di Luigi Casalini
Sono almeno due i motivi che ci fanno capire perché, senza la preghiera, qualsiasi sforzo diventa inutile.
Il primo motivo è che, senza l’aiuto di Dio, l’uomo non può risanare la propria fragilità, ulteriormente accresciuta in conseguenza del peccato originale. L’uomo, dunque, non può essere medico di sé stesso, ma ha bisogno del vero Medico, che è Dio. Da qui nasce la necessità della preghiera, attraverso la quale chiedere il suo aiuto.
Il secondo motivo è che, senza Dio, si agisce da soli. Pertanto, qualsiasi cosa si compia, anche la più grande, avrà sempre un valore finito e non servirà alla vita eterna.
Quando, invece, si prega e si vive in comunione di grazia con Dio, si agisce in Lui. In questo modo, ogni atto, anche il più semplice e apparentemente banale, acquista un valore infinito e diventa prezioso per la vita eterna.
Quando si è separati da Dio si è come tralci secchi, incapaci ormai di portare frutto, come leggiamo nel Vangelo di Giovanni.
Ecco perché Gesù dice chiaramente:
«Senza di me non potete far nulla»
(Giovanni 15).
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nell’introduzione alla sua opera Il gran mezzo della preghiera, scrive:
«Senza la preghiera, parlando secondo la provvidenza ordinaria, resteranno inutili tutte le meditazioni fatte, tutti i nostri propositi e tutte le nostre promesse. Se non preghiamo, saremo sempre infedeli a tutti i lumi ricevuti da Dio e a tutte le promesse da noi fatte».
E aggiunge:
«Il motivo è che, per fare concretamente il bene, vincere le tentazioni, esercitare le virtù e osservare i precetti e i consigli divini, non bastano i lumi da noi ricevuti, le considerazioni e i propositi da noi fatti, ma è necessario l’aiuto di Dio».
Per questo san Paolo scrisse a Timoteo:
«Mi raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti»
(1 Timoteo 2,1).
San Tommaso spiega, infine, che l’orazione altro non è che il sollevare la mente a Dio.
