La leader di One Nation ha incontrato nel Regno Unito Rupert Lowe, fondatore del partito Restore Britain, e ha ricevuto un manifesto che propone l’espulsione di quasi due milioni di persone. Polemiche anche per il colloquio con l’attivista anti-Islam Tommy Robinson
Pauline Hanson ha dichiarato di apprezzare l’idea di introdurre anche in Australia una politica di deportazioni di massa, dopo aver incontrato nel Regno Unito Rupert Lowe, fondatore e leader del partito di destra radicale Restore Britain.
L’incontro, ripreso dal programma Spotlight di Seven, si è svolto nella residenza londinese dell’ex attrice di NeighboursHolly Valance. Durante il colloquio, Lowe ha consegnato alla senatrice australiana un manifesto intitolato “Mass Deportation”.
«Lo leggerò con attenzione. Siamo decisamente sulla stessa linea», ha affermato Hanson.
Alla domanda se ritenesse valida l’idea delle deportazioni di massa, la leader di One Nation ha risposto senza esitazioni: «Oh, la adoro».
Il piano di Restore Britain
Il documento consegnato a Hanson propone l’espulsione dal Regno Unito di quasi due milioni di persone nell’arco di tre anni.
Il piano prevede inoltre la creazione di un “ambiente ostile” per gli immigrati irregolari, attraverso l’esclusione dall’assistenza sociale, dagli alloggi pubblici e da alcuni servizi sanitari.
L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di rimuovere il maggior numero possibile di persone senza permesso di soggiorno e rendere la permanenza nel Paese talmente difficile da spingere gli altri a partire volontariamente.
Lowe ha descritto il manifesto come un modello che, a suo giudizio, potrebbe essere applicato anche in Australia.
I numeri contestati sull’immigrazione irregolare
Nel corso del programma, Hanson ha sostenuto che l’Australia sarebbe stata travolta da una vasta presenza di immigrati clandestini, in particolare provenienti dal Medio Oriente.
La senatrice ha affermato che circa 100.000 persone arriverebbero in aereo, distruggerebbero i documenti, resterebbero oltre la scadenza del visto e chiederebbero poi di essere riconosciute come rifugiati.
I dati citati da Seven mostrerebbero però un quadro differente. Le persone presenti illegalmente in Australia sarebbero circa 77.700 e, nella maggior parte dei casi, si tratterebbe di studenti o turisti provenienti da Cina, Malaysia e Stati Uniti rimasti nel Paese dopo la scadenza o la cancellazione del visto.
La distinzione è importante: la maggior parte degli irregolari non sarebbe entrata clandestinamente, ma avrebbe inizialmente ottenuto un permesso valido.
L’incontro con Tommy Robinson
Durante il viaggio europeo, Hanson ha incontrato anche Tommy Robinson, controverso attivista britannico noto per le sue posizioni anti-Islam.
La conversazione, durata quasi un’ora e successivamente pubblicata online, ha provocato dure reazioni nel mondo politico australiano.
Nel corso dell’intervista Hanson ha accusato persone provenienti da “aree musulmane” di abusare del National Disability Insurance Scheme, sostenendo che molti partecipanti al programma starebbero truffando il sistema.
La senatrice non ha presentato dati ufficiali per sostenere questa affermazione.
Le accuse sul sistema NDIS
Hanson ha dichiarato che una parte significativa delle quasi 800.000 persone assistite dal National Disability Insurance Scheme proverrebbe da aree musulmane.
Ha poi aggiunto che anche cittadini australiani non musulmani abuserebbero del programma.
Il ministro della Salute e dell’NDIS, Mark Butler, ha contestato le dichiarazioni, spiegando di non aver mai ricevuto dati che suddividano i partecipanti al sistema in base alla religione o alla nazionalità.
«Non so da dove Pauline Hanson abbia ottenuto queste cifre. Sospetto che non esistano», ha dichiarato Butler.
Le dichiarazioni sulla White Australia Policy
Interrogata da Robinson sulle comunità pakistane, somale e africane presenti in Australia, Hanson ha ricondotto l’attuale situazione alla fine della White Australia Policy.
Secondo la leader di One Nation, l’immigrazione del dopoguerra sarebbe stata differente perché i nuovi arrivati imparavano l’inglese e si integravano più rapidamente.
Le sue parole hanno riaperto il dibattito su assimilazione, multiculturalismo e uso politico delle differenze etniche e religiose.
Immigrazione in calo dopo il picco post-pandemia
Le dichiarazioni di Hanson sembrano riferirsi soprattutto all’aumento dell’immigrazione registrato tra il 2022 e il 2023, quando la popolazione australiana crebbe rapidamente dopo la riapertura delle frontiere chiuse durante la pandemia.
Il saldo migratorio netto avrebbe successivamente iniziato a diminuire, attestandosi a circa 301.000 persone nel 2025.
Il dato resta elevato, ma non coincide con il numero di immigrati irregolari e comprende lavoratori, studenti, familiari e persone entrate legalmente.
Butler: «Perché era in Europa durante la crisi del costo della vita?»
Mark Butler ha evitato di entrare nel merito delle dichiarazioni di Tommy Robinson, ricordando il suo passato giudiziario e il fatto che sia stato respinto anche da diverse figure della destra britannica.
Il ministro ha però chiesto a Hanson di spiegare perché abbia scelto di viaggiare in Europa in un momento in cui molte famiglie australiane affrontano gravi difficoltà legate al costo della vita.
La polemica riguarda quindi anche le priorità politiche e l’utilizzo del viaggio internazionale da parte della leader di One Nation.
I Verdi chiedono le scuse
La senatrice dei Verdi Sarah Hanson-Young ha definito le dichiarazioni e l’incontro con Robinson «spaventosi».
Secondo Hanson-Young, Pauline Hanson dovrebbe tornare in Australia, affrontare le conseguenze politiche delle proprie parole e presentare pubblicamente le scuse.
«Pauline Hanson è la politica meno australiana presente in Parlamento», ha dichiarato la senatrice verde.
Tensioni anche dentro One Nation
La pubblicazione dell’intervista e le dichiarazioni sulle deportazioni hanno provocato reazioni non soltanto tra gli avversari politici, ma anche tra esponenti dello stesso One Nation.
Alcuni rappresentanti del partito temono che l’avvicinamento a figure considerate troppo estreme possa danneggiare l’immagine del movimento e allontanare elettori interessati soprattutto al costo della vita, alla sicurezza e alla riduzione dell’immigrazione legale.
Hanson sembra invece voler rafforzare il proprio posizionamento, presentandosi come l’esponente australiana più vicina ai nuovi movimenti nazionalisti europei.
Una proposta destinata a dividere l’Australia
L’ipotesi di deportazioni di massa solleva interrogativi giuridici, economici e umanitari.
Una politica di questo tipo richiederebbe procedure per identificare le persone, verificare il loro status, garantire il diritto di ricorso e ottenere la collaborazione dei Paesi d’origine.
Avrebbe inoltre costi enormi per le forze di polizia, i tribunali, i centri di detenzione e l’amministrazione dell’immigrazione.
La dichiarazione di Hanson resta per ora un’espressione di sostegno politico, non una proposta legislativa dettagliata. Ma il suo entusiasmo per il manifesto di Restore Britain conferma la direzione sempre più radicale scelta dalla leader di One Nation sul tema dell’immigrazione.
