di Rino Cammilleri – La Nuova Bussola Quotidiana
Tanto di cappello ad Antonino Zichichi, mio conterraneo e uomo tutto d’un pezzo. Credente, antidarwinista e, soprattutto, senza remore nel dichiararlo pubblicamente, pur sapendo che ciò gli avrebbe probabilmente precluso il Premio Nobel.
Tuttavia, alcune delle sue ultime dichiarazioni sulla Scienza mi hanno lasciato un sorriso appena accennato.
Dal punto di vista umano e psicologico è comprensibile: chi ha dedicato un’intera vita alla Scienza finisce inevitabilmente per amarla profondamente. Così come è naturale che un grande fisico non sia necessariamente uno storico altrettanto preparato. Sono lontani i tempi in cui un genio poteva eccellere in più discipline contemporaneamente.
Oggi la superspecializzazione produce luminari in un settore specifico, che spesso negli altri campi possiedono conoscenze non molto diverse da quelle di un normale cittadino. Eppure viviamo in un’epoca nella quale la notorietà viene spesso scambiata per autorevolezza universale, e così capita che personaggi famosi vengano chiamati a esprimersi su filosofia, politica o storia solo per la loro popolarità.
Per questo motivo l’affermazione di Zichichi secondo cui, se la Scienza trionfasse davvero, non esisterebbero più le guerre, appare quantomeno discutibile.
La storia racconta infatti qualcosa di diverso.
La Scienza accompagna la guerra fin da quando si scoprì che le spade di ferro erano superiori a quelle di bronzo. Poi arrivarono l’acciaio, le macchine d’assedio, il fuoco greco, la polvere da sparo. Lo stesso Leonardo da Vinci dedicò gran parte del proprio ingegno alla progettazione di strumenti militari.
L’Ottocento, definito il secolo della scienza, vide una straordinaria accelerazione tecnologica che trovò immediata applicazione nei conflitti. Durante la Guerra Civile americana comparvero sommergibili, palloni aerostatici, fucili a ripetizione e mitragliatrici.
La Prima guerra mondiale introdusse i gas asfissianti, frutto della ricerca scientifica applicata alla guerra. Furono successivamente vietati più per ragioni pratiche che morali: il vento poteva riportarli contro chi li aveva utilizzati.
Gran parte delle tecnologie moderne nasce inoltre dalle esigenze belliche della Seconda guerra mondiale. I bombardamenti strategici, i missili V1 e V2, la corsa alla missilistica e persino l’astronautica moderna trovano le proprie radici in quel conflitto. La bomba atomica sganciata su Hiroshima e Nagasaki rappresentò il punto più estremo dell’applicazione della scienza alla distruzione.
Anche la corsa allo spazio fu fortemente influenzata dalla competizione militare tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Dietro l’impresa dell’allunaggio del 1969 vi era infatti anche la necessità strategica di dimostrare superiorità tecnologica e geopolitica.
Oggi il pianeta è circondato da satelliti che garantiscono comunicazioni, meteorologia e navigazione, ma che svolgono anche funzioni militari e di intelligence fondamentali.
Naturalmente non è la Scienza a essere responsabile della guerra.
La Scienza è uno strumento.
Il genocidio del Ruanda del 1994 fu compiuto prevalentemente con machete e coltelli, senza bisogno di tecnologie avanzate. La violenza nasce dall’uomo, non dagli strumenti che utilizza.
Un esempio curioso arriva dal Giappone feudale. Per limitare le rivolte contadine, le autorità imposero che ogni villaggio disponesse di un solo coltello, fissato a un palo nella piazza centrale. I contadini svilupparono così tecniche di combattimento utilizzando strumenti agricoli, dando origine a molte delle arti marziali oggi famose nel mondo.
Il celebre nunchaku, reso famoso da Bruce Lee, era originariamente un attrezzo utilizzato per la lavorazione del riso.
La conclusione è semplice: la Scienza non è una panacea universale. Può produrre farmaci salvavita oppure armi devastanti. È l’uomo a decidere come utilizzarla.
Per chi guarda il mondo attraverso una prospettiva cristiana, il problema non è la Scienza ma la natura umana segnata dal peccato.
E resta una domanda provocatoria: non fu forse proprio la scienza dell’epoca, con le sue teorie pseudo-biologiche e razziali, a fornire ai nazisti la giustificazione ideologica per sostenere che il mondo sarebbe stato migliore senza le cosiddette “razze inferiori”?

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