita nel corso di generazioni.
L’appello a Mattarella e al Parlamento
L’InterComites Australia confida nel ruolo di garanzia del presidente della Repubblica e nella responsabilità del Parlamento.
La richiesta è quella di riesaminare la riforma e individuare soluzioni capaci di preservare il principio territoriale, evitando che il voto all’estero venga trasformato in una competizione puramente numerica tra continenti.
I firmatari non contestano la possibilità di migliorare il sistema elettorale, ma chiedono che qualsiasi cambiamento rispetti la natura e la funzione originaria della Circoscrizione Estero.
Una riforma che rischia di allontanare le comunità
La questione non riguarda soltanto la distribuzione dei seggi.
È in gioco il rapporto tra milioni di cittadini italiani residenti all’estero e la Repubblica alla quale continuano ad appartenere.
Se gli elettori non riuscissero più a riconoscersi nei propri rappresentanti, il rischio sarebbe un ulteriore aumento dell’astensionismo e una crescente distanza dalle istituzioni italiane.
La riforma dovrebbe quindi avvicinare le comunità alla politica, non renderle invisibili all’interno di collegi troppo grandi per poter essere realmente rappresentati.
Il messaggio dell’InterComites Australia è chiaro: la rappresentanza degli italiani all’estero non può essere valutata soltanto attraverso i numeri. Deve continuare a fondarsi sui territori, sulla conoscenza diretta delle comunità e sulla possibilità di far arrivare la loro voce fino al Parlamento italiano.
