Il presidente della CEI ringrazia chi manifesta per la pace “pagando anche di persona”. Duro monito contro il riarmo globale
ROMA – Un appello forte, diretto, quasi drammatico. Nel pieno di un mondo attraversato da guerre, tensioni internazionali e corsa agli armamenti, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi, lancia un messaggio destinato a far discutere politica e opinione pubblica.
Aprendo i lavori dell’Assemblea Generale della CEI, Zuppi ha denunciato il rischio che la violenza venga ormai considerata “il linguaggio normale della politica internazionale”, criticando apertamente la logica del riarmo e difendendo chi continua a manifestare concretamente per la pace, anche subendo “ricatti, soprusi e violenze”.
Parole pesanti, che arrivano in un momento storico segnato dai conflitti in Ucraina, Gaza e dalle crescenti tensioni geopolitiche globali.
“Il riarmo viene presentato come inevitabile”
Il cardinale, che è anche arcivescovo di Bologna, ha tracciato un quadro estremamente preoccupante dello scenario mondiale.
“Viviamo in un mondo attraversato da guerre, paure, solitudini e diffidenze”, ha dichiarato. “Il riarmo, diverso dalla difesa, viene presentato come un destino inevitabile”.
Un’affermazione che suona come una critica diretta alla crescente militarizzazione internazionale e agli enormi investimenti destinati alle armi.
Secondo i dati citati da Zuppi, la spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 il livello più alto della storia: 2.887 miliardi di dollari, con una crescita ulteriore prevista per il 2026. L’Europa, ha sottolineato il presidente della CEI, è il continente che ha registrato il maggiore incremento degli investimenti militari, con un aumento medio del 14% rispetto all’anno precedente.
“La diplomazia fatica, il diritto internazionale è indebolito”
Nel suo intervento, Zuppi ha espresso forte preoccupazione anche per l’indebolimento delle istituzioni internazionali e della diplomazia.
“La diplomazia fatica, il diritto internazionale è indebolito”, ha detto il cardinale, denunciando un clima globale in cui odio, scontro e polarizzazione sembrano prevalere sul dialogo.
Un richiamo che appare rivolto non soltanto ai governi, ma anche alle società occidentali sempre più divise e radicalizzate.
Il sostegno a chi manifesta per la pace
Tra i passaggi più forti del discorso, quello dedicato a chi continua a impegnarsi concretamente contro la guerra.
“Ringrazio quanti, pagando anche di persona con ricatti, soprusi e violenze, manifestano concreta solidarietà nell’enorme sofferenza dei popoli colpiti da guerre e violenze”, ha affermato Zuppi.
Un riconoscimento importante verso volontari, attivisti, missionari, operatori umanitari e cittadini che, spesso lontano dai riflettori, continuano a chiedere cessate il fuoco, aiuti umanitari e negoziati di pace.
“Il dialogo non è debolezza”
Nel suo messaggio, il presidente della CEI ha ribadito la posizione della Chiesa cattolica contro la logica dello scontro permanente.
“Noi cristiani siamo il popolo della pace”, ha detto richiamando anche gli appelli di Papa Leone XIV.
“La sicurezza si costruisce pensandosi insieme, gli uni per gli altri, non contro gli altri”, ha aggiunto. “Il dialogo non è mai debolezza. Avviarlo non è resa”.
Parole che rappresentano una risposta chiara alla crescente convinzione, diffusa in molte cancellerie internazionali, che la sicurezza passi esclusivamente attraverso il rafforzamento militare.
Un messaggio che entra nel dibattito politico europeo
L’intervento di Zuppi arriva mentre in Europa cresce il confronto sul riarmo, sull’aumento delle spese militari e sul ruolo strategico della NATO in un contesto internazionale sempre più instabile.
Ma il presidente della CEI pone una domanda che va oltre la politica e tocca la coscienza collettiva: fino a che punto il mondo può continuare a normalizzare la guerra?
Una domanda scomoda, ma oggi più attuale che mai.
